India intende registrare e verificare ogni smartphone in circolazione per maggiore sicurezza.
Pubblicato il da Ignazio Aragona - Tecnologia
Il governo indiano sta ampliando il proprio programma contro il furto e la cybercriminalità, includendo sia smartphone nuovi che usati. Questa iniziativa mira a contrastare i furti di dispositivi e le frodi online, ma solleva nuove preoccupazioni relative alla privacy.
Nuove Regole per il Mercato degli Smartphone Usati
Il ministero delle telecomunicazioni indiano ha annunciato che le aziende che acquistano o commerciamo telefoni usati dovranno verificare ogni dispositivo tramite un database centrale di numeri IMEI. Questa direttiva si aggiunge a una recente normativa che impone ai produttori di smartphone di preinstallare l’app Sanchar Saathi sui nuovi dispositivi e di spingere gli aggiornamenti software sui modelli esistenti.
Secondo un comunicato stampa ufficiale, riportato per primo da Reuters, l’app Sanchar Saathi, lanciata nel 2023, consente agli utenti di bloccare o rintracciare dispositivi smarriti o rubati. Fino ad oggi, il sistema ha bloccato oltre 4,2 milioni di dispositivi e tracciato ulteriormente 2,6 milioni, secondo i dati governativi. A gennaio di quest’anno, è stata rilasciata un’app dedicata che ha aiutato a recuperare oltre 700.000 telefoni, inclusi 50.000 solo nel mese di ottobre.
L’app Sanchar Saathi ha ricevuto un’ampia adozione, con quasi 15 milioni di download e oltre tre milioni di utenti attivi mensili a novembre, segnando un incremento del 600% rispetto al mese di lancio, secondo Sensor Tower. Anche il traffico web verso la piattaforma ha visto un aumento significativo, con i visitatori unici mensili che sono cresciuti del 49% rispetto all’anno precedente.
Critiche e Preoccupazioni sulla Privacy
Tuttavia, la direttiva del governo ha suscitato forti reazioni da parte di esperti di privacy, gruppi della società civile e partiti di opposizione. I critici sostengono che questa misura amplifica la visibilità statale sui dispositivi personali senza adeguate garanzie. Il governo indiano giustifica l’iniziativa come necessaria per combattere un’impennata dei crimini informatici, come la duplicazione dell’IMEI e le frodi nel mercato degli smartphone usati.
Rispondendo alle preoccupazioni, il ministro delle telecomunicazioni, Jyotiraditya M. Scindia, ha dichiarato che Sanchar Saathi è “un sistema completamente volontario e democratico” e che gli utenti possono eliminare l’app se non desiderano utilizzarla. La direttiva richiede anche che l’app preinstallata sia “ben visibile e accessibile agli utenti al momento del primo utilizzo” e che “le sue funzionalità non siano disabilitate”, sollevando dubbi sull’effettiva opzione di utilizzo.
Il vice ministro delle telecomunicazioni, Pemmasani Chandra Sekhar, ha riferito che la maggior parte dei principali produttori è coinvolta nel gruppo di lavoro governativo per l’iniziativa, sebbene Apple non abbia partecipato. In aggiunta alla spinta per l’app Sanchar Saathi, il ministero sta testando un’interfaccia di programmazione (API) che consentirà alle piattaforme di rivendita e di commercio di caricare le identità dei clienti e i dettagli dei dispositivi direttamente al governo. Questo rappresenterebbe un importante passo verso la creazione di un registro nazionale degli smartphone in circolazione.
Il mercato degli smartphone usati in India è in rapida espansione, con sempre più consumatori che si rivolgono alle alternative più economiche a causa dell’aumento dei prezzi dei nuovi dispositivi. Nel 2024, l’India è diventata il terzo mercato mondiale per smartphone di seconda mano.
Nonostante questa crescita, ben l’85% del settore degli smartphone usati rimane non organizzato, con la maggior parte delle transazioni che avviene attraverso canali informali. L’iniziativa del governo si concentra esclusivamente sulle piattaforme di commercio formali, lasciando ampio margine di manovra per il mercato secondario non regolamentato.
Il governo sostiene che la preinstallazione dell’app aiuterà a facilitare la “segnalazione facile di possibili abusi delle risorse telecomunicative”. Tuttavia, gli esperti di privacy avvertono che il flusso crescente di dati potrebbe fornire alle autorità una visibilità senza precedenti sulla proprietà dei dispositivi, suscitando preoccupazioni su come queste informazioni potrebbero essere utilizzate o abusate.
Prateek Waghre, esperto di politiche presso il Tech Global Institute, ha affermato che si tratta di un passo problematico. “Stiamo praticamente assistendo alla potenziale creazione di un database per ogni singolo dispositivo”, ha dichiarato, sollevando interrogativi sulla gestione futura di tali dati. Il governo indiano non ha fornito dettagli su come verranno memorizzati i dati raccolti, chi avrà accesso a essi o quali misure di salvaguardia saranno adottate man mano che il sistema si espande.
Le associazioni per i diritti digitali avvertono che l’ampia portata della base di smartphone in India — stimata in circa 700 milioni di dispositivi — significa che anche piccoli cambiamenti amministrativi possono avere conseguenze significative.
Meghna Bal, direttrice presso l’Esya Centre, ha espresso preoccupazioni riguardo alle possibili ripercussioni per le startup e i piccoli imprenditori. “Se il governo intende costruire tali sistemi, deve essere supportato da audit indipendenti e misure di responsabilità trasparenti”, ha affermato.
In conclusione, l’API proposta potrebbe sollevare preoccupazioni per le aziende di rivendita, che potrebbero trovarsi a dover affrontare responsabilità nel caso in cui le informazioni sensibili dei clienti venissero gestite in modo improprio.
Non ci sono state risposte dal ministero delle telecomunicazioni indiano riguardo alle richieste di commento di TechCrunch.
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