Head, il film psichedelico dei Monkees scritto con Jack Nicholson che ha anticipato il cinema cult
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Nel 1968, mentre la cultura psichedelica e la contestazione giovanile trasformavano musica, cinema e società, i Monkees decisero di portare sul grande schermo un progetto lontano dalle commedie musicali che avevano contribuito alla loro popolarità. Il risultato fu *Head*, un film surreale e provocatorio, diretto da Bob Rafelson e scritto insieme a Jack Nicholson, destinato a diventare negli anni un titolo di culto.
La pellicola segnò il debutto cinematografico del quartetto composto da Micky Dolenz, Davy Jones, Michael Nesmith e Peter Tork. Dopo il successo della serie televisiva *The Monkees*, il gruppo scelse di mettere in discussione proprio l’immagine costruita intorno alla band, giocando con le convenzioni dello spettacolo e con le aspettative del pubblico.
Il film debuttò a New York il **6 novembre 1968**, e non il 22 ottobre, data che talvolta compare nelle ricorrenze online. All’epoca non conquistò il successo commerciale sperato, ma la sua miscela di satira, musica, sperimentazione visiva e critica alla società dei consumi gli ha assicurato una seconda vita tra gli appassionati di cinema.
## Un film nato per rompere l’immagine dei Monkees
Alla fine degli anni Sessanta, i Monkees erano diventati celebri grazie a una formula televisiva costruita intorno alle loro personalità scanzonate e alle canzoni pop. *Head* nacque per sovvertire quella stessa immagine: anziché riproporre una versione cinematografica della serie, il film scelse una struttura frammentata, fatta di sequenze surreali, parodie e improvvisi cambi di tono.
La pellicola non segue una trama tradizionale. I quattro musicisti attraversano situazioni assurde e immagini simboliche, mentre il racconto passa dalla commedia al musical, dalla satira dei media alla denuncia della guerra. Il risultato è un’opera volutamente spiazzante, che invita a guardare con sospetto i meccanismi con cui l’industria dello spettacolo costruisce e vende i propri personaggi.
## Jack Nicholson prima della consacrazione hollywoodiana
Il coinvolgimento di Jack Nicholson è uno degli aspetti più curiosi della produzione. Prima di diventare una delle star più riconoscibili di Hollywood, l’attore lavorò alla sceneggiatura e alla produzione di *Head* insieme a Rafelson. Quest’ultimo, già legato al mondo televisivo dei Monkees, esordì così alla regia di un lungometraggio.
La collaborazione contribuì a dare al film un’identità distante dalle convenzioni delle pellicole musicali dell’epoca. Nicholson e Rafelson costruirono un’opera che non cercava di celebrare semplicemente il gruppo, ma ne metteva in scena l’immagine pubblica e le contraddizioni. Negli anni successivi, Rafelson avrebbe consolidato il proprio nome nel cinema americano, mentre Nicholson avrebbe raggiunto la notorietà internazionale con film come *Easy Rider*, uscito nel 1969.
## Psichedelia, musica e critica alla cultura pop
*Head* si muove in un territorio in cui la musica diventa parte integrante del linguaggio cinematografico. La colonna sonora comprende brani dei Monkees e composizioni legate al progetto, tra cui *Porpoise Song*, scritta da Gerry Goffin e Carole King, e *Circle Sky*, firmata da Michael Nesmith. Le canzoni non sono soltanto intermezzi: contribuiscono all’atmosfera straniante e alla continua alternanza tra spettacolo e parodia. <Cite refs= Nel film compaiono anche figure provenienti da mondi diversi, tra cui il musicista Frank Zappa e l'attrice Annette Funicello. Citazioni cinematografiche, immagini legate alla guerra del Vietnam e momenti di umorismo assurdo ampliano ulteriormente il mosaico di riferimenti. Più che offrire una storia lineare, *Head* cerca di destabilizzare lo spettatore e di mettere in discussione il confine tra intrattenimento e critica culturale. ## Dal flop iniziale al film di culto
Alla sua uscita, *Head* divise la critica e faticò a trovare il proprio pubblico. L’approccio sperimentale non corrispondeva alle aspettative di chi si avvicinava al film per ritrovare la leggerezza della serie televisiva; anche la sua campagna promozionale puntò inizialmente su un pubblico interessato al cinema underground e alla psichedelia.
Col passare del tempo, però, il film è stato rivalutato come un esperimento singolare del cinema americano degli anni Sessanta. La sua natura irregolare, la satira dell’immagine costruita a tavolino e il rifiuto delle formule più rassicuranti ne hanno rafforzato il fascino. Oggi *Head* resta una testimonianza di un momento in cui anche una band nata per la televisione poteva trasformare il proprio successo in un’occasione per mettere in discussione le regole dello spettacolo.