Il merlo del miele impara i dialetti umani locali

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Il merlo del miele impara i dialetti umani locali

La straordinaria collaborazione tra cacciatori di miele e uccelli in Mozambico

Nel nord del Mozambico, i cacciatori di miele locali utilizzano segnali vocali per comunicare con gli uccelli indicatori del miele, noti come honeyguides, per individuare e raccogliere il miele. Recenti ricerche hanno rivelato che i richiami umani utilizzati in tutta la regione variano notevolmente, e gli uccelli imparano queste differenze sottili, continuando a collaborare con i loro partner umani e guidandoli verso i nidi delle api selvatiche.

Lo studio ha preso in esame la Riserva Speciale di Niassa, un’area di 42.000 chilometri quadrati, dove i cacciatori di miele lavorano con i greater honeyguides (Indicator indicator), uccelli marroni di piccole dimensioni che si nutrono di larve e cera. Questi uccelli, dal loro punto di vista, individuano i nidi delle api e guidano i cacciatori di miele verso di essi. Gli uomini, a questo punto, utilizzano strumenti per aprire i nidi e raccogliere il miele, lasciando cera e larve esposte per i loro partner alati.

I richiami dei cacciatori e l’importanza del contesto locale

I cacciatori di miele di Niassa utilizzano tre richiami distinti per attirare i loro compagni uccelli. Due di questi funzionano come “richiami di reclutamento”, catturando l’attenzione degli uccelli, mentre il terzo “richiamo di coordinazione” mantiene il loro interesse una volta avviata la ricerca. I ricercatori hanno analizzato registrazioni di 131 cacciatori provenienti da 13 villaggi, scoprendo che i tre richiami principali comprendevano combinazioni di grida acutamente acuti, trill bassi e brontolii, con la presenza o meno di fischi.

Le varianti tra i villaggi aumentavano con la distanza, simile a come funzionano i dialetti umani. Se un cacciatore di miele si trasferisce in un altro villaggio, adotta i richiami locali. Jessica van der Wal, principale autrice dello studio, ha dichiarato a Mongabay: “Se un certo villaggio utilizza un richiamo diverso, probabilmente significa che quello è il richiamo per ottenere il maggior numero di miele. Perché non adattarsi a quello?”

Van der Wal ha descritto il suo viaggio con un cacciatore di miele del villaggio di Mbamba verso Gomba, a 100 km dal confine con la Tanzania. Il cacciatore di Mbamba è rimasto sorpreso dai richiami e dalle tecniche di raccolta del miele utilizzate dai cacciatori di Gomba. Nonostante questa variabilità da parte dei partner umani, la disponibilità degli uccelli a cooperare non è stata influenzata.

La resilienza della comunicazione tra specie

Questo è un aspetto interessante, poiché gli honeyguides sono noti per mostrare pregiudizi verso richiami non familiari. Van der Wal ha spiegato che il relativamente ridotto raggio territoriale degli honeyguides significa che gli uccelli individuali probabilmente incontrano cacciatori provenienti solo da uno o due villaggi vicini, i cui richiami sono simili. Tuttavia, le differenze nei richiami in parti più ampie della riserva suggeriscono che questi segnali potrebbero continuare a evolversi nel corso delle generazioni.

Judith Bronstein, nota esperta di ecologia e biologia evolutiva all’Università dell’Arizona e non coinvolta nello studio, ha elogiato la ricerca attenta su questo raro esempio di mutualismo tra umani e animali. “Probabilmente in tutti i casi, i mutualismi sono mantenuti da una combinazione di comportamenti flessibili e appresi e tratti evoluti”, ha affermato. “In questo caso, gli esseri umani segnalano agli uccelli in modo diverso in luoghi diversi; gli uccelli, che sono molto intelligenti, imparano rapidamente i dialetti locali. Questo rende l’interazione robusta rispetto ai cambiamenti e aiuta a spiegare come sia persistita attraverso contesti culturali e ambientali diversi in tutta l’Africa.”

Questa affascinante collaborazione tra cacciatori di miele e honeyguides rappresenta un chiaro esempio di come le specie possano adattarsi e collaborare a stretto contatto, e la ricerca continua a rivelare nuovi dettagli su questi complicati legami. Approfondire la comprensione di tali interazioni può rivelarsi fondamentale per la conservazione e la gestione delle risorse naturali in futuro.

Fonti: Mongabay, Università dell’Arizona

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