I pescherecci a strascico raggiungono il fondo: crisi per l’industria ittica globale.

Pubblicato il da Redazione - Green

Attivisti ambientali di Greenpeace hanno posizionato massi dal peso di due tonnellate ciascuno nel Mare del Nord meridionale per contrastare la pesca distruttiva. Questa iniziativa mira a proteggere i porcellini di mare in un’area marina riservata, contro le tecniche di pesca chiamate “bottom trawling”, in cui le attrezzature vengono trascinate sul fondo marino per raccogliere i pesci.

La nuova azione è stata intrapresa nel fine settimana e ha visto la partecipazione di celebrità come Simon Pegg e Benedict Cumberbatch, che hanno appoggiato la causa. Greenpeace ha rilevato che nel 2025 le imbarcazioni dedite alla pesca di fondo hanno registrato oltre 37.000 ore di attività nella zona protetta, un numero notevolmente superiore a quello registrato in altre aree marine protette offshore.

Le Conseguenze del Bottom Trawling

Gli attivisti avvertono che la pesca di fondo compromette habitat marini delicati, riduce le scorte di pesci fondamentali per la sopravvivenza dei porcellini di mare e interrompe la loro capacità di caccia a causa del rumore intenso prodotto dalle reti. Greenpeace afferma di aver fisicamente chiuso circa 116 chilometri quadrati (44 miglia quadrate) dell’area marina protetta al bottom trawling, dichiarandola un “parco oceanico”.

Per tutelare ulteriormente la zona, la nave Arctic Sunrise di Greenpeace pattuglierà l’area nei prossimi giorni, dissuadendo così altre forme di pesca distruttiva, ha informato l’organizzazione. Questa non è la prima volta che Greenpeace adotta azioni dirette simili in altri tratti del mare britannico.

La Campagna per la Protezione dei Mari

Will McCallum, co-direttore di Greenpeace UK, ha commentato l’importanza della protezione oceanica, sottolineando come documentari come Blue Planet III dimostrino magnificamente la bellezza degli oceani ma anche le gravi minacce che affrontano. “Immaginate un bulldozer che devasta un parco nazionale come Dartmoor o il Peak District”, ha affermato McCallum, evidenziando la distruzione che avviene “fuori dalla vista” anche nelle cosiddette “Aree Marine Protette”.

McCallum ha inoltre messo in guardia sulle azioni inadeguate da parte del governo britannico, annunciando a giugno la disponibilità dell’organizzazione a intraprendere azioni qualora non fosse stata garantita una adeguata protezione per i mari. “Adesso stiamo lanciando una sfida audace ai ministri: vietare la pesca distruttiva in tutte le nostre acque protette e guidare la creazione di una rete di santuari oceanici a livello globale”, ha concluso.

Anche la deputata laburista e ex ministra per il clima, Kerry McCarthy, ha partecipato all’iniziativa firmando uno dei massi e mettendo in luce l’impatto distruttivo della pesca industrializzata sull’ambiente marino. “Meno dell’uno per cento dei nostri mari è protetto da queste pratiche. Possono legalmente distruggere aree presumibilmente protette, causando danni irreparabili al fondale marino e alla vita che esso ospita”, ha dichiarato McCarthy, chiedendo un divieto al bottom trawling e il rafforzamento delle zone marine protette nel Regno Unito e oltre l’Atlantico.

Questo intervento di Greenpeace evidenzia l’urgenza di una maggiore attenzione verso la salute degli ecosistemi marini, sempre più minacciati dalle pratiche di pesca non sostenibili. La creazione di santuari oceanici e l’implementazione di normative più severe rappresentano passi fondamentali per garantire un futuro sostenibile per le specie marine, tra cui i vulnerabili porcellini di mare, e per le comunità che dipendono dai mari.

Solo attraverso azioni concrete e un forte impegno da parte dei governi e della società civile sarà possibile proteggere le risorse marine e preservare la biodiversità oceanica per le generazioni future. La questione dello sfruttamento delle risorse marine non riguarda solo il Regno Unito, ma è una sfida globale che richiede soluzioni cooperative e una governance efficace a tutti i livelli.

In questo contesto, l’appello di Greenpeace e di altri attivisti rappresenta uno stimolo a rivalutare le politiche di gestione marine, enfatizzando la necessità di promuovere pratiche di pesca sostenibili e responsabili. Sostenere queste iniziative può essere cruciale per la salvaguardia dell’ambiente marino.

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