George Michael, Freedom! ’90 e il videoclip che consacrò le supermodelle
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Il 30 ottobre 1990 George Michael pubblicava Freedom! ’90, uno dei singoli più rappresentativi della sua trasformazione artistica all’inizio degli anni Novanta. Il brano faceva parte dell’album Listen Without Prejudice Vol. 1 e arrivava dopo gli anni del successo planetario di Faith, segnando una fase nella quale il cantante britannico sembrava voler prendere le distanze dall’immagine costruita durante la prima parte della sua carriera.
A rendere il brano ancora più memorabile fu il videoclip. George Michael non compare mai davanti alla telecamera: al suo posto ci sono cinque delle modelle più celebri del momento, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Cindy Crawford. A dirigerle fu David Fincher, destinato a diventare uno dei registi cinematografici più importanti della sua generazione.
La scelta non era casuale. Le cinque donne erano le protagoniste della celebre fotografia realizzata da Peter Lindbergh per la copertina di British Vogue del gennaio 1990. Michael prese quell’immagine ormai iconica e la trasformò in qualcosa di nuovo: non erano più semplicemente modelle chiamate a interpretare un ruolo nel videoclip di un cantante, ma erano loro il volto del video mentre il cantante sceglieva deliberatamente di scomparire.
La svolta dopo Faith
Per comprendere Freedom! ’90 bisogna tornare agli anni immediatamente precedenti. Con Faith, pubblicato nel 1987, George Michael era diventato una delle figure più riconoscibili della musica internazionale. Il disco aveva costruito intorno a lui un’immagine precisa, fatta di giacche di pelle, jeans, sensualità e una presenza scenica immediatamente riconoscibile.
Nel 1990, però, Michael sembrava non voler più essere identificato soltanto con quella figura. Con Listen Without Prejudice Vol. 1 scelse infatti un approccio molto più introspettivo e ridusse drasticamente la propria presenza nelle fotografie promozionali.
Il Rock & Roll Hall of Fame ha interpretato questa scelta come una vera svolta nella sua carriera: dopo aver raggiunto un enorme livello di notorietà, Michael iniziò a concentrarsi maggiormente sulla propria musica e sulla propria libertà artistica, arrivando a scegliere le supermodelle come sostitute della propria immagine nel video di Freedom! ’90.
Perché si chiama Freedom! ’90
Quel ’90 alla fine del titolo aveva una funzione precisa. George Michael aveva già inciso con gli Wham! una canzone intitolata Freedom nel 1984. Aggiungere l’anno permetteva quindi di distinguere il nuovo brano dalla precedente hit del duo.
Ma la parola Freedom assumeva anche un significato particolarmente adatto al momento che l’artista stava vivendo. La canzone riflette infatti sul proprio passato, sulla fama e sulla necessità di cambiare direzione.
Il titolo finiva così per diventare qualcosa di più di un semplice riferimento discografico: era perfettamente coerente con il percorso intrapreso da Michael, intenzionato a liberarsi almeno in parte dell’immagine che il pubblico aveva costruito intorno a lui.
George Michael sceglie di non apparire
La decisione più sorprendente del videoclip era proprio l’assenza del suo protagonista. George Michael non voleva più essere al centro dell’immagine promozionale e inizialmente aveva manifestato l’intenzione di non comparire davanti alla macchina da presa.
La soluzione trovata per Freedom! ’90 fu quindi radicale: la canzone avrebbe avuto un video senza il cantante. Al suo posto sarebbero comparsi alcuni dei volti femminili più famosi della moda internazionale.
La scelta produceva un effetto quasi paradossale. Un artista famoso per la propria immagine decideva di cancellarsi dal proprio videoclip, mentre cinque donne abituate a essere fotografate diventavano il centro assoluto della narrazione visiva.
Le cinque protagoniste
Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Cindy Crawford arrivavano al progetto direttamente dal mondo della moda. Erano già nomi conosciuti a livello internazionale e insieme rappresentavano una nuova idea di top model.
La loro presenza nel video non era quella tradizionale delle modelle nei videoclip dell’epoca. Non interpretavano semplicemente la fidanzata, la musa o l’oggetto del desiderio del cantante. Erano le protagoniste.
Il videoclip contribuì così a rafforzare ulteriormente la loro riconoscibilità anche al di fuori delle passerelle e delle riviste di moda. Negli anni successivi, il quintetto sarebbe rimasto indissolubilmente associato a quelle immagini.
Da British Vogue al videoclip
Alla base dell’idea c’era una fotografia destinata a entrare nella storia della moda. Nel gennaio 1990, Peter Lindbergh aveva fotografato Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Cindy Crawford per la copertina di British Vogue.
Quell’immagine aveva un’importanza particolare perché riuniva cinque modelle in un momento nel quale la figura della supermodel stava assumendo una centralità completamente nuova nella cultura popolare.
George Michael rimase colpito da quella fotografia e chiese alle cinque modelle di partecipare al suo videoclip. La loro collaborazione trasformò quindi una fotografia di moda in un fenomeno musicale e televisivo.
David Fincher dietro la macchina da presa
A dirigere Freedom! ’90 fu David Fincher, che all’epoca era già un affermato regista di videoclip. Il suo stile visivo, preciso e sofisticato contribuì a dare al filmato un’atmosfera lontana dal videoclip musicale più convenzionale.
Fincher lavorò con il direttore della fotografia Mike Southon e con una squadra che comprendeva la stylist Camilla Nickerson, il parrucchiere Guido Palau e la make-up artist Carol Brown. La produzione fu affidata a Propaganda Films.
Il regista costruì il videoclip intorno alle singole presenze delle modelle, alternando primi piani, movimenti, ambienti industriali e immagini fortemente costruite. Il risultato aveva una qualità quasi cinematografica.
Il ruolo della moda
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è il rapporto diretto tra musica e moda. Le modelle non sono semplicemente vestite per apparire belle davanti alla telecamera: gli abiti, il trucco, le acconciature e gli ambienti diventano parte integrante dell’estetica del videoclip.
La moda entra così nella cultura musicale non come elemento decorativo, ma come vero e proprio linguaggio visivo. È una caratteristica che avrebbe avuto un peso sempre maggiore nei videoclip degli anni Novanta.
Freedom! ’90 arriva infatti in un momento nel quale MTV aveva reso il videoclip uno degli strumenti fondamentali per costruire l’identità di un artista. George Michael decide di giocare proprio con questa regola: se l’immagine è indispensabile, allora può essere affidata a qualcun altro.
Il video diventa una dichiarazione
Il videoclip non è soltanto una successione di immagini eleganti. La sua struttura dialoga direttamente con il significato della canzone e con il rapporto di Michael con la propria fama.
La presenza delle modelle al posto del cantante rende visibile un’idea molto semplice: l’identità di una popstar non deve necessariamente coincidere con il suo volto. La musica può sopravvivere anche quando l’immagine dell’interprete viene messa in secondo piano.
È una scelta particolarmente significativa in un’epoca nella quale il videoclip stava diventando sempre più importante per il successo di una canzone.
Un successo su MTV
Il videoclip entrò rapidamente nella programmazione di MTV e contribuì a rendere Freedom! ’90 uno dei brani più riconoscibili dell’epoca. La sua forza visiva era immediata: bastavano pochi secondi perché lo spettatore riconoscesse le protagoniste.
Il singolo arrivò fino al numero 8 della Billboard Hot 100 negli Stati Uniti. In Canada raggiunse invece il primo posto, mentre nel Regno Unito arrivò al numero 28.
Il risultato dimostrava anche quanto fosse potente l’incontro tra una canzone pop costruita con grande cura e un’immagine capace di diventare immediatamente riconoscibile.
Le supermodelle diventano protagoniste
Il videoclip arrivò in un momento decisivo per la moda. Naomi, Linda, Tatjana, Christy e Cindy non erano più soltanto nomi sulle copertine delle riviste: stavano diventando personalità della cultura popolare.
La loro partecipazione a Freedom! ’90 contribuì a consolidare questa trasformazione. Le cinque donne potevano essere riconosciute anche da chi non seguiva abitualmente le passerelle o le riviste di moda.
Il video finiva quindi per appartenere contemporaneamente a due mondi: quello musicale di George Michael e quello della moda internazionale. Ed è proprio questa contaminazione ad averne favorito la longevità.
Un’idea destinata a essere ricordata
A distanza di decenni, Freedom! ’90 continua a essere associato soprattutto a quelle immagini. George Michael aveva scelto di non comparire e, paradossalmente, proprio questa assenza aveva reso il videoclip ancora più riconoscibile.
Il Rock & Roll Hall of Fame considera il video uno dei momenti attraverso i quali Michael ridefinì il proprio rapporto con la celebrità, scegliendo le supermodelle come sostitute della propria immagine.
La forza del progetto sta anche nel contrasto: un brano che parla di libertà viene affidato a un’immagine costruita con estrema precisione, mentre il cantante decide di sottrarsi alla rappresentazione visiva.
Freedom! ’90 e l’eredità degli anni Novanta
Freedom! ’90 appartiene a quel momento di passaggio tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta nel quale la musica pop stava cambiando rapidamente. MTV aveva trasformato il videoclip in uno strumento fondamentale e la moda stava assumendo un ruolo sempre più importante nella definizione delle nuove icone.
George Michael riuscì a mettere insieme questi due mondi attraverso una scelta apparentemente semplice: non esserci. Al posto del proprio volto mise cinque modelle già celebri, affidando a David Fincher il compito di trasformare la loro presenza in un racconto visivo.
Il risultato è diventato uno dei videoclip simbolo di quell’epoca. E ancora oggi, quando si parla dell’incontro tra musica e moda negli anni Novanta, le immagini di Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Cindy Crawford sulle note di Freedom! ’90 rappresentano una delle fotografie più riconoscibili di quel passaggio storico.