La Regione Lazio annuncia il nuovo distretto industriale Aerospazio, Difesa e Sicurezza
ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – La crescente integrazione tra aerospazio, difesa e sicurezza comincia a tradursi in nuove scelte di politica industriale. A Roma, nel quarto appuntamento di Spazio Italia 2.0 – Stati Generali della Space Economy, la Regione Lazio ha annunciato per novembre la creazione del nuovo Distretto industriale e tecnologico dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza, affiancando al progetto una prima leva finanziaria destinata a rafforzare la collaborazione tra grandi imprese, PMI, startup e ricerca. Il passaggio più concreto riguarda il bando Filiere Tecnologiche, la cui presentazione è prevista il 9 ottobre e che, secondo quanto annunciato dalla vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico Roberta Angelilli, avrà una dotazione di 55 milioni di euro. L’obiettivo è sostenere la costituzione di filiere che mettano in relazione grandi aziende, piccole e medie imprese, startup e organismi di ricerca. L’annuncio è arrivato alla Casa dell’Aviatore di Roma, durante un confronto dedicato a difesa, cybersecurity, intelligence e tecnologie dual-use promosso dall’Intergruppo Parlamentare Space Economy in collaborazione, tra gli altri, con Agenzia Spaziale Italiana, Regione Lazio, Lazio Innova, PwC e SDA Bocconi. Il tema industriale attraversa però un perimetro più ampio di quello regionale. La sicurezza delle infrastrutture spaziali, la disponibilità dei dati e la capacità di mantenere operativi servizi satellitari in condizioni di crisi stanno modificando i requisiti richiesti alla filiera: non soltanto prestazioni tecnologiche, ma resilienza, controllo delle dipendenze critiche, sicurezza delle supply chain e capacità di integrare tecnologie civili e militari. La scelta della Regione Lazio punta a trasformare questa convergenza in una struttura industriale organizzata. ‘Abbiamo annunciato per il mese di novembre la creazione del nuovo Distretto industriale e tecnologico dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza del Lazio’, ha dichiarato Angelilli, collegando l’iniziativa anche alla prossima programmazione europea. Secondo la vicepresidente regionale, dal 2028 saranno disponibili ‘oltre 130 miliardi di euro per tutto il settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza’. Sul fronte degli strumenti regionali, Angelilli ha inoltre indicato il 9 ottobre come data di presentazione del bando Filiere Tecnologiche, ‘che per la prima volta destina una dotazione di 55 milioni di euro alla creazione di filiere tra grandi imprese, PMI, startup e organismi della ricerca’.
È proprio il concetto di filiera a rappresentare uno dei punti centrali emersi dall’incontro. Lo sviluppo di capacità spaziali destinate anche alla sicurezza e alla difesa richiede infatti l’integrazione di competenze che non appartengono più esclusivamente all’industria spaziale tradizionale: software, intelligenza artificiale, cloud, sensoristica, cybersecurity, elaborazione dei dati e gestione dello spettro elettromagnetico entrano progressivamente nell’architettura dei sistemi. Parallelamente cresce il peso economico del comparto. I dati richiamati durante gli Stati Generali indicano che tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera spaziale italiana è salito da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, mentre gli occupati sono passati da 5.900 a 8.900. Secondo le stime dell’Agenzia Spaziale Europea citate durante l’incontro, ogni euro investito nei programmi spaziali può generare fino a quattro euro di valore e attrarre fino a 2,8 euro di ulteriori investimenti privati. Numeri che spiegano perché la questione della sicurezza dello spazio abbia ormai anche una dimensione di politica industriale. Proteggere satelliti, centri di controllo, stazioni terrestri, reti e sistemi di elaborazione significa infatti tutelare infrastrutture dalle quali dipendono telecomunicazioni, navigazione, osservazione della Terra e monitoraggio. Il presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, Andrea Mascaretti, ha posto l’accento proprio sull’estensione del perimetro da proteggere. “Attacchi cyber al segmento di terra, jamming e spoofing possono compromettere una capacità spaziale anche senza colpire fisicamente un satellite”, ha osservato, indicando nella capacità di prevenire le minacce e mantenere operativi infrastrutture e servizi durante una crisi uno degli elementi della sovranità tecnologica. Da questa prospettiva deriva anche una precisa conseguenza per l’industria: individuare le tecnologie critiche sulle quali costruire capacità autonome e indirizzare ricerca e investimenti verso sistemi concepiti fin dall’origine secondo criteri di sicurezza e resilienza. La seconda trasformazione riguarda il rapporto tra mercato commerciale e domanda istituzionale. Telecomunicazioni satellitari, osservazione della Terra, navigazione, intelligenza artificiale, cloud, elaborazione dei dati e servizi in orbita possono essere impiegati, con requisiti differenti, sia in ambito civile sia per esigenze di sicurezza e difesa. Il dual-use diventa così una caratteristica strutturale dell’ecosistema spaziale e non semplicemente una categoria applicativa.
Per le imprese, questo significa confrontarsi con requisiti di continuità del servizio, interoperabilità, sicurezza e affidabilità più stringenti. Per le istituzioni significa invece definire con maggiore precisione le capacità necessarie e costruire strumenti finanziari e di procurement in grado di trasformare l’innovazione disponibile sul mercato in sistemi effettivamente utilizzabili. È un punto che emerge anche dalle posizioni degli operatori industriali intervenuti a Roma. Massimo Claudio Comparini, Managing Director della Space Division di Leonardo, ha indicato come priorità l’investimento “nelle tecnologie critiche, nelle competenze e in una filiera capace di trasformare l’innovazione rapidamente in soluzioni operative”. Leonardo, insieme a Telespazio, Thales Alenia Space ed e-Geos, opera lungo differenti segmenti della catena del valore spaziale, una configurazione che rende l’integrazione industriale particolarmente rilevante nello sviluppo di capacità complesse. Per Domitilla Benigni, amministratore delegato di ELT Group, la sicurezza richiede invece un approccio che colleghi “cybersicurezza, intelligence, spazio” e le possibilità offerte dall’impiego dello spettro elettromagnetico. Una convergenza che porta direttamente al tema della gestione sovrana di dati, segnali e tecnologie. Sul piano operativo, Luca Rossettini, amministratore delegato di D-Orbit, ha sottolineato la necessità di integrare ‘sorveglianza, cybersicurezza e capacità di intervento in orbita’, indicando anche un’altra variabile industriale decisiva: “Servono programmi pluriennali e contratti che portino queste capacità in servizio, con tempi e responsabilità definiti”. Il passaggio dall’innovazione alla capacità operativa riguarda anche l’evoluzione dei satelliti. Carlo L’Imperio, Executive Director Defence Business di Argotec, ha richiamato il ruolo di infrastrutture satellitari ‘intelligenti, autonome e cooperanti’, capaci di elaborare grandi quantità di dati e convertirli in informazioni utilizzabili da pubbliche amministrazioni, enti di protezione e Difesa. RINA, attraverso l’Aerospace and Defense Engineering Executive Commercial Management Director Alessio Ponte, ha posto invece l’accento sulla progettazione dual-use fin dall’origine e sul controllo di dati, software, supply chain e dipendenze tecnologiche, elementi che stanno entrando sempre più direttamente nei requisiti di sicurezza dei sistemi. La stessa evoluzione emerge dalla crescente interdipendenza tra attività commerciali e domanda pubblica. Simonetta Di Pippo, direttrice dello Space Economy Evolution Lab di SDA Bocconi e presidente del consiglio di amministrazione di D-Orbit, ha indicato in 626,4 miliardi di dollari il valore raggiunto dalla Space Economy globale nel 2025 e in 137,4 miliardi la spesa governativa mondiale per lo spazio nello stesso anno, con il 54% destinato alla difesa. In scenari di crisi, ha osservato, l’accesso continuativo a dati e servizi satellitari commerciali può assumere rilevanza anche per le attività di intelligence. Il Commissario straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana, Mario Cospito, ha ricondotto questa convergenza alla questione della sovranità nazionale ed europea, ricordando come il rapporto tra difesa, sicurezza e spazio sia presente sia negli indirizzi governativi in materia spaziale e aerospaziale sia nel documento di visione strategica dell’ASI. È in questo scenario che il progetto del nuovo distretto del Lazio assume un significato che va oltre la dimensione territoriale. La capacità di aggregare imprese di diversa scala, startup e ricerca può diventare uno degli strumenti attraverso cui trasformare la domanda crescente di sicurezza e resilienza in sviluppo industriale, a condizione che finanziamenti, procurement e programmi di lungo periodo accompagnino la maturazione delle tecnologie. Gli Stati Generali di Roma restituiscono quindi l’immagine di una filiera spaziale italiana chiamata a confrontarsi con requisiti nuovi: non basta disporre della tecnologia, occorre poterla integrare, proteggerla e mantenerla operativa. Cybersecurity, dual-use, autonomia tecnologica e resilienza delle catene di approvvigionamento stanno entrando nella struttura stessa della politica industriale dello spazio. Il nuovo distretto laziale e i 55 milioni di euro destinati alle filiere rappresentano, in questo quadro, i primi elementi concreti di una strategia che dovrà misurarsi soprattutto sulla capacità di trasformare competenze e innovazione in capacità industriali disponibili nel tempo.
– foto di repertorio ufficio stampa Regione Lazio –
(ITALPRESS).
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