Il caso Falsissimo: perché il format è andato in onda nonostante il blocco giudiziario

Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo

Il caso Falsissimo: perché il format è andato in onda nonostante il blocco giudiziario

La controversia legale tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini ha portato a una decisione del Tribunale civile di Milano che ha imposto lo stop a parte del suo format YouTube Falsissimo, ma l’ex paparazzo ha comunque proseguito con nuove pubblicazioni, spostando il focus dei contenuti pur nel rispetto – almeno formale – delle prescrizioni cautelari.

La decisione del giudice e i limiti dell’ordinanza

Il tribunale, accogliendo un ricorso di Signorini, ha stabilito che *Falsissimo* non potesse continuare a diffondere materiale considerato **diffamatorio e non adeguatamente provato** nei confronti del conduttore televisivo, ordinando la rimozione di video già pubblicati e vietando la diffusione di nuovi contenuti legati alla vicenda. :contentReference[oaicite:3]{index=3}

Secondo il giudice, i fatti narrati nel programma – che includevano ricostruzioni su presunti comportamenti “immorali” e un presunto “sistema” collegato a Signorini – non erano supportati da prove solide o un chiaro interesse pubblico, e pertanto potevano ledere la reputazione del giornalista senza giustificazione.

La risposta di Corona e l’adattamento dei contenuti

Pur dichiarando di essersi conformato all’ordinanza, Corona ha reagito criticamente alla decisione e ha annunciato nuove puntate di *Falsissimo* con un taglio rivisto. Invece di affrontare direttamente la vicenda Signorini – con chat, immagini e testimonianze private – ha spostato l’attenzione su un presunto “sistema Mediaset”, coinvolgendo nomi noti della televisione come **Gerry Scotti**, **Maria De Filippi**, **Silvia Toffanin**, **Marina Berlusconi** e **Pier Silvio Berlusconi**.

L’obiettivo dichiarato di Corona è mantenere vivo il dibattito e ampliare il quadro delle sue critiche, pur rimuovendo specificamente i riferimenti giudicati illegittimi dal provvedimento civico.

Il nodo giuridico: libertà di espressione vs tutela della reputazione

Nel provvedimento i giudici hanno osservato che Corona non è iscritto all’albo dei giornalisti né soggetto ai codici deontologici che disciplinano la stampa professionale, e che quindi *Falsissimo* non può essere equiparato a un prodotto giornalistico tutelato dall’articolo 21 della Costituzione. :contentReference[oaicite:6]{index=6}

Inoltre, il tribunale ha ritenuto che la pubblicazione di dettagli privati – soprattutto riguardanti la sfera sessuale o le abitudini personali di un individuo – non costituisse di per sé un interesse pubblico sufficientemente motivato da giustificare la diffusione senza riscontri certi.

Questa distinzione tra diritto di cronaca e libertà di criticare o raccontare opinioni non è solo centrale nel caso specifico, ma apre un dibattito più ampio su dove finisca la libertà di espressione online e inizi la responsabilità personale e civile per contenuti potenzialmente lesivi.

I rischi per Corona e le mosse future

Il provvedimento prevede sanzioni economiche **(circa 2.000 euro per ogni violazione)** nel caso di ulteriori contenuti ritenuti in contrasto con l’ordinanza, e impone a Corona di consegnare al tribunale tutti i materiali che facevano parte delle puntate ora bloccate.

L’ex fotografo ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello, sostenendo che la sua attività rientri nel diritto a esprimere opinioni e informazioni. Le prossime settimane saranno decisive per verificare se la corte di secondo grado confermerà o modificherà il blocco, con potenziali implicazioni per il formato e per la sua libertà di pubblicazione.

In questo scontro giudiziario e mediatico si disegna un capitolo significativo sulle tensioni tra creatività digitale, responsabilità legale e libertà di espressione nell’era dei contenuti online.

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