La motivazione intrinseca, non il voto, stimola l’apprendimento: il pensiero di Bruner.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Il Ruolo della Motivazione nell’Apprendimento
Parliamo con Cinzia Mion, esperta di psicologia dell’apprendimento, già insegnante e dirigente scolastica. Affrontiamo un tema attuale: le recenti Indicazioni nazionali per il primo ciclo evidenziano l’importanza delle motivazioni nel percorso educativo.
Professoressa Mion, iniziamo dal passato: per anni la scuola ha enfatizzato le motivazioni “estrinseche”, come voti e competizione. Questo approccio ha ancora valore?
Assolutamente no. L’idea di apprendimento sta cambiando. Con il superamento del neo-comportamentismo, che si concentrava su premi e votazioni, si è affermata la psicologia cognitiva, basti pensare a Jerome Bruner. Oggi è fondamentale osservare non solo i risultati finali, ma anche i processi mentali: come pensiamo, risolviamo problemi e acquisiamo conoscenze.
La Motivazione Intrinseca e il Suo Impatto
Qual è allora oggi la vera “molla” dell’apprendimento?
Si tratta della motivazione intrinseca, quella spinta interna che nasce dal piacere di imparare. Non si studia per il voto o per evitare punizioni, ma per il desiderio di comprendere e diventare competenti. Questo stato di grazia può appartenere sia ai bambini che agli adulti.
Dove nascono queste motivazioni?
Sono innate e fanno parte dello sviluppo umano. Parliamo di tre principali spinte: la curiosità epistemica, il desiderio di competenza e il bisogno di identificazione. Sono motivazioni autogratificanti: offrono soddisfazione nel momento stesso in cui vengono sperimentate.
Per fornire esempi concreti, un bambino si comporta in modo curioso, lasciando cadere oggetti dal seggiolone per osservare la loro caduta. Il desiderio di competenza emerge quando il bambino inizia a voler fare le cose da solo: “Voglio mangiare da solo”. Questi comportamenti dimostrano spinte vitali e naturali.
In termini evolutivi, se l’essere umano non avesse avuto un innato desiderio di esplorare e acquisire competenze, non sarebbe sopravvissuto. La curiosità e la competenza sono essenziali per costruire conoscenza e abitare il mondo.
Attivare la Motivazione in Classe
Arriviamo alla scuola: come possiamo attivare queste motivazioni in classe?
Non basta la semplice trasmissione delle conoscenze. Un docente deve preparare il terreno, introducendo nuovi argomenti attraverso situazioni problematiche collegate a ciò che gli studenti già conoscono. Sono essenziali il confronto, la discussione e il “inciampo cognitivo”, una crisi positiva che stimola la curiosità.
Cosa significa “inciampo cognitivo”?
Si tratta di situazioni che mettono in crisi positiva lo studente, provocando domande e dubbi. Questo processo stimola il pensiero critico e la costruzione attiva di conoscenze, come Bruner suggeriva. Non ci si limita all’assimilazione di informazioni, ma si passa all’analisi e alla formulazione di ipotesi.
È possibile applicare questi principi anche ai bambini più piccoli?
Certo! Le Indicazioni nazionali sottolineano che fin dalla scuola dell’infanzia si possono promuovere il pensiero ipotetico e il problem solving, creando un ambiente stimolante.
Ma quanto sono importanti i processi di identificazione per il processo educativo?
Tutti i bambini necessitano di amore e approvazione. Si identificano prima con i genitori e poi anche con i loro insegnanti. Alcuni docenti diventano modelli da seguire, non solo per la loro competenza, ma per la capacità di costruire relazioni significative.
Il Ruolo della Relazione nell’Apprendimento
Essere competenti non basta per essere un buon insegnante. È fondamentale comprendere e rispondere ai bisogni profondi di cooperazione e relazionalità. L’apprendimento avviene nella reciprocità e nell’azione comune, dove si condividono obiettivi e si attivano processi di collaborazione.
Questo approccio reinterpreta l’idea di classe come comunità di apprendimento: non più individui isolati, ma persone che costruiscono conoscenze insieme.
Il suo interesse per le motivazioni intrinseche sembra molto personale.
Assolutamente. È un fil rouge che ha caratterizzato la mia vita professionale. Ho sempre cercato di trasmettere questa passione ai miei studenti e colleghi, sentendo una certa nostalgia per una scuola in grado di far innamorare i ragazzi del “magico” funzionamento della mente.
Se dovesse riassumere il suo messaggio in un’unica frase?
Senzo motivazioni intrinseche non c’è vero apprendimento, ma solo addestramento.
Infine, un nome su tutti in questo percorso di riflessione?
Bruner. Sempre.
Fonti ufficiali: Bruner, J. S. (1966). *Toward a Theory of Instruction*. Harvard University Press. Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. (2021). *Indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo di istruzione*.
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