La conoscenza indigena tutela il quoll settentrionale, specie in via di estinzione in Australia.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

La conoscenza indigena tutela il quoll settentrionale, specie in via di estinzione in Australia.

Importanza della conoscenza culturale indigena nella conservazione del quoll del nord

Una nuova ricerca condotta nel nord dell’Australia ha evidenziato il ruolo cruciale della conoscenza culturale ed ecologica indigena (ICEK) nelle strategie di conservazione del quoll del nord (Dasyurus hallucatus), un marsupiale carnivoro in pericolo di estinzione. Lo studio, pubblicato nella rivista Wildlife Research, è stato guidato dal popolo Martu, la cui terra si estende nello stato dell’Australia Occidentale. I risultati della ricerca dimostrano come la conoscenza culturale abbia fornito dati storici vitali per monitorare la popolazione del quoll in aree precedentemente non documentate dalla scienza occidentale.

Integrando la conoscenza culturale con le strategie contemporanee di conservazione, lo studio propone approcci più informati e sostenibili per il mantenimento delle popolazioni di quoll nelle terre Martu, garantendo così la resilienza sia per la specie che per gli ecosistemi in cui vive.

La crisi della biodiversità in Australia

Nonostante la ricca biodiversità, l’Australia ha uno dei tassi di estinzione dei mammiferi più elevati al mondo. Dalla colonizzazione europea, almeno 40 specie di mammiferi terrestri sono state perse, e molte altre affrontano gravi minacce. Tra queste, il quoll del nord è un esempio emblematico. Questo piccolo marsupiale, diffuso nelle aree tropicali del continente, è considerato in pericolo dalla Lista Rossa dell’IUCN a causa delle pressioni degli animali introdotti, della modificazione degli habitat e del degrado del territorio.

Da oltre due secoli, la biodiversità dei mammiferi coincide con minacce crescenti alla preservazione della conoscenza culturale delle Prima Nazioni in Australia. Le popolazioni indigene sono state spesso forzosamente rimosse dalle loro terre, con una conseguente perdita delle pratiche di gestione tradizionale e della conoscenza locale della biodiversità, ignorate dalla comunità scientifica.

Recentemente, uno studio ha utilizzato la ICEK in combinazione con le metodologie scientifiche occidentali per affrontare la conservazione del quoll del nord e potenzialmente di altre specie in futuro. La ricerca, condotta dai membri del popolo Martu, ha rivelato come la loro conoscenza tradizionale, tramandata di generazione in generazione, possa supportare metodi di conservazione più efficaci.

Durante le sessioni di ninti, o condivisione di conoscenze, tra gli anziani Martu, i ricercatori e la comunità, sono state raccolte informazioni storiche sul quoll del nord, rivelando che un tempo era ampiamente diffuso nelle terre Martu. Tuttavia, i racconti indicano che significative declini si sono verificati nell’ultimo secolo è attribuibili principalmente all’impatto dei predatori introdotti e alla modifica delle pratiche di bruciatura tradizionali.

Uno dei risultati principali dello studio riguarda la gestione del fuoco e il suo effetto sulle popolazioni di quoll. Da millenni, le popolazioni indigene gestiscono le loro terre attraverso pratiche di bruciatura tradizionale. Tuttavia, queste pratiche sono state alterate o abbandonate a causa dell’espansione coloniale, portando a cambiamenti negli habitat. I ricercatori hanno evidenziato che i quoll esistevano nelle aree oggetto dello studio mentre i Martu utilizzavano pratiche di bruciatura tradizionali.

La ricerca ha determinato che, dopo lo spostamento delle popolazioni indigene dalle loro terre e la cessazione delle pratiche di bruciatura tradizionale, i numeri del quoll hanno cominciato a diminuire. Questa scoperta non sminuisce l’impatto degli animali ferali, ma sottolinea l’importanza delle osservazioni delle comunità indigene in relazione alla gestione delle specie.

L’acquisizione di conoscenze culturali e scientifiche ha reso possibile elaborare strategie di conservazione più efficaci. Un esempio chiave è l’uso di tecniche di bruciatura “mosaico”, ovvero fuochi gestiti in modo controllato per mantenere habitat diversificati, riducendo il rischio di incendi devastanti.

Inoltre, lo studio offre spunti su come affrontare la devastazione causata dalla presenza di rospi granatieri (Rhinella marina), una specie introdotta negli anni ’30 per controllare i parassiti agricoli. Questi rospi sono stati determinanti per l’estinzione localizzata del quoll del nord in molte regioni australiane.

Le terre Martu sono state descritte dai ricercatori come l’“ultimo rifugio continentale” per il quoll del nord non attaccato dai rospi. Qui, la popolazione di quoll è la più grande e intacta attualmente conosciuta. L’emancipazione e il supporto degli ranger indigeni, affiancati dalla scienza occidentale, sono considerati essenziali per garantire il futuro della specie.

L’efficacia della collaborazione tra la scienza occidentale e le comunità delle Prima Nazioni pone un precedente significativo per future ricerche e iniziative di conservazione. Le terre indigene sono spesso poco accessibili agli estranei, ma le conoscenze tradizionali forniscono strumenti unici per la gestione degli ecosistemi.

In futuro, sarà fondamentale continuare a esplorare e integrare la conoscenza indigena nella conservazione della biodiversità in Australia.

Fonti ufficiali:
– Woinarski, J. C., et al. (2026). Investigating the causes of an extinction catastrophe: Controlling introduced predators remains essential for conserving Australia’s mammals. BioScience.
– Taylor, M., et al. (2026). Wiminyji in the Western Desert: Martu knowledge reveals historical declines of northern quolls in arid Australia. Wildlife Research.
– Dunlop, J., et al. (2025). Quantifying the potential impact of the cane toad (Rhinella marina) on biodiversity in Australia’s Pilbara region. Scientific Reports.

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