Ghiacci in ritirata: gli orsi polari si alimentano di più con renne e trichechi.
Pubblicato il da Redazione - aggiornato il - Animali
Orsi polari alle Svalbard, uno studio sorprende: più caccia a terra e buone condizioni fisiche
Un’analisi condotta nell’arcipelago norvegese delle Svalbard indica che gli orsi polari mostrano uno stato di salute complessivamente buono e, in alcuni casi, in miglioramento, pur in presenza di una riduzione progressiva del ghiaccio marino. La ricerca, guidato da Jon Aars e pubblicata su sulla rivista Scientific Reports., evidenzia come questi predatori stiano adattando parte delle loro abitudini di caccia, sfruttando con maggiore frequenza risorse disponibili sulla terraferma.
Le condizioni fisiche degli orsi polari alle Svalbard
I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti su centinaia di esemplari adulti di orso polare (Ursus maritimus) monitorati tra i primi anni Novanta e la fine degli anni 2010. In totale sono state esaminate oltre mille rilevazioni corporee, utilizzando l’indice di condizione fisica (BCI), un parametro che misura le riserve di grasso e quindi lo stato nutrizionale degli animali.
Incrociando questi valori con il numero di giorni all’anno in cui il Mare di Barents risulta privo di ghiaccio, è emerso un quadro inatteso: dopo il 2000 il BCI medio è aumentato, nonostante un progressivo allungamento del periodo senza copertura glaciale.
Dati che mettono in discussione le analisi precedenti
Le conclusioni dello studio si differenziano da molte ricerche passate, che collegavano in modo diretto la perdita di ghiaccio marino a un peggioramento generalizzato delle condizioni degli orsi polari. Nella regione del Mare di Barents, dove le temperature sono salite rapidamente dagli anni Ottanta, la popolazione risulta comunque rimasta numericamente stabile secondo i censimenti disponibili.
Gli autori ipotizzano che a incidere positivamente possano essere stati anche cambiamenti nella disponibilità di prede. Sulla terraferma, ad esempio, specie come le renne artiche e i trichechi, un tempo sfruttati intensamente dall’uomo, sono oggi più presenti. Inoltre, la riduzione del ghiaccio potrebbe concentrare alcune specie di foche in aree ristrette, rendendole più facili da individuare.
Adattamento sì, ma il futuro resta incerto
Se da un lato lo studio mostra segnali di adattamento, dall’altro invita alla prudenza. Una ulteriore contrazione del ghiaccio marino potrebbe in futuro rendere più difficile la caccia, costringendo gli orsi a spostamenti più lunghi e dispendiosi in termini energetici.
Per questo gli scienziati sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio a lungo termine: solo dati raccolti nel tempo permetteranno di capire se queste popolazioni riusciranno davvero ad adattarsi al rapido riscaldamento dell’Artico o se si tratta di un equilibrio temporaneo.
Per restare aggiornato sulle novità dal mondo animale e ambientale, segui i nostri approfondimenti dedicati alla fauna selvatica e ai cambiamenti climatici.