La polemica sulla sentenza a Chiara Ferragni rivista da Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
La recente decisione del Tribunale di Milano nel cosiddetto “Pandoro Gate” ha riportato al centro del dibattito pubblico il nome di , l’imprenditrice digitale e influencer italiana. Ferragni è stata prosciolta dal procedimento penale in cui era accusata di truffa aggravata in relazione alle vendite di pandori e uova di Pasqua collegate a presunte iniziative di beneficenza, ma il modo in cui è stato definito l’esito ha innescato un acceso confronto mediatico
Proscioglimento: non semplice assoluzione secondo Selvaggia Lucarelli
La giornalista e opinionista ha commentato la sentenza via social, sottolineando una distinzione tecnica importante: secondo lei, Ferragni è **stata “prosciolta” e non completamente “assolta”** nel merito penale. Secondo l’analisi di Lucarelli, il procedimento non è proseguito poiché le **querele che avevano sostenuto l’accusa di truffa semplice erano state ritirate** dopo un accordo tra le parti, rendendo impossibile sostenere un’accusa meno grave; e l’accusa aggravata non ha retto perché non erano soddisfatte le aggravanti richieste dalla Procura.
Secondo la giornalista, questa differenza formale indica che il proscioglimento deriva da una questione procedurale e non da una piena valutazione sul fatto in sé.
La replica dell’entourage di Ferragni
La reazione di Ferragni e del suo staff non si è fatta attendere: secondo il team di comunicazione dell’influencer, **il proscioglimento corrisponderebbe comunque a una forma di assoluzione completa**. In una nota indirizzata a Lucarelli, l’entourage ha sostenuto che la dichiarazione di improcedibilità, dovuta alla mancanza degli elementi necessari per sostenere l’accusa aggravata, di fatto comporta che non si sarebbe dovuto aprire il processo stesso, ribadendo che non c’era materiale sufficiente per procedere.
Il precedente giudiziario e il contesto della vicenda
La vicenda, nata dal cosiddetto Pandoro-gate, riguarda prodotti in edizione limitata venduti con la promessa di sostenere raccolte fondi per beneficenza, che però — secondo le accuse iniziali — non avrebbero generato le donazioni promesse ai consumatori. La controversia attirò l’attenzione nazionale dopo inchieste giornalistiche e indagini dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che in passato aveva sanzionato Ferragni e le società collegate per pratiche commerciali scorrette.
Reazioni del pubblico e polemiche social
La precisazione di Lucarelli ha riacceso la discussione sui social, con molti utenti di entrambe le parti che hanno condiviso opinioni contrastanti. I follower di Ferragni hanno accolto positivamente il proscioglimento, esprimendo sollievo e sostegno, mentre altri osservatori — tra cui commentatori legali e giornalisti — hanno condiviso la lettura di Lucarelli sulla differenza tra proscioglimento tecnico e assoluzione nel merito.
Conclusione: una vicenda ancora sotto osservazione
La disputa tra la lettura tecnica della sentenza proposta da Lucarelli e la visione difensiva di Ferragni evidenzia quanto la vicenda sia diventata non solo un caso giudiziario, ma anche un tema di dibattito pubblico sui media, sull’influenza delle figure social e sui confini tra responsabilità commerciale e penalità.