Impagnatiello vende beni per apparire nullatenente, la sorella di Giulia: “siete feccia”.
Pubblicato il da Redazione - Attualità
La famiglia di Alessandro Impagnatiello condannata per la vendita sospetta della sua auto. La sorella di Giulia Tramontano: “veri criminali”.
Il Tribunale civile di Milano ha recentemente preso una decisione su una questione che ha destato grande scalpore e indignazione nel pubblico. Alessandro Impagnatiello, giunto alla condanna all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano e del bambino che portava in grembo, ha cercato di apparire nullatenente. La manovra dei familiari per evitare il risarcimento alla famiglia della vittima ha messo ulteriormente in luce la gravità dell’intera situazione.
Un’auto al centro di un contenzioso legale
Il fulcro della questione è rappresentato dalla Volkswagen T-Roc, utilizzata da Impagnatiello per trasportare il corpo di Giulia per tre giorni dopo l’omicidio. Questo veicolo, apparso in molte cronache e accertamenti, non fu immediatamente sequestrato. Solo nel 2024, all’apertura del processo, si emerse un errore sistemico: i familiari di Giulia scoprirono che l’auto era stata venduta a Laura C., 36 anni, cognata di Impagnatiello. Nelle indagini si sono rivelate pratiche ambigue, e i giudici hanno ora confermato che la vendita era un atto simulato, mirato a evitare che l’auto fosse pignorata e quindi utilizzata come strumento di risarcimento.
Secondo la sentenza del giudice Francesco Pipicelli, la vendita avvenuta nell’agosto 2023, per un valore esiguo di 10 mila euro, contrapposto a un valore reale di circa 20 mila euro, è stata realizzata «all’esclusivo fine di sottrarre il bene alle ragioni creditorie dei familiari di Giulia Tramontano». Questo ha portato alla condanna della cognata per risarcire la famiglia della vittima, con una somma di 20 mila euro, più 5 mila euro per spese legali. Anche se significativa, questa cifra rappresenta solo una piccola parte del risarcimento totale previsto nei confronti di Impagnatiello.
Il tentativo di proteggere l’imputato
La questione si complica ulteriormente poiché i familiari di Impagnatiello si sono attivamente impegnati nel tentativo di proteggerlo. Il fratello di Alessandro, Omar, aveva ricevuto una procura speciale per gestire conti e beni dopo l’arresto del presunto assassino. È stato proprio lui a seguire la vendita dell’auto alla cognata. Inoltre, negli atti è emerso che, nell’ottobre 2024, il veicolo stesso fu denunciato come rubato. La denuncia venne però respinta dall’assicurazione, che definì la dinamica «anomala» e non riconducibile ai danni dichiarati.
La sentenza ha nuovamente scatenato la rabbia e l’indignazione della famiglia Tramontano. Chiara, sorella di Giulia, ha reagito duramente attraverso un post sui social media, denunciando l’intera famiglia di Impagnatiello e definendoli «feccia umana». Le parole di Chiara rispecchiano un dolore profondo e un legittimo desiderio di giustizia. L’avvocato della famiglia, Giovanni Cacciapuoti, ha chiarito che l’intento non era il profitto economico, bensì garantire che l’auto, simbolo di un delitto orrendo, non potesse più circolare.
È rilevante notare che inizialmente fu sequestrato solo il pianale dell’auto, sul quale furono trovate tracce di sangue, mentre l’intero veicolo restò in circolazione. Questa situazione ha contribuito ad alimentare la frustrazione dei familiari di Giulia, che desiderano giustizia non solo per la loro perdita, ma anche per la memoria della giovane madre e del suo bambino.
Le problematiche relative ai beni e ai risarcimenti sono spesso complicate, ma in questo caso specifico, la questione si è trasformata in un dramma familiare e legale che ha coinvolto due famiglie in modi tragici e complessi. Il rapporto tra giustizia e dignità non è mai stato così evidente come ora, e la sentenza del tribunale di Milano ha gettato luce su come anche i legami familiari possano essere messi in discussione di fronte a un reato così grave.
Per maggiori dettagli sulla vicenda, si consiglia di consultare le fonti ufficiali presso il Tribunale di Milano e le cronache locali.
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