La scuola: fulcro del villaggio da ricostruire, non un parcheggio per idee da abbandonare.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

La scuola: fulcro del villaggio da ricostruire, non un parcheggio per idee da abbandonare.

Il Malinteso sulla Scuola: Non è Solo un Edificio

Un grande malinteso circola attorno al mondo della scuola, specialmente nei mesi estivi: l’idea che i cancelli si chiudano a giugno e non riapriranno fino a metà settembre. Questa immagine non riflette affatto la realtà.

La scuola non è una semplice entità che si accende e si spegne, né una proprietà esclusiva dei docenti. Si tratta di un organismo vitale, ma che oggi si trova a operare su due fronti distinti: le esigenze delle famiglie e la rigidità di un’organizzazione burocratica che spesso sembra ostacolare il suo funzionamento.

Dietro la facciata visibile dell’istituzione scolastica, c’è un complesso “dietro le quinte” che pochi conoscono. Per chi non è parte di questo mondo, il suono della campanella a settembre sembra un evento magico. Ma la verità è che questa ripartenza richiede un lavoro meticoloso e coordinato: dall’organizzazione degli orari centinaia di docenti alla pianificazione dell’accoglienza per alunni con disabilità, fino alla formazione del personale e alla programmazione didattica per l’intero anno. Questo processo dovrebbe essere costruito “dal basso”, mese dopo mese, durante l’anno precedente.

Una Pianificazione Sottodimensionata

In Italia, ci troviamo di fronte a un paradosso temporale. Per contratto, i docenti hanno 32 giorni di ferie, che di norma si collocano tra il 1° luglio e il 31 agosto. Il 1° settembre segna il ritorno ufficiale del personale scolastico, mentre gli studenti tornano solo a metà mese. Ciò implica che la pianificazione dell’intero anno scolastico avviene in un arco temporale molto ristretto, appena due settimane, dal 1° al giorno di rientro delle lezioni. È un’utopia burocratica, paragonabile a un teatro che debba allestire una complessa opera con sole poche prove generali dopo due mesi di silenzio.

Per consentire un vero riavvio della scuola, è essenziale rivedere i tempi dedicati alla formazione e alla burocrazia. Ma non basta. Occorre anche ripensare gli spazi scolastici.

Dobbiamo riportare la scuola a essere “la chiesa in mezzo al villaggio”, il fulcro di una comunità. Gli ambienti scolastici appartengono alla collettività e, una volta conclusi gli orari didattici, non dovrebbero trasformarsi in deserti, ma continuare a “fare scuola” in modi diversi, rimanendo aperti al territorio e gestiti da professionisti, associazioni e organizzazioni del terzo settore.

Un Sistema Scolastico Inadeguato per le Famiglie

Oggi, però, le famiglie si trovano in una posizione di isolamento. L’Italia, pur essendo il Paese europeo con il maggiore numero di giorni di scuola (circa 200), distribuisce queste giornate in un blocco unico che lascia i genitori a corto di supporto per tre mesi. Spesso guardiamo a modelli come quello francese, dove si alternano periodi di pausa a intervalli regolari. Ma è importante essere realistici: applicare un tale sistema in Italia, senza una ristrutturazione dei servizi e del lavoro, potrebbe aggravare ulteriormente la situazione, trasformando ogni pausa in un nuovo problema per le famiglie.

La verità è che ci troviamo in uno Stato che non sostiene le famiglie. In un contesto dove la parità nel congedo familiare e le tutele per le donne sono ancora lontane dalla realizzazione, il sistema sembra più interessato a formare lavoratori che cittadini.

Ciò che serve non è una mera copia di modelli esteri, ma un riconoscimento da parte dello Stato che la gestione dei figli è una questione collettiva, non un’incombenza privata da risolvere con un semplice “nonni + centri estivi a pagamento”. Serve un investimento vero e proprio.

Riaprire le Porte della Scuola

È giunto il momento di aprire le porte delle scuole, di liberarle dalla morsa di una burocrazia che lavora all’ultimo minuto e di restituirle alla società come luoghi vivi e attivi tutto l’anno. La scuola deve diventare un punto di riferimento, un luogo dove la comunità può riunirsi, apprendere e crescere insieme.

Se vogliamo davvero un cambiamento, è fondamentale smettere di considerare la scuola come un’entità isolata e cominciare a vederla come un fulcro fondamentale della comunità. Non possiamo permettere che resti un’istituzione statica e distante.

Per attuare questo cambiamento, è necessario ripensare il modo in cui organizziamo l’istruzione e il supporto alle famiglie, promuovendo l’accesso a risorse e opportunità per tutti. Solo così potremo costruire una scuola davvero al servizio della comunità. Questo richiede un impegno collettivo e una visione che vada oltre l’immediato.

Fonti ufficiali: Ministero dell’Istruzione, INPS, OCSE.

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