Il Ministro dovrebbe riflettere sui risultati delle prove Invalsi per migliorare l’istruzione.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Un Messaggio dal Cuore della Montagna
Gentile Ministro,
le scrivo dalla montagna. È un luogo in cui il riposo è fondamentale, soprattutto per noi insegnanti, che in questo periodo dell’anno ci dedichiamo a recuperare energie per l’inizio di un nuovo anno scolastico. Stranamente, spesso questo momento di pausa viene percepito come un abuso, una questione su cui rifletto alla luce delle sue recenti dichiarazioni riguardo agli esiti delle prove INVALSI.
Una frase in particolare mi ha colpito: «Ci avevamo visto giusto.» Questa affermazione è curiosa, perché in ambito scolastico quando i risultati non sono soddisfacenti, noi insegnanti ci poniamo piuttosto domande critiche su noi stessi: “Dove ho sbagliato? Il mio approccio è stato adeguato? Ho fornito agli alunni gli strumenti necessari per avere successo?”. Talvolta, accettiamo che la prova fosse inadeguata. È una delle rare professioni in cui l’autocritica è una parte integrante, sebbene non venga retribuita.
La Necessità di Riflessione e Autocritica
Mi ha quindi sorpreso che il Ministero sia giunto a conclusioni così rapide, affermando con sicurezza «Abbiamo ragione noi». Mi sarei aspettata almeno un barlume di dubbio o una domanda di riflessione. Forse i dubbi sono una peculiarità degli insegnanti, mentre i Ministri devono procedere velocemente.
Sia chiaro, non appartengo a quel gruppo di insegnanti che considera le prove INVALSI un male da abolire. Ritengo che uno strumento di valutazione nazionale sia utile, ma dovrebbe essere utilizzato per stimolare domande e opportunità di miglioramento. Quando la valutazione diventa un modo per distribuire colpe o confermare pregiudizi, perde gran parte del suo valore.
Leggo poi affermazioni come “Più grammatica, più sintassi, una nuova didattica della matematica…” Il sistema scolastico italiano sembra pensare che ogni problema possa essere risolto con un “più”. Più grammatica. Più matematica. Più progetti. Più documentazione.
Ma c’è una formula nella scuola che non figura nei libri: se ogni anno si chiedono agli insegnanti più adempimenti, più riunioni e più piattaforme, il tempo a disposizione non aumenta affatto. Il risultato non sarà mai una scuola migliore, ma solo un insegnante più stanco.
Un’altra preoccupazione riguarda la percezione attuale del valore scolastico, che pare concentrarsi esclusivamente sulla matematica. È evidente che si tratta di una disciplina fondamentale e io stesso la insegno con passione da più di vent’anni. Ma può davvero il futuro del Paese dipendere esclusivamente dalle capacità matematiche dei bambini delle scuole primarie? È un pensiero confortante sapere che figure come Dante e Michelangelo abbiano vissuto prima della nascita delle prove INVALSI.
Fortunatamente, la scuola ha una funzione ben più complessa: aiutare ogni bambino a scoprire e sviluppare le proprie potenzialità. Ci sono bambini che brilleranno con i numeri, altri con le parole, così come alcuni lo faranno con la musica o l’arte. Questa diversità è una risorsa preziosa. In natura, la biodiversità è un segno di ricchezza e vorrei che questo continuasse ad essere il caso anche in ambito scolastico.
È fondamentale che la scuola non si limiti a formare buoni lavoratori, ma continui a formare cittadini consapevoli. A settembre, noi insegnanti torneremo in classe e continuerò a valutare non solo i risultati accademici, ma anche i sorrisi dei giovanissimi alunni, il coraggio di chi alza la mano per rispondere e l’entusiasmo di chi scopre che imparare può essere un vero piacere. Tali momenti non si riflettono nei grafici, ma sono gli indicatori di un futuro migliore.
Le auguro buone vacanze, Ministro. Io trascorrerò qualche giorno come turista, per poi tornare a fare ciò che fanno tanti docenti in agosto: leggere, studiare, progettare e cercare di migliorare ciò che non ha funzionato in precedenza. Si tratta di un lavoro che richiede tempo, ma che non compare nel calendario ufficiale delle vacanze.
A settembre, tornerò a insegnare le tabelline, le equivalenze e le frazioni, esattamente come ho fatto sempre, con amore e professionalità. Ma non dimenticherò di trasmettere anche valori come la gentilezza, il dubbio, la curiosità e il rispetto per la bellezza. Perché, sebbene la matematica sia fondamentale, il dubbio lo è altrettanto. Ogni vero apprendimento scaturisce da una domanda, non da una certezza. Questo vale per gli studenti, ma credo sia altrettanto valido anche per gli adulti.
Elena Morbidelli
Fonte: Ministero dell’Istruzione
Per approfondire, ti consiglio di consultare anche le indicazioni dell’OECD sull’istruzione.
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