Il regista di Exit 8 ispirato dall’osservazione dei giocatori durante il gioco.
Pubblicato il da Redazione - Tecnologia
L’adattamento cinematografico di Exit 8: un viaggio nel gioco e nella narrazione
Il film Exit 8 rappresenta una delle rare trasposizioni cinematografiche che riescono a comprendere profondamente il materiale originale. Basato su un videogioco che intrappola i giocatori in un corridoio ripetitivo di una stazione della metropolitana di Tokyo, il film non solo mantiene le regole e la struttura del gioco, ma le arricchisce con personaggi e una trama avvincente. Il regista Genki Kawamura spiega che il suo approccio ha spostato l’attenzione dal semplice adattamento al videogioco meccanico, mirando a creare un’esperienza cinematografica innovativa in grado di mescolare il mondo dei videogiochi con quello del cinema.
Un’interpretazione originale del gioco
La pellicola inizia con una prospettiva in prima persona, molto simile a quella del videogioco. Il protagonista, conosciuto come Lost Man (interpretato da Kazunari Ninomiya), si trova bloccato in un corridoio che si ripete all’infinito. Come nel gioco, l’unico modo per uscire è identificare delle “anomalie” – eventi strani che si verificano in ciascun ciclo – e cambiare direzione. Secondo Kawamura, l’ispirazione per il film è derivata anche dalla sua passione per i titoli indie: creatori e ambientazioni simili a Tokyo hanno catturato immediatamente il suo interesse. Ha realizzato che l’idea di perdersi in un passaggio simile è un’esperienza universale per molte persone che vivono nelle città.
La creazione di personaggi e nuove sfide
Trasformare un gioco di breve durata e senza personaggi in un film richiedeva una considerevole espansione. Oltre a Lost Man, incontriamo vari altri personaggi tra cui Walking Man (interpretato da Yamato Kochi) e una giovane donna (Nana Komatsu) insieme a un bambino (Naru Asanuma), tutti intrappolati nello stesso corridoio. Kawamura ha introdotto nuove anomalie che non erano presenti nel gioco originale, con l’intento di creare momenti inquietanti che facessero eco a temi del mondo reale. Ad esempio, per il personaggio di Ninomiya, ci sono suoni disturbanti legati alla paternità che contribuiscono a costruire una tensione palpabile.
L’analisi del comportamento dei personaggi
Uno degli aspetti più affascinanti del film è il modo in cui ciascun personaggio affronta le regole del corridoio. Prima di decidere se muoversi in avanti o all’indietro, devono scrutare attentamente l’ambiente circostante. Alcuni agiscono con cautela, mentre altri sono impazienti e seguono un ordine diverso nella loro osservazione. Questo approccio è paragonabile a diverse persone che giocano lo stesso videogioco: ognuno compie errori differenti e reagisce in modo diverso ai fallimenti. Questo è stato l’intento di Kawamura, che desiderava rappresentare le personalità uniche dei giocatori attraverso le interazioni dei personaggi.
L’ispirazione da fonti videoludiche
Kawamura ha avuto l’opportunità di discutere con Shigeru Miyamoto, il celebre creatore di Super Mario e The Legend of Zelda, che ha condiviso la sua convinzione che “un buon videogioco è divertente da giocare, ma è anche divertente vedere qualcun altro giocare”. Questa visione ha influenzato la creazione dei personaggi; il team creativo ha esaminato diversi playthrough su YouTube per capire come i giocatori reagissero alle situazioni di gioco. “Ognuno gioca secondo le stesse regole e nello stesso spazio, ma ogni giocatore commette errori diversi, rivelando la propria personalità”, ha affermato Kawamura.
Un’esperienza surreale per i fan del gioco
Per chi ha già giocato a Exit 8, vedere il film equivale a un’esperienza surreale. Il contesto è familiare ma viene distorto in modi nuovi e inquietanti. Durante la produzione, il set era composto da due corridoi — soprannominati Hitchcock e Kubrick — collegati da un piccolo passaggio, chiamato Mizoguchi. Questa struttura ha permesso di realizzare riprese lunghe e continue, creando l’illusione di un corridoio che loopa. L’idea era di disorientare il pubblico, e persino il team di produzione ha rivelato di essersi perso sul set durante le riprese.
Kawamura sottolinea che “era uno strumento efficace per disorientare il pubblico”, rivelando la sfida intrinseca nel mantenere la coerenza spazio-temporale, sia per gli attori che per il pubblico.
Fonti ufficiali
Per ulteriori informazioni su Exit 8 e la visione di Genki Kawamura, puoi visitare IGN e The Verge.
L’esperienza di Exit 8 è unica e coinvolgente, promettendo di catturare sia i fan del videogioco che coloro che si avvicinano alla storia per la prima volta, offrendo una riflessione profonda sull’architettura della narrazione e del gameplay.
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