I migliori ospedali per parto: strutture d’eccellenza e sicurezza per mamme e neonati
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Sintomi e Cure: consigli, rimedi e prevenzione
Come scegliere la struttura per il parto: i criteri fondamentali
La gravidanza e il parto rappresentano eventi naturali nella vita di una donna e non devono essere considerati patologie. Per garantire la sicurezza di mamma e bambino, è importante scegliere una struttura sanitaria adeguata dove partorire. In Italia, il Ministero della Salute monitora la qualità delle cure nelle strutture ospedaliere attraverso indicatori specifici, utili per una scelta consapevole.
Tra gli indicatori più rilevanti vi sono:
- il numero annuo di ricoveri per parto, che determina l’esperienza e la sicurezza della struttura;
- la percentuale di parti con taglio cesareo primario, che deve essere contenuta per garantire appropriatezza delle cure;
- la quota di parti vaginali in donne con pregresso cesareo, indice di sicurezza e possibilità di parto naturale dopo un intervento;
- la frequenza di episiotomie, che dovrebbe essere limitata per ridurre i rischi di complicanze.
È consigliabile preferire ospedali con almeno 1.000 parti all’anno, dove il cesareo primario sia inferiore al 25%, i parti vaginali dopo cesareo siano almeno il 25%, e le episiotomie siano praticate in non più del 10% dei parti naturali.
Il travaglio e il ruolo dell’ostetrica in ospedale
Il travaglio è la fase che precede il parto e si manifesta con contrazioni uterine regolari e intense, accompagnate da sensazioni dolorose al basso ventre e alla schiena. Talvolta si possono verificare falsi travagliamenti, ma quando i sintomi diventano costanti, è indicato rivolgersi al punto nascita più vicino.
Durante il travaglio, l’ostetrica svolge un ruolo fondamentale: monitora la salute della madre e del bambino, controllando battito cardiaco e contrazioni, e valuta la dilatazione del collo dell’utero. Se necessario, si può richiedere l’anestesia epidurale, la cui somministrazione viene valutata da un anestesista in base alle condizioni della donna.
Parto naturale e episiotomia: cosa sapere
Il parto naturale inizia quando il collo dell’utero si dilata fino a 10 cm e la donna viene invitata a spingere. Il neonato nasce solitamente dopo poche spinte, e si procede al taglio del cordone ombelicale e alla espulsione della placenta (secondamento).
Le complicanze più comuni includono lacerazioni perineali, da cui deriva la pratica dell’episiotomia: un’incisione chirurgica del perineo per facilitare il parto e ridurre il rischio di traumi. L’episiotomia può essere eseguita in linea mediana o obliquamente, con anestesia locale e successiva sutura.
Negli ultimi anni in Italia si sta riducendo la frequenza di questa pratica, passando dal 24% del 2015 al 13,8% del 2020 (dati Ministero della Salute), sulla base di evidenze che indicano come ridurre l’episiotomia comporti minori complicanze per la madre.
Parto cesareo primario: indicazioni e rischi
Il parto cesareo è un intervento chirurgico finalizzato all’estrazione del bambino dall’utero attraverso un taglio nell’addome e nella parete uterina. Può essere programmato o d’urgenza in presenza di complicazioni come posizioni anomale del bambino, sofferenza fetale, placenta previa o altre condizioni materne.
L’operazione dura circa 20 minuti, viene eseguita in anestesia peridurale e comporta rischi tipici di un intervento chirurgico, quali infezioni, emorragie, lesioni agli organi vicini e dolore post-operatorio. Il decorso post-operatorio è più lungo rispetto al parto naturale, e richiede cure specifiche per la ferita.
Per il neonato, il cesareo può comportare un lieve ritardo nell’adattamento respiratorio ma, nella maggior parte dei casi, non ci sono complicanze significative.
Parto vaginale dopo cesareo: quando è possibile
Il parto vaginale dopo un precedente taglio cesareo è una scelta sicura e sempre più favorita dagli esperti. Secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità, tre donne su quattro che hanno avuto un cesareo riescono a partorire naturalmente nella gravidanza successiva.
Questo tipo di parto presenta diversi vantaggi: riduce i rischi materni e neonatali, accelera il recupero e aumenta la probabilità di altri parti naturali futuri. È raccomandato soprattutto quando:
- la donna ha già avuto un parto vaginale;
- il travaglio inizia spontaneamente e procede in modo regolare;
- la paziente non è in condizioni di sovrappeso.
L’unico rischio significativo è la possibilità di rottura uterina, che rimane piuttosto rara (circa 0,5%). Non sono candidabili al parto vaginale dopo cesareo donne con precedenti lacerazioni uterine, interventi con incisioni particolari sull’utero o patologie complesse.
Il dopo parto: il primo contatto e le cure post-nascita
Subito dopo la nascita, il contatto pelle a pelle tra madre e bambino è fondamentale per l’instaurarsi del legame e per favorire l’allattamento. Il neonato, guidato dall’istinto, cerca il seno materno per la prima poppata.
Quando le condizioni cliniche di entrambi sono ottimali, vengono dimessi e affidati alle cure del medico di famiglia e del pediatra con controlli periodici programmati. Il rooming-in, cioè la permanenza del bambino nella stanza della madre, promuove il benessere e favorisce l’allattamento e il legame famigliare.
Fonti ufficiali e approfondimenti:
- Ministero della Salute: indicatori di qualità per il parto
- Istituto Superiore di Sanità: parto naturale e cesareo
- Linee guida sull’episiotomia, Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia
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