Il messaggio di re Carlo su Andrea è significativo, ma la monarchia dipende da ulteriori azioni.
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - Gossip

Il re avrebbe potuto pensare di aver fatto tutto il possibile per arginare i danni causati da Andrew Mountbatten Windsor. Il principe è stato privato dei suoi titoli, sfrattato dalla sua residenza al Royal Lodge sotto la copertura dell’oscurità e messo in un esilio interno nella tenuta privata di Sandringham.
I Nuovi Documenti di Epstein e le Rivelazioni Sconvolgenti
I documenti più recenti legati a Jeffrey Epstein, ben 3,5 milioni, hanno rivelato nuovi dettagli devastanti. Tra le informazioni emerge una foto altamente compromettente che ritrae Andrew, apparentemente nella casa di Epstein a New York, in una posizione compromettente sopra una giovane donna.
Ulteriori evidenze indicano che ci sono state email che sembravano organizzare incontri con varie donne “intelligenti, belle e fidate” che Epstein presentò a Andrew. Queste giovani donne sono state ammesse a Windsor Castle o Buckingham Palace con il codice “Mrs. Windsor”. I documenti, che sembrano essere stati trasmessi a Epstein, includono comunicazioni provenienti da dipartimenti governativi riguardanti il ruolo di Andrew come ambasciatore commerciale nel Regno Unito.
L’immagine che il principe Andrew rappresenta ora della monarchia è di un principe egocentrico, rozzo e coccolato, il che risulta altamente dannoso per i valori fondamentali della royal family: dovere, servizio e altruismo. I membri della famiglia reale dovrebbero mantenere i più alti standard morali, non essere coinvolti in potenziali indagini per favoritismi e arricchimenti personali. Andrew, però, continua a negare qualsiasi illecito. Cosa può fare il re Carlo?
Le Reazioni di William e Catherine
È significativo che sia il re che il principe e la principessa di Galles abbiano rilasciato una dichiarazione la settimana scorsa. Per William e Catherine, era la prima volta che commentavano pubblicamente, esprimendo profonde preoccupazioni per le rivelazioni in corso. Questo tentativo di rifocalizzarsi sul lavoro di William in vista della sua visita di tre giorni in Arabia Saudita non ha avuto l’effetto sperato.
Nello stesso giorno, il re ha emesso una dichiarazione da Buckingham Palace affermando che avrebbero assistito a qualsiasi indagine “se richiesti”. Questo è veramente sufficiente? Da troppo tempo sembra ci sia una disparità tra le regole che si applicano al pubblico e a quelle che riguardano i super-ricchi e potenti, dei quali i reali sono l’apice.
È lecito chiedersi se nel Palazzo di Buckingham non siano state condotte indagini interne dopo l’intervista originale con Virginia Roberts/Giuffre nel 2011. Almeno una verifica dei server di posta elettronica avrebbe potuto essere utile, anche se risulta chiaro che a volte Andrew utilizzava un’email privata per contattare Epstein, presentandosi come “l’Uomo Invisibile”.
Le richieste di un’inchiesta sul periodo di Andrew come ambasciatore commerciale stanno crescendo, supportate anche da Gordon Brown, che chiede di informare la polizia su ciò che Andrew sapeva riguardo alle vittime di traffico sessuale di Epstein arrivate all’aeroporto di Stansted da paesi come Lettonia, Lituania e Russia.
È evidente che la famiglia reale desideri evitare un’inchiesta su Andrew, temendo che potrebbero emergere ulteriori dettagli compromettenti. La politica di “mai lamentarsi, mai spiegare” non può più essere sostenuta. Se la monarchia vuole mantenere la sua popolarità, deve dimostrare di prendere sul serio queste accuse.
E’ facile esprimere le consuete parole di solidarietà verso le vittime, ma credo che l’istituzione debba fare di più. È essenziale fornire assistenza alle autorità su quanto sapevano e quando, e persino il re dovrebbe fare un discorso pubblico per sottolineare quanto seriamente prenda queste questioni. A mio avviso, il futuro della monarchia dipende da questo.
La situazione è complessa e l’immagine della monarchia è in bilico. Solo il tempo dirà come si evolveranno queste indagini e quale impatto avranno sulla famiglia reale.
Fonti: The Guardian, BBC News, The Telegraph
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