Il Gabon annulla l’accordo di partenariato sulla pesca con l’Unione Europea.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Il Gabon e la Sospensione della Partnership Pesca con l’Unione Europea
Il Gabon ha deciso di porre fine alla sua partnership di pesca con l’Unione Europea, in vigore da 19 anni, che consentiva alle imbarcazioni industriali europee di catturare tonni nelle acque gabonensi in cambio di un compenso. Il governo ha motivato la scelta con la necessità di tutelare i propri interessi economici, ritenendo che l’accordo non fosse più vantaggioso per il paese.
Questa decisione è stata presa durante una riunione del Consiglio dei Ministri del giugno 2025, in cui è stato annunciato l’intento di rinegoziare il Sustainable Fisheries Partnership Agreement (SFPA). L’accordo è stato formalmente annullato il 29 giugno 2026.
I motivi della fine della partnership
Nell’ottobre dell’anno scorso, il governo gabonese ha dichiarato che “l’eccessiva sfruttamento delle risorse ittiche non è in linea con i ritorni economici che il Gabon dovrebbe ricevere”. In un discorso tenuto a gennaio, il portavoce del governo, Charles Edgard Mombo, ha sottolineato che la cancellazione dell’accordo dimostra l’impegno del Gabon a rafforzare la propria sovranità sulle risorse ittiche e a promuovere un quadro di cooperazione rinnovato, bilanciato, sostenibile e vantaggioso per entrambe le parti.
Il SFPA tra l’UE e il Gabon era stato istituito nel 2007 e attuato attraverso tre protocolli della durata variabile tra tre e sei anni. L’ultimo protocollo, valido dal 2021 al 2026, permetteva fino a 27 pescherecci europei di tipo “purse seiner”, sei imbarcazioni per la pesca al tonno con canna e quattro tra i pescherecci per crostacei esplorativi di operare nelle acque gabonensi.
Le valutazioni sulle risorse e sugli impatti economici
Un’evaluazione indipendente commissionata dalla Commissione Europea ha rivelato che l’Unione Europea ha versato al Gabon una media di 2,6 milioni di euro (circa 3 milioni di dollari) all’anno tra il 2021 e il 2024 in cambio dell’accesso a 32.000 tonnellate di tonno. Tuttavia, solo il 23% del valore economico totale generato è rimasto nelle mani del Gabon, mentre quasi la metà dei benefici è andata ad altri paesi, poiché le imbarcazioni europee hanno fatto scarso uso dei porti e delle strutture di lavorazione gabonesi.
Un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato a Mongabay che il blocco è pronto a negoziare un nuovo accordo da ottobre 2025. “Stiamo lavorando a una nuova generazione di accordi di pesca sostenibili, e un futuro accordo con il Gabon potrebbe essere un esempio di questo,” ha affermato.
Il Futuro delle Relazioni di Pesca tra Gabon e UE
L’UE ha attualmente accordi di SFPA attivi con sette paesi africani, tra cui Mauritius e Mauritania, che scadranno alla fine di quest’anno. Esistono otto SFPA attualmente inattivi. Peter Hammarstedt, Chief Campaigns Officer di Sea Shepherd, ha commentato che “gli SFPA sono stati concepiti come accordi di accesso alla pesca, non come accordi di sviluppo economico.” Ha espresso preoccupazione sul fatto che la struttura di questa partnership favorisca gli operatori europei a discapito delle imprese locali di pesca e delle strutture di lavorazione.
Inoltre, ha evidenziato come il Gabon stia investendo nella propria industria tonniera domestica per lavorare una maggiore quantità di pescato europeo, ma l’Unione Europea ha ritenuto inadeguata l’infrastruttura portuale. A questa osservazione, il portavoce della Commissione Europea non ha fornito risposta.
Investimenti e Sviluppo Economico in Africa
Secondo Hammarstedt, le nazioni africane costiere e insulari necessitano di un reale investimento nella conservazione e nello sviluppo economico, che possa generare posti di lavoro e sviluppare industrie domestiche. Solo così sarà possibile catturare una maggiore porzione del valore derivante dalle proprie acque.
Per ora, il Ministero delle Pesca e dell’Economia Marittima gabonese non ha fornito risposte alle richieste di commento da parte di Mongabay entro la pubblicazione di questo articolo.
Fonti: Mongabay, Commissione Europea
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