Inquinamento atmosferico in Sri Lanka: le autorità attribuiscono la colpa alla poluzione transfrontaliera.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Inquinamento atmosferico in Sri Lanka: le autorità attribuiscono la colpa alla poluzione transfrontaliera.

Aumento dell’inquinamento atmosferico in Sri Lanka

I recenti livelli di inquinamento atmosferico hanno destato preoccupazione tra le autorità di Sri Lanka, che identificano l’inquinamento transfrontaliero come una delle cause principali della scarsa qualità dell’aria. Questo fenomeno si è intensificato dagli anni ’90, con tendenze stagionali significative durante le pratiche di bruciatura agricola in India e le emissioni della centrale a carbone di Norochcholai, situata nel nord-ovest dell’isola.

Le autorità sanitarie avvertono i cittadini circa i rischi di malattie cardiovascolari nel caso di esposizione prolungata a particelle fini. A Colombo, per esempio, i giorni di scarsa visibilità sono diventati sempre più frequenti, creando disagio e preoccupazione tra i residenti. La qualità dell’aria è monitorata regolarmente e i risultati sono allarmanti.

Impatto sulla salute e misure di monitoraggio

Santhanam Mary, una lavoratrice municipale con oltre 13 anni di esperienza, ha recentemente notato un aumento delle malattie tra i suoi colleghi. “Soffriamo di mal di testa frequenti, irritazione agli occhi e sintomi simili a raffreddore. Ci viene consigliato di indossare mascherine, ma è difficile farlo per lunghe ore,” afferma.

Il monitoraggio della qualità dell’aria da parte dell’Organizzazione Nazionale per la Ricerca Edilizia (NBRO) riporta valori preoccupanti. Nella città di Badulla, i livelli raggiungono i 82 microgrammi per metro cubo, mentre a Kotte si registrano 52 microgrammi. Questi dati giustificano le lamentele di chi vive in aree colpite da alti livelli di inquinamento.

Secondo l’indice di qualità dell’aria (AQI), un valore tra 101 e 200 indica condizioni di salute precarie per gruppi vulnerabili, tra cui bambini, donne in gravidanza e persone con patologie preesistenti. La World Health Organization (WHO) raccomanda un valore guida annuale di 5 mcg per metro cubo per minimizzare i rischi per la salute a lungo termine.

Dal 28 febbraio al 3 marzo, le letture di AQI in quasi tutto il Paese hanno superato i 100, con picchi nei distretti di Kolonnawa, Anuradhapura e Galle, dove i cittadini hanno lamentato problemi respiratori. Vernika Ranwaka Arachchi, direttrice del monitoraggio della qualità dell’aria alla Central Environmental Authority (CEA), ha spiegato che la stagnazione della foschia nelle condizioni di vento attuali sta contribuendo alla degradazione della qualità dell’aria. Durante i picchi, le misurazioni di PM2.5 hanno raggiunto quantità preoccupanti di oltre 150 microgrammi.

Il piano d’azione d’emergenza riconosce tre livelli di allerta per episodi di inquinamento PM2.5 e PM10: livello di allerta (150 mcg per m3), livello di avviso (200 mcg per m3) e livello di emergenza (300 mcg per m3). In caso di emergenza, la CEA attua misure controllate per informare il pubblico e aumentare la consapevolezza sui rischi legati all’inquinamento.

La crescita sistematica dell’inquinamento atmosferico è confermata da uno studio del professor Oliver Ileperuma della University of Peradeniya, che mette in evidenza l’aumento continuo di SO2, O3 e NO2 tra il 1997 e il 2003. L’esposizione a queste sostanze può comportare infiammazioni e stress ossidativo, con effetti negativi su organi vitali come polmoni, cuore e cervello.

Il rapporto sulla qualità dell’aria di IQAir del 2025 posiziona Sri Lanka al 42° posto tra 143 Paesi, evidenziando che l’inquinamento è una questione critica in diversi Paesi dell’Asia, tra cui Bangladesh e Pakistan. In questi Paesi, le emissioni industriali e la combustione agricola sono tra le cause principali di morti premature.

Ranwaka Arachchi ha sottolineato come il PM2.5 sia il principale inquinante, rappresentando una miscela di particelle solide e goccioline liquide nell’aria. Nonostante Sri Lanka abbia firmato la Dichiarazione di Malé nel 1998 per affrontare l’impatto transfrontaliero dell’inquinamento, la sua attuazione è limitata. Secondo Zubair, l’attenzione verso questo accordo è stata scarsa, con poca cooperazione da parte dell’India, che affronta problemi di inquinamento ben più gravi.

Inoltre, il dottor Duminda Yasaratne della University of Peradeniya ha messo in evidenza come l’inquinamento atmosferico possa esacerbare malattie polmonari e contribuire allo sviluppo di nuove patologie respiratorie. È fondamentale proteggere i polmoni dei bambini, poiché la loro crescita avviene nei primi vent’anni di vita. Se non respira aria di qualità, è probabile che sperimentino problemi respiratori in età adulta.

La CEA sta collaborando con il Ministero dell’Ambiente e il Programma di Cooperazione Ambientale del Sud Asia per trovare soluzioni per ridurre l’impatto dell’inquinamento sulla salute pubblica, ma è chiaro che affrontare questo problema richiederà uno sforzo collettivo internazionale.

Per ulteriori dettagli e informazioni ufficiali, puoi consultare i seguenti rapporti:

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