India rivede le normative per le startup nel settore delle tecnologie avanzate.

Pubblicato il da Ignazio Aragona - Tecnologia

India rivede le normative per le startup nel settore delle tecnologie avanzate.

Nasce il Nuovo Quadro delle Startup in India

Le startup deep tech, operanti in settori avanzati come lo spazio, i semiconduttori e la biotecnologia, richiedono tempo considerevole per maturare rispetto alle imprese tradizionali. In risposta a questa realtà, il governo indiano ha deciso di aggiornare le normative per le startup, per stimolare l’innovazione e favorire la nascita di prodotti commerciali. L’obiettivo è supportare il settore deep tech nell’affrontare i suoi cicli di sviluppo più lunghi.

La scorsa settimana, il governo indiano ha rinnovato il proprio quadro normativo, estendendo a 20 anni il periodo in cui le aziende deep tech possono essere classificate come startup. Inoltre, il limite di fatturato per usufruire di agevolazioni fiscali e di altri benefici è stato aumentato a ₹3 miliardi (circa 33 milioni di dollari), rispetto al precedente limite di ₹1 miliardo (circa 11 milioni di dollari). Questa modifica mira a garantire che le politiche siano allineate con i lunghi cicli di sviluppo tipici delle imprese guidate dalla scienza e dall’ingegneria.

Questa iniziativa fa parte di un più ampio sforzo da parte di Nuova Delhi per costruire un ecosistema deep tech sostenibile, combinando riforme normative e investimenti pubblici, attraverso il Fondo per la Ricerca, lo Sviluppo e l’Innovazione (RDI) da ₹1 trilione (circa 11 miliardi di dollari), annunciato l’anno scorso. Tale fondo si propone di ampliare le opportunità di finanziamento per le aziende a forte contenuto scientifico e di ricerca.

Impatto sul Settore e Sulle Startup

Queste modifiche potrebbero risolvere una delle pressioni percepite nel settore: il rischio di perdere lo status di startup mentre le aziende sono ancora in fase di sviluppo. Vishesh Rajaram, partner fondatore di Speciale Invest, un fondo di venture capital indiano, ha dichiarato che il precedente quadro normativo creava un “falso segnale di fallimento”, valutando le aziende sulla base delle tempistiche normative anziché sui progressi tecnologici. “Riconoscendo formalmente le peculiarità delle deep tech, la nuova politica riduce le difficoltà nel reperire fondi e nel collaborare con le istituzioni,” ha affermato Rajaram.

Nonostante ciò, gli investitori evidenziano che l’accesso al capitale rimane una delle principali limitazioni, in particolare oltre le fasi iniziali. Rajaram ha notato che la mancanza di fondi a lungo termine, come il finanziamento Serie A e oltre, rappresenta una della maggiori sfide per le aziende deep tech, soprattutto quelle a elevato contenuto di capitale. In questo contesto, il fondo RDI è pensato per colmare queste lacune.

Arun Kumar, managing partner di Celesta Capital, ha spiegato che il vero vantaggio del RDI è aumentare le risorse disponibili per le aziende deep tech nelle fasi iniziali e di crescita. Il fondo è stato strutturato per affrontare le carenze croniche nel finanziamento, senza alterare i criteri commerciali che governano le decisioni d’investimento privato. Ciò potrebbe rendere il processo di raccolta fondi più efficiente e accessibile per i fondatori deep tech.

Le Prospettive per il Settore Deep Tech Indiano

Siddarth Pai, partner fondatore di 3one4 Capital, ha osservato che il nuovo quadro normativo evita il “graduation cliff” che ha storicamente interrotto il sostegno alle aziende durante la loro fase di crescita. Queste nuove politiche arrivano mentre il fondo RDI sta iniziando a prendere forma operativa, con i primi gestori di fondi già selezionati e la ricerca di manager di venture capital e private equity in corso.

Sebbene il capitale privato per il deep tech esista già in India, in particolare in ambiti come la biotecnologia, il RDI è destinato a fungere da nucleo per la creazione di maggiori opportunità di finanziamento. Diversamente dai tradizionali fondi di fondi, questo veicolo è previsto per assumere posizioni dirette e fornire credito e sovvenzioni a startup deep tech.

Attualmente, il settore deep tech indiano è ancora in fase di emergenza, avendo raccolto 8,54 miliardi di dollari fino ad oggi. Nel 2025, le startup deep tech indiane hanno raccolto 1,65 miliardi di dollari, segnando un notevole recupero rispetto ai 1,1 miliardi degli anni precedenti. Questo aumento indica una crescente fiducia degli investitori in settori allineati con le priorità nazionali. Neha Singh, cofondatrice di Tracxn, ha dichiarato che l’incremento del finanziamento suggerisce una transizione verso investimenti a lungo termine.

In confronto, le startup deep tech statunitensi hanno raccolto circa 147 miliardi di dollari nel 2025, più di 80 volte il totale indiano, mentre la Cina ha raggiunto circa 81 miliardi. Questo divario mette in evidenza la sfida che l’India affronta nel settore della tecnologia a capitale intensivo, nonostante il proprio potenziale di talento ingegneristico. Le speranze sono ora riposte in queste nuove misure governative per attivare una maggiore partecipazione degli investitori nel medio termine.

Per gli investitori globali, il cambio di quadro normativo a Nuova Delhi rappresenta un segnale della volontà di sviluppare politiche a lungo termine anziché un fattore immediato per un cambiamento nell’allocazione dei fondi. “Le aziende deep tech operano su orizzonti di investimento che vanno da sette a dodici anni, quindi il riconoscimento normativo che estende il ciclo di vita dell’azienda dà ai investitori maggiore fiducia nelle politiche,” ha commentato Pratik Agarwal di Accel.

Infine, il vero test per gli investitori sarà vedere se l’India potrà generare risultati competitivi a livello globale. Secondo Kumar di Celesta Capital, la vera scommessa sarà la nascita di un numero significativo di aziende deep tech indiane di successo sul palcoscenico internazionale.

Fonte: TechCrunch, Tracxn

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