General Fusion, azienda nel settore della fusione, si prepara a quotarsi con un merger da 1 miliardo.

Pubblicato il da Ignazio Aragona - Tecnologia

General Fusion, azienda nel settore della fusione, si prepara a quotarsi con un merger da 1 miliardo.

Lo scorso anno, la startup nel settore della fusione nucleare General Fusion ha affrontato difficoltà finanziarie, riducendo il personale di almeno il 25% prima di ricevere un investimento di salvataggio di 22 milioni di dollari per mantenere viva l’azienda.

Il Piano di Sostenibilità di General Fusion

Oggi, General Fusion ha annunciato il suo piano di sopravvivenza: intende diventare pubblica attraverso una fusione inversa con la Spring Valley III, una società di acquisizione con uno scopo speciale, insieme a nuovi investimenti da parte di investitori istituzionali. Questo rappresenta un cambiamento significativo per l’azienda, il cui amministratore delegato aveva inviato una lettera pubblica l’anno scorso chiedendo fondi urgenti.

Se l’accordo verrà finalizzato come previsto, General Fusion potrebbe ricevere fino a 335 milioni di dollari dall’operazione, più del doppio della cifra che cercava di raccogliere prima di ottenere il finanziamento di 22 milioni di dollari.

La transazione valorizzerà l’azienda combinata a circa 1 miliardo di dollari, come affermato da General Fusion. Prima dell’annuncio della fusione, la startup, fondata nel 2002, aveva già raccolto più di 440 milioni di dollari, secondo PitchBook.

Progetto del Reattore di Fusione

General Fusion intende utilizzare i fondi per completare il suo reattore dimostrativo, Lawson Machine 26 (LM26). Questo dispositivo utilizza un metodo chiamato “confinamento inerziale”, che funziona comprimendo una pellet di combustibile fino a far fondere gli atomi, rilasciando energia nel processo. Il National Ignition Facility ha utilizzato il confinamento inerziale nei suoi esperimenti di fusione di successo, bombardando le pellet di combustibile con laser per generare la forza compressiva.

A differenza di altre tecnologie, il LM26 non impiega laser. Invece, utilizza pistoni azionati da vapore che spingono una parete di litio liquido verso l’interno per comprimere la pellet di combustibile. Questo litio liquido circola poi attraverso uno scambiatore di calore, generando vapore per far girare un generatore. Evitando l’uso di laser costosi o magneti superconduttori, necessari in altre progettazioni di reattori a fusione, General Fusion spera di costruire una centrale elettrica a fusione a costi inferiori. Prima di tutto, però, l’azienda deve dimostrare che questo approccio è fattibile.

Lo scorso anno, prima di rivelare le proprie difficoltà finanziarie, General Fusion aveva affermato che nel 2026 il LM26 avrebbe raggiunto il “breakeven” scientifico, ovvero il punto in cui una reazione di fusione genera più energia di quella necessaria per avviarla. Questo traguardo è fondamentale, anche se distintivo e più semplice da raggiungere rispetto al breakeven commerciale, in cui le reazioni di fusione producono sufficiente energia per immettere elettricità nella rete. General Fusion non ha risposto a una richiesta per sapere se il proprio piano temporale fosse cambiato.

Il Ruolo di Spring Valley

La società di acquisizione Spring Valley ha esperienza nelle fusioni inverse con aziende del settore energetico. In passato, ha reso pubblica NuScale Power, un’azienda che sviluppa reattori nucleari modulari, in un affare il cui prezzo delle azioni è sceso di oltre il 50% dal picco dello scorso anno. Attualmente, la Spring Valley sta anche completando una fusione con Eagle Energy Metals, un’azienda mineraria di uranio che sta sviluppando un proprio SMR.

General Fusion non è la prima azienda nel settore della fusione a diventare pubblica. Nel mese di dicembre, TAE Technologies ha annunciato una fusione con il Trump Media & Technology Group, un affare che valorizza la nuova società a oltre 6 miliardi di dollari.

Un elemento comune tra questi affari è l’aumento della domanda di energia nei data center. Secondo BloombergNEF, si prevede che questi centri consumeranno quasi il 300% in più di energia entro il 2035, e General Fusion ha sottolineato nell’annuncio della fusione l’aumento della domanda di energia da parte dei data center.

Inoltre, l’azienda ha fatto riferimento a tendenze più ampie di elettrificazione, come i veicoli elettrici e il riscaldamento elettrico, che potrebbero incrementare la domanda complessiva di elettricità fino al 50% entro il 2035. Questa situazione ricorda che, mentre l’amministrazione Trump ha sollevato dubbi su un futuro elettrificato, altri paesi stanno avanzando a ritmo sostenuto. Anche se General Fusion potrebbe affrontare sfide tecnologiche, le tendenze nel settore energetico suggeriscono che, se riuscirà a fornire energia da fusione a costi ragionevoli, potrà trovare molti acquirenti disposti.

Fonti ufficiali:

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