Greenwashing: stop alle dichiarazioni ambientali ritenute ingannevoli

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Greenwashing: stop alle dichiarazioni ambientali ritenute ingannevoli

Importante decisione nel contrasto al greenwashing, la pratica che consiste nel comunicare un’immagine ambientale più virtuosa rispetto alla reale sostenibilità di un prodotto o di un processo produttivo. Il Tribunale di Venezia – Sezione Specializzata in Materia di Impresa, con un decreto dell’8 luglio 2026, ha accolto il ricorso presentato dall’associazione Codici contro Acqua Minerale San Benedetto, ordinando la rimozione di cinque dichiarazioni ambientali diffuse attraverso il sito internet e i canali social dell’azienda.

Secondo il giudice, le comunicazioni contestate risultavano troppo generiche, prive di dati verificabili e potenzialmente in grado di influenzare le scelte dei consumatori, inducendoli a una percezione non corretta del livello di sostenibilità ambientale dei prodotti.

Nel mirino gli slogan sulla sostenibilità

Al centro della contestazione alcune dichiarazioni utilizzate dall’azienda, tra cui lo slogan “SAN BENEDETTO è Sostenibilità”.

Secondo Codici, tale formulazione non avrebbe indicato in modo preciso a quali prodotti si riferisse né avrebbe fornito elementi concreti per valutare l’effettivo impatto ambientale delle produzioni.

Il Tribunale ha ritenuto che un messaggio di questo tipo possa trasmettere al consumatore l’idea di una produzione complessivamente sostenibile e con un impatto ambientale ridotto, senza però fornire informazioni sufficientemente dettagliate a sostegno di tale affermazione.

La decisione ha riguardato anche i riferimenti al riciclo, alla riduzione della plastica utilizzata nelle confezioni e negli imballaggi e al risparmio energetico. Secondo il provvedimento, tali indicazioni non riportavano dati comparativi, quantità precise o parametri oggettivi capaci di consentire una reale verifica.

La tutela dei consumatori al centro della battaglia contro il greenwashing

Per Codici si tratta di un risultato significativo nella campagna avviata per garantire maggiore trasparenza nelle comunicazioni ambientali delle aziende.

“Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una questione economica e di corretto funzionamento del mercato”, ha dichiarato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici.

Secondo l’associazione, informazioni ambientali chiare e verificabili permettono ai cittadini di effettuare acquisti più consapevoli e, allo stesso tempo, tutelano le imprese che investono realmente in innovazione e sostenibilità.

Il rischio del greenwashing, infatti, non riguarda solo il consumatore, ma anche la concorrenza tra aziende: comunicazioni ambientali poco trasparenti possono creare un vantaggio competitivo per chi presenta un’immagine “verde” senza adeguate prove rispetto a chi invece investe concretamente nella riduzione dell’impatto ambientale.

Trasparenza e sostenibilità: una nuova sfida per le imprese

La decisione del Tribunale di Venezia si inserisce in un contesto europeo sempre più attento alla correttezza delle informazioni ambientali.

Negli ultimi anni consumatori e istituzioni hanno chiesto maggiore chiarezza sui messaggi legati alla sostenibilità, proprio per evitare che parole come “green”, “eco”, “naturale” o “rispettoso dell’ambiente” vengano utilizzate senza un reale supporto scientifico o senza indicazioni precise.

La sostenibilità, secondo gli esperti, deve essere accompagnata da dati, certificazioni, obiettivi misurabili e informazioni accessibili.

Per Codici la strada da seguire è quella di un mercato basato su qualità, responsabilità e trasparenza: un modello che non penalizzi le aziende virtuose ma premi chi investe davvero nella tutela dell’ambiente.

La sentenza rappresenta dunque un nuovo passo nel percorso verso una comunicazione ambientale più corretta, dove le promesse “green” dovranno essere sempre più dimostrabili e verificabili.

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