Impatto ambientale e territorio indigeno preoccupano l’hub tecnologico pianificato dagli USA nelle Filippine.
Il Presidente delle Filippine, Ferdinand Marcos Jr., è arrivato al Grand Hyatt Manila il 10 settembre per parlare a centinaia di rappresentanti stranieri delle imprese riuniti per il forum degli investitori del Corridoio Economico di Luzon. Fuori dall’hotel, centinaia di manifestanti si erano radunati, con cartelli che recitavano “No a Pax Silica!”. La scena riflette sia i piani ambiziosi del governo di cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale, sia una profonda ambivalenza nella società civile. La polizia ha affrontato la folla, spingendola con scudi antisommossa e manganelli nella strada fuori dalla hall dell’hotel. Gli attivisti sostengono che la polizia abbia ferito almeno 27 manifestanti e ne abbia arrestati cinque.
Protester Fione Yang, del gruppo attivista-scientifico AGHAM, ha detto di aver cercato di mediare con la polizia per calmare le tensioni quando l’hanno arrestata.
“Vogliamo che il governo Marcos e gli investitori vedano l’indignazione che tutto ciò ha causato”, ha detto Yang a Mongabay. “Ci stanno portando via le risorse e le nostre terre.”
Obiettivo di Pax Silica
I progetti Pax Silica e il Corridoio Economico di Luzon suscitano polemiche politiche e ambientali. Il governo sostiene che sia un vantaggio per l’economia delle Filippine. Tuttavia, gli oppositori del progetto, tra cui comunità indigene e locali attualmente residenti sulle terre destinate al progetto, ritengono che si tratti di un’accaparramento internazionale di terre e risorse a discapito delle ambizioni di IA degli Stati Uniti. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha visitato Manila nel luglio 2026 per confermare l’impegno bilaterale al progetto, con un’intesa finale prevista per la firma nel novembre 2026.
Piani controversi
Il progetto Pax Silica avrà bisogno di circa 3 gigawatt di energia per funzionare e si prevede che sia principalmente alimentato dal sole. Il sito sovrappone i territori ancestrali di migliaia di Aeta, considerati tra i primi coloni dell’arcipelago. Il BCDA, che gestisce il Clark, ha dichiarato che i centri di dati potrebbero far parte di Pax Silica, ma successivamente ha smentito questa ipotesi in una conferenza stampa a settembre. Il BCDA sostiene che il progetto non sposterà nessuno, ma la tribù Aeta Hungey ha già ricevuto l’ordine di lasciare le terre. Inoltre, a causa dei ritardi nei processi burocratici, la comunità Aeta non ha ancora ottenuto un titolo di dominio ancestrale.
Il futuro incerto
L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di portare vantaggi al Paese ospitante, ma ci sono ancora molte preoccupazioni tra la popolazione locale riguardo all’uso delle risorse, alla gestione dei rifiuti e all’approvvigionamento idrico del futuro hub Pax Silica. I manifestanti continuano a sollevare le proprie preoccupazioni e ad opporsi al progetto, mentre il governo cerca di portare avanti i piani nonostante le controversie in corso.
Fonti: https://mongabay.com/news/filippine-progetto-hub-tecnologico-usa-polemiche-ambientali-terre-indigene/
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