Hollywood è in crisi: il futuro dell’AI lascia gli studios senza idee chiare.

Pubblicato il da Redazione - Tecnologia

Hollywood è in crisi: il futuro dell’AI lascia gli studios senza idee chiare.

Questo è un estratto della newsletter “Sources” di Alex Heath, dedicata all’IA e all’industria tecnologica, pubblicata settimanalmente per gli abbonati di The Verge.

Il divario tra Silicon Valley e Hollywood

Questa settimana ho avuto l’opportunità di osservare da vicino quanto siano distanti Silicon Valley e Hollywood riguardo all’argomento dell’intelligenza artificiale (IA). In particolare, all’OpenAI DevDay, Sam Altman ha presentato la nuova app Sora come un regalo per i creatori di contenuti. Ha suggerito che OpenAI stia adottando un atteggiamento eccessivamente censorio, impedendo agli utenti di realizzare video IA di vario tipo.

“In generale, i creatori e i titolari dei diritti sono molto entusiasti del potenziale di questa tecnologia”, ha affermato Altman durante una sessione di domande e risposte con i media a San Francisco, alla quale ho partecipato. “Credono che questo possa approfondire le connessioni, quasi come una nuova generazione di fanfiction.”

Le reazioni di Hollywood all’arrivo dell’IA

Il giorno successivo, mi sono recato all’evento Screentime di Bloomberg a Los Angeles per scoprire le opinioni di dirigenti dei media, agenti e capi studio riguardo all’impatto dell’IA. L’app Sora aveva appena raggiunto 1 milione di download nell’App Store, e il suo successo era un argomento di discussione per molti. Nei miei incontri, ho avuto l’impressione che i leader di Hollywood non abbiano ancora ben compreso il rischio che l’IA rappresenta, e che la tecnologia progredisca a un ritmo troppo rapido perché possano afferrare il cambiamento.

David Ellison, CEO di Paramount Skydance, ha paragonato l’IA a una “nuova matita” per la creazione di contenuti. Durante l’evento, ho sentito ripetere il mantra “ci interessa il diritto d’autore” come fosse un motto sacro. Allo stesso tempo, nessuno ha voluto affrontare esplicitamente il fatto che OpenAI ha formato il suo modello a partire da contenuti di proprietà intellettuale (IP) senza permesso, lanciando un prodotto che inizialmente non ha avuto remore a renderlo evidente.

Il fatto che i dirigenti di Hollywood non possano esprimere una posizione pubblica su questo tema, o, ancor più importante, su come intendano affrontarlo, dovrebbe allarmare tutti coloro che operano nel settore. Durante un’intervista, Greg Peters, co-CEO di Netflix, ha eluso una domanda specifica su Sora e ha invece parlato delle modalità meno creative in cui l’IA viene utilizzata nel processo di produzione. Persino Ellison ha enfatizzato solo l’aspetto meno controverso dell’IA, evitando di affrontare le vere problematiche legate ai diritti.

L’unico leader che ha affrontato con maggiore fermezza la questione è stato Robert Kyncl, CEO di Warner Music (ex dirigente di YouTube), il quale ha chiarito che è necessario licenziare i contenuti per poterli utilizzare nella formazione dell’IA e ha avvertito che ci sarebbero state conseguenze per chi non segue queste normative.

Non sorprende che l’industria musicale abbia una visione più forte rispetto, ad esempio, alle esitazioni attuali delle grandi agenzie di talenti riguardo all’IA. Le etichette musicali sono meglio posizionate per far fronte alle aziende di IA, avendo già affrontato sfide simili in passato con l’ascesa dello streaming musicale. Kyncl ha persino previsto che l’IA porterà benefici all’industria musicale nel lungo termine, comparabile a come YouTube ha risolto i problemi di copyright, evolvendosi in una piattaforma di distribuzione fondamentale.

Sebbene Kyncl possa avere ragione riguardo alla musica, l’inerzia collettiva del resto di Hollywood significa che le aziende di IA possono continuare a operare con la filosofia di chiedere perdono piuttosto che permesso. La decisione di OpenAI di formare Sora in questo modo è stata intenzionalmente scelta, mostrando una totale mancanza di rispetto per le conseguenze di utilizzare i contenuti di tutti per nutrire il suo algoritmo. Altman sta semplicemente seguendo il copione usato dall’industria tecnologica in passato per affermare la sua dominanza, quindi, chi può realmente biasimarlo questa volta?

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