Guinea-Bissau: governo transitorio vieta produzione di farina di pesce per tutela ambientale.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Divieto di produzione di farina di pesce in Guinea-Bissau: una nuova misura del governo
Il 29 gennaio, il governo della Guinea-Bissau ha imposto un divieto totale sulla produzione di farina di pesce, citando rischi per gli ecosistemi marini e la sicurezza alimentare. Negli ultimi anni, mentre le nazioni costiere dell’Africa occidentale, in particolare la Mauritania, hanno intensificato i controlli su questa industria, la Guinea-Bissau è emersa come un nuovo hub regionale per la produzione di farina di pesce. La prima nave fabbrica di farina di pesce di proprietà cinese è arrivata nelle sue acque nell’ottobre del 2019, seguita da una seconda nel maggio del 2024; entrambe rifornite da pescherecci industriali a strascico battenti bandiera turca che avevano previamente operato per le fabbriche di farina di pesce in Mauritania.
La produzione è aumentata anche a terra: nell’aprile del 2025, l’allora presidente della Guinea-Bissau ha inaugurato un impianto di farina di pesce e, a febbraio del 2026, era in costruzione almeno un’altra struttura.
Le implicazioni della produzione di farina di pesce
Bissau, capitale della Guinea-Bissau, è una piccola nazione dell’Africa occidentale i cui mari costieri, punteggiati da mangrovie, rivestono un’importanza fondamentale per le specie ittiche in migrazione lungo la costa africana. Fino a poco tempo fa, il paese sembrava marginalmente coinvolto nella produzione di farina di pesce, un’attività che godeva di un grande sviluppo in altre aree della regione.
Tuttavia, nonostante le immagini satellitari non mostrassero impianti di trasformazione riconoscibili, si sono trovate offerte online per la vendita di farina di pesce di origine guineana. Con la nuova ordinanza del 29 gennaio, il governo di transizione ha comunicato l’immediata cessazione della produzione, affermando che “la produzione di farina di pesce e olio di pesce è proliferata nel paese”.
Le indagini condotte da Mongabay, comprese interviste con funzionari del settore e analisi di dati sul traffico marittimo, hanno rivelato che la produzione avveniva principalmente in mare. L’operato di queste fabbriche offshore sembra essere stato per lo più legittimato, con registri che mostrano che le navi operanti erano autorizzate dal ministero della pesca.
Un’analisi condotta da Global Fishing Watch, un’organizzazione non governativa statunitense che monitora le attività di pesca, ha rivelato che la nave Tian Yi He 6 ha fatto il suo ingresso nelle acque della Guinea-Bissau nell’ottobre 2019, seguita da Hua Xin 17 nel maggio 2024.
L’ordine del 29 gennaio ha specificamente vietato “la produzione di farina di pesce e olio di pesce, sia da parte di navi nelle zone di pesca che da impianti a terra”. Questo provvedimento fa riferimento a un’esplosione della produzione attraverso unità industriali a terra e navi fabbrica che operano in acque designate. Le conseguenze di queste attività, secondo la normativa, rappresentano un pericolo serio per le specie ittiche e gli ecosistemi circostanti.
Le navi in questione erano ancorate in una zona a circa 50 chilometri dall’arcipelago delle Bijagós, un sito di biodiversità classificato come Riserva della Biosfera dall’UNESCO, noto per i suoi habitat intatti e le foreste di mangrovie. Questo arcipelago è essenziale per diverse specie marine, inclusi manatelli, delfini e tartarughe in pericolo di estinzione.
Purtroppo, la produzione di farina di pesce in Guinea-Bissau appare dominata da interessi cinesi. I registri del ministero della pesca rivelano che le navi erano gestite da società di pesca registrate nella nazione. La situazione preoccupa per i potenziali danni agli stock ittici, principalmente alle sardinelle, considerati sotto forte pressione da attività di pesca non regolamentate.
Le aziende coinvolte nel settore hanno contrattato navi a strascico turche, i cui metodi di pesca intensivi possono mettere a rischio le risorse marine. La crescente attività di pesca industriale ha spinto il governo a sospendere le licenze di queste imbarcazioni e a vietare anche i rifornimenti di imbarcazioni artigianali agli impianti di produzione terrestre.
Una risposta ufficiale del direttore della pesca industriale, Amadú Djaló, ha sottolineato che la decisione di imporre il divieto si basa su evidenze scientifiche riguardanti gli effetti dannosi della produzione di farina e olio di pesce. Peggiorare la situazione della pesca alimentare, in particolare per le popolazioni vulnerabili, è stata vista come una priorità.
La presidente del paese, Umaro Sissoco Embaló, destituito di recente, aveva inaugurato una fabbrica di farina di pesce di proprietà cinese con grande risonanza nel 2025. Oggi, almeno un altro impianto di farina di pesce è in fase di costruzione nelle vicinanze.
La decisione di fermare la produzione di farina di pesce in Guinea-Bissau rappresenta un importante passo verso la salvaguardia delle risorse marine. Con l’auspicio che la nuova politica porti a una gestione sostenibile delle risorse ittiche, il governo del paese sembra volersi impegnare a garantire un futuro migliore per la propria popolazione e l’ambiente marino.
Fonti:
– Global Fishing Watch
– Ministero della Pesca, Guinea-Bissau
– UNESCO Biosfera Riserva delle Bijagós
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