Gattaca, il futuro in cui il DNA decide chi possiamo diventare
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Gattaca, il futuro in cui il DNA decide chi possiamo diventare
Il 24 ottobre 1997 arrivava nelle sale cinematografiche statunitensi Gattaca – La porta dell’universo, il film di fantascienza scritto e diretto da Andrew Niccol che immaginava un futuro nel quale il patrimonio genetico può determinare il posto di una persona nella società. Ethan Hawke, Uma Thurman e Jude Law sono i protagonisti di una storia che, dietro l’apparenza della fantascienza distopica, affronta una domanda profondamente umana: quanto del nostro destino è davvero scritto dentro di noi?
Nel mondo di Gattaca, la selezione genetica è diventata una pratica ordinaria. I bambini possono essere concepiti scegliendo le caratteristiche considerate migliori e chi nasce senza essere stato geneticamente progettato viene classificato come “In-Valid”, con possibilità professionali e sociali molto più limitate. Vincent Freeman è uno di loro, ma possiede un sogno che il suo DNA sembra destinato a impedirgli di realizzare: andare nello spazio.
Il film non ebbe un grande successo commerciale al momento dell’uscita, incassando circa 12,5 milioni di dollari negli Stati Uniti a fronte di un budget stimato di 36 milioni. Con il passare degli anni, però, Gattaca è diventato un riferimento della fantascienza distopica e un’opera spesso citata per la sua riflessione sull’eugenetica, sulla discriminazione genetica e sul rapporto tra destino e libero arbitrio.
La visione di Andrew Niccol
Gattaca rappresenta l’esordio di Andrew Niccol alla regia di un lungometraggio. È lui a firmare anche la sceneggiatura, costruendo un futuro nel quale il progresso scientifico non ha eliminato le disuguaglianze, ma le ha trasformate.
Il regista non immagina una società dominata da robot o città completamente devastate. Al contrario, il futuro di Gattaca è elegante, ordinato e apparentemente efficiente. È proprio questa normalità a renderlo inquietante.
Gli edifici modernisti, le automobili, gli abiti e gli ambienti di lavoro suggeriscono una società avanzata, mentre dietro quella perfezione si nasconde un sistema nel quale il valore di una persona viene associato alle caratteristiche del suo DNA.
Vincent Freeman, l’uomo che non dovrebbe riuscire
Al centro della storia c’è Vincent Freeman, interpretato da Ethan Hawke. Fin dalla nascita viene considerato geneticamente inadatto a raggiungere determinati obiettivi.
Vincent è nato naturalmente, senza la selezione genetica ormai diventata consuetudine. Le analisi mediche prevedono per lui una vita più breve e una serie di possibili problemi di salute. Il suo destino sembra quindi essere stato stabilito prima ancora che possa scegliere cosa farne.
Ma Vincent rifiuta questa classificazione. Il suo sogno di lavorare per la missione spaziale Gattaca diventa la forza che lo spinge a cercare una strada alternativa. Non vuole dimostrare di avere il DNA giusto: vuole dimostrare che il DNA non basta a definire una persona.
Una società divisa dal patrimonio genetico
La distopia di Gattaca non nasce dalla tecnologia in sé, ma dall’uso sociale che viene fatto della tecnologia. La possibilità di conoscere il patrimonio genetico diventa infatti uno strumento di selezione.
Le persone geneticamente considerate superiori ricevono maggiori opportunità, mentre gli “In-Valid” vengono relegati a mansioni meno prestigiose. La discriminazione non ha più necessariamente bisogno di basarsi sull’aspetto, sulla provenienza o sulla ricchezza: può essere nascosta dentro un campione biologico.
È un’idea che rende il film particolarmente interessante ancora oggi. Il problema non è sapere cosa contiene il nostro DNA, ma decidere quanto potere debba avere quell’informazione sulla nostra vita.
Jerome Morrow, l’uomo perfetto che non è libero
Per riuscire a entrare nel programma spaziale, Vincent assume l’identità di Jerome Eugene Morrow, interpretato da Jude Law. Jerome appartiene alla classe dei geneticamente privilegiati ed è considerato praticamente perfetto.
Ma la perfezione biologica non coincide con la felicità. Jerome è costretto su una sedia a rotelle e vive una profonda crisi personale dopo un incidente che ha compromesso il futuro brillante che tutti avevano immaginato per lui.
Il rapporto tra Vincent e Jerome crea così uno dei contrasti fondamentali del film: uno possiede il corpo che la società considera sbagliato ma vuole vivere, l’altro possiede il corpo che la società considera perfetto ma ha perso la propria direzione.
L’identità costruita sul DNA
Per assumere l’identità di Jerome, Vincent deve sottoporsi quotidianamente a una serie di procedure per nascondere ogni traccia della propria identità biologica. Capelli, pelle, sangue e urine diventano elementi potenzialmente capaci di smascherarlo.
Il corpo diventa così una sorta di documento d’identità permanente. Non importa chi Vincent sia realmente: ciò che conta è ciò che il suo DNA dice di essere.
Il film porta questa idea alle estreme conseguenze e costruisce un thriller nel quale un singolo frammento biologico può diventare più pericoloso di una confessione.
Uma Thurman è Irene
Accanto a Ethan Hawke c’è Uma Thurman, che interpreta Irene Cassini, collega di Vincent all’interno della Gattaca Aerospace Corporation.
Anche Irene vive all’interno di una società ossessionata dalla genetica. Il suo patrimonio biologico non è considerato perfetto e questo condiziona il modo in cui guarda al proprio futuro.
Il rapporto con Vincent introduce una dimensione sentimentale che non è separata dal tema principale. Anche l’amore, in un mondo simile, è inevitabilmente influenzato dalla domanda su quanto una persona possa essere accettata oltre ciò che il suo corpo rivela.
Il sogno di andare nello spazio
Il viaggio nello spazio rappresenta molto più di un obiettivo professionale. Per Vincent è la prova definitiva che i limiti attribuitigli alla nascita non devono necessariamente diventare i limiti della sua esistenza.
La Gattaca Aerospace Corporation è il luogo nel quale la società del film concentra la propria idea di perfezione: solo chi possiede determinate caratteristiche sembra avere il diritto di partecipare alle missioni più importanti.
Vincent, però, riesce a entrare nel sistema proprio attraverso una contraddizione: deve diventare qualcun altro per dimostrare ciò che è realmente capace di fare.
Il mistero dell’omicidio
La storia assume progressivamente anche le caratteristiche di un thriller. Poco prima della missione spaziale di Vincent, un dirigente della Gattaca Aerospace Corporation viene assassinato.
Le indagini condotte dal detective Hugo, interpretato da Alan Arkin, aumentano il rischio che la vera identità di Vincent venga scoperta.
Il giallo permette così al film di mantenere una tensione narrativa costante, ma soprattutto mette il protagonista davanti alla possibilità che il sistema che lo ha escluso riesca finalmente a smascherarlo.
Michael Nyman e la musica del film
Una parte fondamentale dell’atmosfera di Gattaca è affidata alla colonna sonora composta da Michael Nyman. Le sue musiche accompagnano il film con una sensibilità malinconica e minimalista.
Il risultato è molto diverso dalle colonne sonore spettacolari associate tradizionalmente alla fantascienza. Nyman costruisce invece un paesaggio emotivo nel quale il futuro appare elegante, freddo e allo stesso tempo profondamente umano.
La musica contribuisce così a trasformare la vicenda di Vincent in qualcosa di più di una semplice storia di fantascienza: un racconto sulla fragilità, sul desiderio e sulla determinazione.
L’estetica di un futuro senza tempo
Uno degli aspetti più affascinanti di Gattaca è la sua estetica. Il film non cerca di prevedere con precisione come appariranno le città del futuro, ma costruisce un mondo volutamente sospeso tra passato e futuro.
Molti ambienti sono caratterizzati da architetture moderniste, superfici geometriche e automobili dal design rétro. Il quartier generale di Gattaca sfrutta anche il Marin County Civic Center progettato da Frank Lloyd Wright, trasformandolo in uno degli spazi più riconoscibili del film.
Questa scelta estetica evita di legare troppo il film a una singola epoca. È anche uno dei motivi per cui, a distanza di decenni, Gattaca continua a possedere un’identità visiva sorprendentemente contemporanea.
Il significato del titolo Gattaca
Il titolo Gattaca richiama le quattro lettere utilizzate per indicare le basi azotate del DNA: G, A, T e C, corrispondenti a guanina, adenina, timina e citosina.
Queste lettere compaiono anche graficamente nei titoli di testa e nei materiali promozionali del film, diventando una sorta di firma visiva dell’universo narrativo.
Il nome della società spaziale non è quindi casuale. È un riferimento diretto alla materia biologica che nel mondo del film determina sempre più profondamente il destino degli esseri umani.
Una fantascienza diversa
Gattaca appartiene alla fantascienza, ma non utilizza il genere per raccontare principalmente guerre interplanetarie o invasioni aliene. Il suo futuro è molto più vicino alla quotidianità.
La tecnologia più inquietante non è una macchina gigantesca: è la possibilità di analizzare una persona attraverso una goccia di sangue, un capello o una particella biologica.
Per questo il film viene spesso associato al filone della fantascienza distopica e del biopunk. La sua attenzione è rivolta soprattutto alle conseguenze sociali della tecnologia genetica.
Quando la scienza diventa discriminazione
La domanda centrale di Gattaca non è se sia possibile migliorare geneticamente gli esseri umani. Il film parte dalla possibilità che questo sia diventato normale e si concentra invece su ciò che accade quando una società decide di trasformare quella possibilità in un criterio di valore.
La genetica diventa così una nuova forma di classismo. Chi possiede il patrimonio considerato migliore viene collocato più in alto; chi nasce senza quelle caratteristiche viene immediatamente associato a un futuro meno ambizioso.
La distopia di Niccol funziona proprio perché non ha bisogno di un regime apertamente violento. È sufficiente un sistema apparentemente razionale nel quale la discriminazione viene presentata come semplice valutazione scientifica.
Il destino contro il libero arbitrio
Vincent conosce perfettamente le previsioni associate al proprio patrimonio genetico. Eppure decide di non considerarle una sentenza.
La sua storia mette quindi in discussione l’idea che una probabilità possa trasformarsi automaticamente in destino. Un’informazione scientifica può descrivere una possibilità, ma non necessariamente raccontare tutto ciò che una persona sarà capace di fare.
È questo il cuore emotivo del film: la distanza tra ciò che siamo biologicamente e ciò che scegliamo di diventare.
Un film che ha anticipato il dibattito sulla genetica
Quando Gattaca uscì nel 1997, la ricerca genetica stava attraversando una fase di enorme attenzione pubblica. Il film portò nel cinema una serie di interrogativi legati alla selezione genetica e alla possibilità che le informazioni sul DNA potessero essere utilizzate per classificare gli individui.
Nel corso degli anni, la pellicola è stata frequentemente ripresa in discussioni accademiche e divulgative dedicate all’etica della genetica, all’eugenetica e alla discriminazione basata sulle informazioni biologiche.
La sua forza non sta nell’aver previsto un futuro preciso, ma nell’aver formulato una domanda destinata a rimanere aperta: se la tecnologia ci permettesse di conoscere sempre meglio ciò che siamo, quanto saremmo disposti a lasciare che quella conoscenza decidesse per noi?
Un flop diventato cult
Alla sua uscita, Gattaca non riuscì a imporsi al botteghino. Il film aveva avuto un budget stimato di circa 36 milioni di dollari, ma gli incassi statunitensi si fermarono intorno ai 12,5 milioni.
La sua reputazione, però, è cambiata con il tempo. Il film è stato progressivamente rivalutato come una delle opere di fantascienza più interessanti degli anni Novanta, soprattutto per la capacità di combinare thriller, dramma sentimentale e riflessione filosofica.
È uno dei casi in cui il successo culturale di un film si costruisce lentamente, molto dopo il primo passaggio nelle sale.
Il lascito di Gattaca
A quasi trent’anni dall’uscita, Gattaca continua a essere ricordato per una visione della fantascienza che mette l’essere umano al centro. Non ci sono mondi distrutti né catastrofi planetarie: c’è una società apparentemente perfetta che rischia di dimenticare che le persone non possono essere ridotte a una sequenza genetica.
Ethan Hawke ha costruito in Vincent un protagonista silenzioso ma determinato, mentre Uma Thurman e Jude Law completano un triangolo nel quale identità, amore e ambizione sono continuamente messi alla prova.
Il film di Andrew Niccol rimane così una storia sulla possibilità di andare oltre le etichette ricevute alla nascita. Una storia nella quale il futuro appartiene, almeno in parte, a chi decide di non accettare quello che gli altri hanno già scritto per lui.
Quando è uscito Gattaca – La porta dell’universo al cinema
Gattaca – La porta dell’universo è uscito nelle sale statunitensi il 24 ottobre 1997, distribuito da Columbia Pictures. L’AFI Catalog conferma l’apertura a Los Angeles il 24 ottobre e l’apertura a New York nella stessa settimana.
In Italia il film è arrivato successivamente, il 6 marzo 1998. Oggi Gattaca viene ricordato non soltanto come un film di fantascienza degli anni Novanta, ma come una delle opere che hanno saputo trasformare un’idea scientifica in una domanda universale sulla libertà.
Perché, in fondo, il vero viaggio di Vincent non è soltanto quello verso lo spazio: è il tentativo di dimostrare che nessun test può stabilire in anticipo fino a dove una persona sarà capace di arrivare.