Italiani longevi ma con carriera difficile: 33 anni di lavoro, donne svantaggiate, servono più apprendistati.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Italiani longevi ma con carriera difficile: 33 anni di lavoro, donne svantaggiate, servono più apprendistati.

Gli italiani si distinguono nell’Unione Europea per una vita media sorprendentemente lunga, con le donne che raggiungono i 85 anni e gli uomini gli 81. Tuttavia, questo dato positivo si contrappone a un panorama lavorativo caratterizzato da precarietà e incertezze. Secondo i dati della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (Cna), nel 2023 la durata attesa della vita lavorativa in Italia è di soli 33 anni, il secondo valore più basso dell’Unione Europea, superando soltanto la Romania. Questo è quattro anni e mezzo meno rispetto alla media europea di 37,5 anni.

Un Trend Preoccupante per il Lavoro in Italia

In un confronto con l’anno precedente, la situazione non è migliorata: la durata della vita lavorativa è aumentata di appena due mesi, mentre la media europea ha registrato un incremento di tre mesi. Nell’anno precedente, l’Italia si trovava a 32,8 anni, mentre la media Ue si attestava a 37,2. Questo gap non fa altro che amplificare la distanza con le principali economie europee.

Infatti, nelle nazioni come Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi, la durata attesa della vita lavorativa raggiunge valori significativamente più alti: rispettivamente 40,2 anni, 37,5 anni, 36,8 anni e un sorprendente 44 anni nei Paesi Bassi. Questo divario pone l’Italia in una situazione sfavorevole, complicando la vita lavorativa di tanti cittadini.

Analizzando i dati dal 2015, emerge un miglioramento quasi irrilevante. La durata attesa della vita lavorativa è passata da 30,7 anni a 33 anni in dieci anni, mentre la media europea è cresciuta da 34,9 a 37,5 anni, allargando il divario da 4,2 a 4,5 anni. Questo trend evidenzia una stagnazione non solo nel tempo di lavoro atteso, ma anche un reale rallentamento della carriera lavorativa degli italiani.

Le Disparità di Genere nel Mercato del Lavoro

Un aspetto particolarmente allarmante è la situazione delle lavoratrici italiane. La durata attesa della vita lavorativa per le donne è di appena 28,4 anni, un dato che contrasta con la media europea di 35,4 anni. Il divario di genere è pari a 8,9 anni, il più alto nell’Unione Europea. Questo scenario incide inevitabilmente sul tasso di occupazione femminile, che in Italia si ferma al 58%, quasi tredici punti al di sotto della media europea e dimostra una preoccupante disparità occupazionale.

Secondo Cna, le cause di questo ritardo si legano all’ingresso tardo dei giovani nel mercato del lavoro, alle carriere discontinue e alla bassa partecipazione delle donne. Un’analisi approfondita mette in luce un altro fattore: l’età mediana della popolazione italiana, che ha raggiunto i 49,1 anni, con il 25% della popolazione over 65. Questo dato riflette anche sul sistema pensionistico, che rappresenta il 15,5% del PIL, il tasso più alto nell’Unione.

Sebbene il settore della scuola presenti una rappresentanza femminile oltre l’80%, i problemi rimangono. Contratti a tempo determinato, immissioni in ruolo tardive e difficoltà nel fare carriera sono solo alcune delle sfide che questo settore deve affrontare. L’età media dei lavoratori è elevata, segno di un ambiente lavorativo che fatica a ringiovanirsi.

Proposte per il Rilancio del Mercato Lavorativo

Per affrontare queste problematiche, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato propone alcune misure concrete. È fondamentale “sostenere la trasmissione delle imprese e delle competenze tra generazioni, valorizzando il ruolo delle micro e piccole imprese.” In particolare, si suggerisce di implementare politiche mirate per l’occupazione giovanile e femminile, rafforzare l’istruzione tecnica e professionale e promuovere apprendistati. Ulteriormente, si dovrebbe incentivare la conciliazione tra lavoro e vita familiare, nonché la formazione continua e l’invecchiamento attivo.

Affrontare queste sfide non è solo una questione di giustizia sociale, ma è essenziale per garantire un futuro sostenibile e prospero per l’Italia. Le proposte formulate da Cna rappresentano un primo passo verso un mercato del lavoro più equo e inclusivo, che possa finalmente ridurre i divari esistenti e favorire una partecipazione attiva di tutte le fasce della popolazione.

Le riflessioni sulla situazione del mercato del lavoro e sulla partecipazione delle donne richiedono un’attenzione costante e strategie mirate. La speranza è che il futuro possa riservare un miglioramento significativo, restituendo dignità e opportunità a tutti i lavoratori italiani.

Fonti ufficiali: Confederazione Nazionale dell’Artigianato (Cna), Eurostat.

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