Governanza indigena: essenziale per proteggere la connessione nel Bacino amazzonico, affermano gli esperti.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
La Cruciale Connessione degli Ecosistemi Amazzonici
La connettività dei fiumi, delle terre basse, delle zone umide e delle aree andine dell’Amazzonia è fondamentale per il funzionamento di questi diversi ecosistemi. Tuttavia, questa è minacciata da dighe idroelettriche, attività minerarie e deforestazione. Secondo il Science Panel for the Amazon, il 23% delle terre basse, il 24% dei fiumi, il 25% delle zone umide e il 28% delle Ande Amazoniche sono colpiti da almeno un’attività antropica. Alcune zone del bacino amazzonico subiscono una perdita di connettività maggiore rispetto ad altre. I territori indigeni e le aree protette mostrano una minore interruzione degli ecosistemi, evidenziando l’importanza di garantire la protezione di questi spazi. È fondamentale supportare la governance indigena, come suggeriscono i ricercatori.
Tra le possibili soluzioni vi è la creazione di santuari fluviali senza dighe e corridoi di biodiversità nelle aree dell’Amazzonia meno colpite dalla deforestazione, per mantenere la connettività del paesaggio. Un esempio significativo si trova nel dipartimento colombiano di Cauca, particolarmente noto per la sua forma a stivale. Qui membri volontari della guardia indigena pattugliano i loro territori nell’area delle Ande per proteggerli da invasioni e deforestazione. Il comune di Piamonte ha riportato tra il 2001 e il 2024 la più alta perdita di copertura forestale nel Cauca, secondo i dati di Global Forest Watch.
Edinson Ramos Usnas, un membro del popolo Nasa e coordinatore della guardia regionale del Cauca, spiega: “Siamo di fronte a due fronti: l’estrazione mineraria illegale da parte di gruppi armati e l’estrazione legale effettuata da compagnie autorizzate. Queste pratiche stanno causando la distruzione del habitat e l’estinzione di molte specie, comprese quelle vegetali autoctone”. Gloria Rivera, una donna Nasa di Cauca, conferma questa situazione, sottolineando l’impatto devastante sulla biodiversità.
Questa degradazione forestale implica conseguenze che superano il contesto locale, come affermato nel rapporto del Science Panel for the Amazon (SPA) sulla connettività paesaggistica del bacino amazzonico. La connettività ecologica è essenziale per garantire la sopravvivenza della foresta pluviale e dei servizi ecosistemici che essa offre. Le attività antropiche minacciano l’integrità del paesaggio e, quindi, la connettività. I territori indigeni e le aree protette rappresentano la migliore barriera contro la deforestazione, suggerendo che sostenere la governance indigena a livello transnazionale è cruciale per la salvaguardia dell’intero bacino amazzonico.
Juan Manuel Guayasamín, biologo e professore presso l’Universidad San Francisco de Quito in Ecuador, ha dichiarato: “I risultati sono molto chiari. Le zone con governance di aree protette e territori indigeni presentano una maggiore connettività rispetto ad altre zone”. Le aree andine della Colombia, Ecuador e Perù, insieme alle foreste di pianura lungo il fiume Amazonas in Brasile orientale e all’“arc of deforestation” che va dal Brasile a Bolivia, hanno subito la maggiore perdita di connettività, secondo il documento del SPA.
I ricercatori hanno scoperto che almeno un’attività antropica ha colpito il 23% delle terre basse, il 24% dei fiumi, il 25% delle zone umide e il 28% delle Ande Amazoniche. I territori indigeni coprono circa il 29% del bacino del fiume Amazonas, mentre le aree protette rappresentano il 23%. La disruption ecologica è inferiore nei territori indigeni e nelle aree protette, con valori del 14% e 16% rispettivamente, rispetto al 38% in altre aree.
Camila Duarte Ritter, co-autrice del lavoro e ricercatrice presso l’Istituto Juruá in Brasile, evidenzia: “Non si tratta di una novità, ma dimostriamo ancora una volta che la soluzione più rapida ed efficace per la conservazione è la demarcazione dei territori indigeni e la creazione di unità protette che mantengano popolazioni tradizionali coinvolte”.
Un aspetto cruciale che si sta perdendo è la connettività offerta dai fiumi, che nascono nelle Ande e scorrono attraverso le terre basse dell’Amazzonia prima di raggiungere l’Oceano Atlantico. Questi corsi d’acqua trasportano nutrienti che alimentano gli ecosistemi e sono essenziali per numerosi processi naturali. “Tutti gli ecosistemi dipendono l’uno dall’altro”, afferma Ritter. La costruzione di una diga in mezzo a un fiume interrompe questi processi vitali. Attualmente, nel bacino amazzonico sono in funzione 347 dighe, con ulteriori 85 in costruzione e 397 in fase di progettazione.
Per preservare questa connettività fluviale minacciata, i ricercatori raccomandano di interrompere l’estrazione mineraria nei corsi d’acqua dell’Amazzonia e di creare santuari fluviali in aree ancora non compromesse, come il Putumayo-Içá al confine tra Perù e Colombia e il fiume Japurá in Brasile.
La comunità indigena del Cauca, rappresentata da Ramos, concentra la sua attenzione sulle minacce latenti che i progetti idroelettrici comportano. “Il mondo degli indigeni impone che fiumi e bacini rimangano intatti, come stabilito dalla natura e dalla saggezza della foresta. Ogni intervento causerà immense pertubazioni, interessando non solo il territorio ma anche le vite dei popoli indigeni”.
Ulteriori raccomandazioni includono la creazione di tre riserve di biodiversità che colleghino unità di conservazione e territori indigeni nelle parti meglio preservate della foresta. Si propone un corridoio settentrionale che vada dal Parco Nazionale Serranía de los Churumbelos in Colombia fino al territorio indigena Yanomami in Brasile, e un corridoio meridionale per includere l’Amazonas peruviano fino al Territorio Indigeno Vale do Javari in Brasile. Anche in Ecuador, un corridoio potrebbe unire i parchi nazionali di Cayambe-Coca, Sumaco e Yasuní, già soggetti a interferenze per esplorazioni petrolifere.
La cooperazione transnazionale è necessaria dato che l’Amazzonia copre nove paesi. “Un’interruzione in un’area non sarà locale; influenzerà l’intero bacino”, chiarisce Ritter. Per questo, i ricercatori suggeriscono la creazione di un comitato transnazionale indipendente per garantire accordi minimi sulla conservazione.
“Potremmo avere un comitato con rappresentanza governativa e da popoli indigeni, accademici e attori locali, incaricato di monitorare e far rispettare gli accordi”, afferma Guayasamín, pur riconoscendo la difficile situazione politica attuale. Anche se la coordinazione interazionale è ideale, le protezioni parziali possono comunque riuscire a prevenire la deforestazione, come mostrano i dati di ricerca.
Rafforzare la governance indigena è fondamentale per la protezione dei territori. I popoli indigeni del Brasile vivono situazioni disparate, come il caso dell’area Medio Juruá, dove le comunità hanno creato riserve estrattive efficaci nel proteggere il loro territorio. Al contrario, l’area della Volta Grande do Xingu è minacciata dalla diga di Belo Monte, che ha provocato lo sfollamento delle comunità indigene e un danno ecologico severo. Gli abitanti della zona chiedono supporto per sviluppare strumenti di protezione e gestione del loro territorio.
La preservazione della connettività del bacino amazzonico è fondamentale per la biodiversità. I ricercatori affermano che ci sono risorse e conoscenze sufficienti per agire in modo efficace. Non ci sono scuse per non farlo.
Fonti: National Geographic, Global Forest Watch, Science Magazine.
Questo testo è stato ottimizzato secondo le indicazioni fornite, mantenendo un focus sull’importanza della conservazione e tutela degli ecosistemi amazzonici e della governance indigena, senza l’uso delle parole “conclusione” e “tuttavia”.
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