Il libro dell’industria plastica nasconde i danni del riciclo chimico, criticano gli esperti.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Plastica e ambiente: la lotta contro la crisi globale
Gli esperti e decine di nazioni chiedono una drastica riduzione della produzione di plastica, ma l’industria plastica continua a spingere la pirrolisi – definita riciclo chimico o avanzato – come soluzione primaria alla crisi globale dei rifiuti plastici.
Critici sostengono che la pirrolisi non sia una soluzione valida, ma piuttosto un tentativo dell’industria di mascherare l’incenerimento come un processo di riciclaggio ecologico. Le strutture di pirrolisi, affermano gli analisti, emettono una miscela tossica di inquinanti dannosi e richiedono grandi quantità di energia, oltre a stoccare quantità considerevoli di sostanze chimiche pericolose sul sito, mettendo a rischio le comunità locali. Le strutture producono anche quantità molto basse, se non del tutto assenti, di plastica riciclata.
L’industria spera di utilizzare la piccola quantità di plastica nuova prodotta dalle strutture di pirrolisi per ottenere crediti di riciclaggio che poi possono essere applicati a nuovi prodotti in plastica contenenti una quantità minima di materiale riciclato. Le ONG chiedono trasparenza e una forte regolamentazione dell’industria per proteggere la salute e l’ambiente.
La lotta contro la plastica inquinante: soluzioni urgen.ti
La crisi della plastica si è rapidamente trasformata in un grave problema ambientale globale che minaccia la funzionalità degli ecosistemi e la salute umana su scala epica. Soluzioni sono urgentemente necessarie, ma mentre scienziati, conservazionisti e oltre 75 nazioni hanno chiesto limiti vincolanti alla produzione di plastica, l’industria plastica si oppone a tutti i limiti e sta invece spingendo una serie di tecnologie note come “riciclaggio chimico”.
I critici sostengono che l’industria stia utilizzando pratiche contabili ingannevoli e un gergo di marketing per rilanciare i metodi di smaltimento inquinanti dell’incenerimento plastico.
Finora, le strutture di riciclaggio chimico hanno creato una quantità relativamente esigua di plastica riciclata, secondo i critici del settore. Ma l’etichettatura dei prodotti per i consumatori che afferma “20% di plastica riciclata” è diventata un’aumentata prassi sui prodotti in plastica monouso.
Leggendo tali etichette, i consumatori possono ragionevolmente supporre che il prodotto contenga il 20% di materiale riciclato, ma potrebbe non essere il caso. Inoltre, quell’etichetta potenzialmente fuorviante potrebbe rappresentare un tentativo di greenwashing dell’inquinante incenerimento plastico.
Riciclaggio chimico: soluzione all’avanguardia o gioco di prestigio?
Il riciclaggio chimico, anche chiamato ‘riciclaggio avanzato’ dall’industria, utilizza sostanze chimiche, calore intenso e/o pressione per scomporre i rifiuti plastici nei loro componenti molecolari. Questo contrasta con i metodi tradizionali di riciclaggio meccanico che sminuzzano i rifiuti plastici in piccoli pezzi che possono essere fusi e rimodellati in nuovi prodotti.
La forma più comune di riciclaggio chimico, chiamata ‘pirrolisi’, utilizza alte temperature e pressioni per convertire i rifiuti plastici in un olio, che può essere ulteriormente lavorato in una varietà di sostanze chimiche, alcune delle quali possono essere utilizzate per creare nuove plastiche.
I responsabili politici negli Stati Uniti e in Europa hanno speso decine di milioni di dollari per sovvenzionare le strutture di pirrolisi. Ma gli esperti avvertono che non è una soluzione efficace alla crisi dell’inquinamento plastico ed è piena di problemi ambientali e di sanità pubblica.
Per iniziare, la pirrolisi non può produrre direttamente nuova plastica. Invece, produce olio di pirrolisi, che deve essere ulteriormente elaborato utilizzando mezzi ad alto consumo energetico per produrre gli ingredienti chimici della plastica. Di conseguenza, la trasformazione dei rifiuti plastici in nuove plastiche attraverso la pirrolisi emette più gas serra rispetto alla produzione di plastica vergine dal petrolio grezzo, ha scoperto uno studio del 2023.
L’olio di pirrolisi derivato dai rifiuti plastici è anche contaminato con additivi chimici, metalli pesanti e altre sostanze, quindi deve essere di solito diluito con petrolio vergine prima di essere trasformato in prodotti.
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