Il piacere di essere irraggiungibili: perché ogni tanto spegnere il telefono è un gesto di libertà

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna

Il piacere di essere irraggiungibili: perché ogni tanto spegnere il telefono è un gesto di libertà

Per anni essere sempre raggiungibili è sembrato un segno di efficienza. Rispondere subito a un messaggio, controllare una mail appena arriva, essere disponibili anche fuori dall’orario di lavoro e mantenere costantemente aperto un canale con famiglia, amici e colleghi è diventato quasi automatico.

Ma essere sempre reperibili non significa necessariamente essere sempre presenti. Al contrario, la continua interruzione provocata da notifiche, messaggi e telefonate può frammentare l’attenzione e rendere difficile dedicarsi completamente anche alle attività più semplici.

Da qui nasce una nuova forma di lusso quotidiano: concedersi il diritto di non rispondere immediatamente. Non per maleducazione o disinteresse, ma per recuperare uno spazio personale nel quale nessuno possa pretendere una risposta istantanea.

Non rispondere subito non significa sparire

La difficoltà più grande spesso non è spegnere il telefono, ma accettare l’idea che qualcuno possa cercarci senza trovarci immediatamente disponibili. Soprattutto per chi è abituato a occuparsi contemporaneamente di lavoro, casa, famiglia e relazioni, il cellulare può trasformarsi in una sorta di centralina permanente delle responsabilità.

Stabilire alcuni momenti nei quali non controllare lo smartphone può diventare quindi un modo concreto per recuperare attenzione. Durante una cena, mentre si legge, durante una passeggiata o semplicemente prima di andare a dormire, lasciare il telefono in un’altra stanza può creare una distanza sorprendentemente efficace.

Non è necessario arrivare a una disconnessione totale. Può essere sufficiente silenziare le notifiche non importanti, utilizzare la modalità “non disturbare” oppure stabilire alcune fasce della giornata nelle quali non controllare messaggi e social.

La differenza sta nel passaggio dalla disponibilità automatica alla disponibilità scelta.

Recuperare uno spazio che appartiene soltanto a noi

Essere irraggiungibili per qualche ora significa anche ricordarsi che non ogni momento deve essere produttivo o condiviso. Non tutto deve essere fotografato, raccontato o trasformato in una conversazione digitale.

Una colazione bevuta lentamente, un bagno caldo, qualche pagina di un libro o una passeggiata possono tornare a essere esperienze complete proprio quando non vengono continuamente interrotte dallo schermo.

Per molte donne, inoltre, il telefono è diventato uno strumento attraverso il quale si concentrano numerose responsabilità: appuntamenti, organizzazione familiare, lavoro, commissioni e comunicazioni. Recuperare momenti di indisponibilità può quindi rappresentare anche un piccolo esercizio di autonomia: non essere necessariamente la persona che risponde, organizza e risolve tutto nell’istante in cui viene chiamata.

Il punto non è demonizzare la tecnologia, che rimane uno strumento prezioso e indispensabile nella vita quotidiana. Si tratta piuttosto di stabilire chi decide quando utilizzarla.

In un’epoca nella quale essere sempre connessi è diventato normale, concedersi qualche ora senza notifiche può sembrare quasi una trasgressione. Eppure potrebbe essere proprio uno dei modi più semplici per tornare a sentire che il proprio tempo appartiene, prima di tutto, a se stessi.

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