La scuola merita giustizia, non privilegi: un appello per un’educazione equa e dignitosa.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

La scuola merita giustizia, non privilegi: un appello per un’educazione equa e dignitosa.

La scuola italiana: una realtà trascurata

Questa lettera aperta nasce dalla convinzione che sia giunto il momento di affrontare, senza timori e con chiarezza, un tema fondamentale: l’istruzione in Italia è stata relegata ai margini delle vere priorità politiche. La scuola, ossia il cuore della nostra società, merita un’attenzione che le è stata a lungo negata.

Da anni i docenti vengono celebrati come i pilastri su cui si fonda il futuro dei giovani. Eppure, alla retorica seguono fatti ben diversi: insegnanti sottopagati e poco tutelati, caricati di enormi responsabilità e spesso lasciati soli. È tempo che il Governo e il Ministero dell’Istruzione e del Merito si assumano delle responsabilità chiare. Non si può continuare a chiedere alla scuola di affrontare ogni emergenza sociale, educativa e culturale, senza riconoscere concretamente il valore di chi la sostiene ogni giorno.

Gli insegnanti italiani non sono alla ricerca di privilegi, ma di dignità, stipendi adeguati e respecto istituzionale. È inaccettabile che siano ricordati solo durante eventi ufficiali dove si pronunciano belle parole sulla centralità dell’istruzione.

La situazione economica dei docenti

Secondo il rapporto OCSE Education at a Glance 2025, gli stipendi degli insegnanti della scuola primaria in Italia sono inferiori del 33% rispetto a quelli degli altri laureati impiegati a tempo pieno, mentre nella media OCSE il gap è solo del 17%. Inoltre, dal 2015 al 2024, gli stipendi medi degli insegnanti di scuola primaria sono diminuiti del 4,4% in termini reali, mentre nella media dei Paesi OCSE sono aumentati del 14,6% (OCSE, 2025).

Questi numeri non sono semplici statistiche, ma la fotografia di una categoria in difficoltà, costretta a sostenere il peso di un sistema educativo sempre più fragile. Nonostante ciò, la scuola italiana continua a funzionare. Questo è possibile grazie alla dedizione e al senso di responsabilità di migliaia di docenti che ogni giorno entrano in aula. Sono proprio loro a garantire che, nonostante le avversità, l’istruzione non venga meno.

Un Paese serio non può fondare il proprio sistema educativo sulla resilienza e il sacrificio silenzioso dei suoi insegnanti. Non è possibile richiedere qualità, inclusione e innovazione, mentre gli insegnanti vengono trattati come risorse di secondo piano. L’educazione deve diventare una questione centrale per la vita democratica, culturale e sociale del Paese.

Se la scuola è il cuore della Repubblica, allora i docenti devono occupare una posizione di rilievo tra le categorie più tutelate. Ogni euro negato alla scuola rappresenta un debito verso il futuro. Ogni insegnante svalutato è un pezzo fondamentale della società indebolito, e ogni aula priva di risorse adeguate è una promessa tradita verso gli studenti. La cultura deve contare, e non può essere considerata un aspetto secondario da sacrificare.

È indispensabile un cambio di strategia immediato. Si devono prevedere aumenti salariali significativi, non simbolici, e una carriera docente riconosciuta e rispettata. È necessaria una riduzione della burocrazia inutile, una formazione seria e ben retribuita. Inoltre, devono essere garantite tutele giuridiche per chi lavora in contesti complessi.

I sindacati, a loro volta, devono riflettere sul loro operato. La rappresentanza dei docenti deve essere più forte, unitaria e coraggiosa. Non bastano comunicati o proteste sporadiche. Serve una mobilitazione continua per il riconoscimento della dignità docente, capace di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e imporre la scuola come una questione centrale.

La scuola non può più essere considerata un luogo di promesse non mantenute. Non può essere il settore in cui si parla di importanza senza investimenti concreti. La scuola deve essere trattata come l’infrastruttura fondamentale del Paese. A chi governa e a chi rappresenta i lavoratori va posta una domanda cruciale: che futuro avrà un Paese che non tutela chi educa i suoi figli?

Questa lettera nasce dalla necessità di giustizia, dall’amore per la scuola e per la cultura. È tempo di riconoscere che la questione docente non è solo una questione di categoria, ma una questione nazionale. Difendere i docenti equivale a difendere il futuro delle nostre nuove generazioni.

La scuola non chiede privilegi, ma giustizia. E la giustizia, quando si tratta dell’istruzione, non può più essere posticipata.

Giuliana Magnano

Fonti ufficiali come l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) forniscono dati affidabili e aggiornati sul tema degli stipendi e delle condizioni lavorative dei docenti a livello globale.

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