Interesse per l’Università cresce tra gli studenti, boom delle telematiche: 2 milioni iscritti ma metà non laureati dopo 6 anni.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
La situazione demografica sta cambiando anche per quanto riguarda l’istruzione universitaria in Italia. Secondo la Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Cnel, presentata a Roma il 14 ottobre, le Università italiane hanno registrato un massimo storico di 2,05 milioni di iscritti nell’anno accademico 2024/25, con un aumento del 16,9% rispetto al 2018/19. Questo incremento è guidato principalmente dal passaggio dei neo diplomati dalle scuole superiori all’Università, che è aumentato del 64,8%, il valore più alto mai registrato. In pratica, su tre ragazzi che si diplomano, due scelgono di iscriversi ad un corso universitario.
Un dato interessante è che le iscrizioni universitarie guidano da atenei telematici, che hanno registrato una crescita del 158,6%, mentre le Università statali solo del 5,7%. Gli atenei telematici ora rappresentano il 15% del totale delle iscrizioni, ma vedono anche un tasso di abbandono tra il primo e il secondo anno più elevato rispetto alle Università statali.
Nonostante questi dati positivi, l’Italia rimane indietro rispetto ad altri Paesi, con una percentuale più bassa di laureati tra i 25 e i 34 anni rispetto alla media dell’Ocse. Solo il 56% degli studenti si laurea entro sei anni dall’immatricolazione, rispetto al 70% della media Ocse. Inoltre, i professori universitari italiani sono i più anziani d’Europa, secondo la stessa Relazione annuale del Cnel.
Un altro aspetto interessante riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale: mentre il 89% dei ragazzi italiani tra 9 e 16 anni utilizza l’IA generativa, solo il 25% degli insegnanti ne fa uso, molto meno della media Ocse.
Passando alla scuola, ci sono segnali positivi riguardo all’abbandono precoce, che è diminuito dal 14,7% del 2015 all’8,3%. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha sottolineato che grazie alle riforme avviate, è stato possibile recuperare molti ragazzi che altrimenti avrebbero abbandonato gli studi, aumentando anche le competenze alla fine del percorso scolastico.
Questi dati mostrano un quadro complesso dell’istruzione in Italia, con segnali positivi sia nell’ambito universitario che scolastico, ma anche delle sfide da affrontare per ridurre le disparità con gli altri Paesi europei.
Fonte:
– Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Cnel
– Ansa
– Statistiche Ocse
– Dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara
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