Il compleanno che non vuoi festeggiare: perché alcune età fanno più paura di altre (pagina 3)
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
Non avere voglia di festeggiare non significa necessariamente essere infelici o non accettare la propria età. A volte si preferisce una giornata tranquilla a una celebrazione organizzata per soddisfare le aspettative degli altri. In altri casi, il compleanno porta a galla emozioni contrastanti, e concedersi il tempo di riconoscerle può essere più utile che obbligarsi a sorridere.
Un esercizio semplice consiste nel sostituire la domanda «Che cosa avrei dovuto realizzare entro oggi?» con «Che cosa conta davvero per me in questo momento?». La differenza è importante: la prima invita a misurarsi con un modello esterno, la seconda permette di valutare la propria vita sulla base di desideri e possibilità reali.
Può essere utile anche individuare un obiettivo concreto, piccolo o ambizioso, che non dipenda dalla necessità di recuperare il tempo perduto. Imparare qualcosa, cambiare abitudini, riprendere un interesse abbandonato o riconsiderare una scelta non richiede necessariamente una data simbolica. E non tutte le trasformazioni devono tradursi in grandi rivoluzioni: talvolta basta smettere di rimandare qualcosa che ci fa stare bene.
L’età non cancella automaticamente le possibilità, così come la giovinezza non garantisce che ogni progetto si realizzi. Ogni fase porta con sé opportunità, limiti e cambiamenti diversi.
Forse il compleanno che fa più paura è quello in cui ci accorgiamo di aver trascorso troppo tempo a misurare la nostra vita con il metro degli altri. E il regalo più utile, allora, può essere smettere di considerarsi in ritardo e concedersi il diritto di scegliere una direzione nuova, anche quando nessuno aveva previsto che lo facessimo proprio a quell’età.