La sfida del conservazionismo: combattere un mondo che ostacola la natura.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Jessie Panazzolo e la Sua Lotta nel Settore della Conservazione
Jessie Panazzolo ha sempre voluto essere una conservazionista fin da quando ha ricevuto un gorilla di peluche all’età di tre anni. Durante un’intervista con Mongabay, ha condiviso le sue difficoltà in un campo che, come spiega, offre poche opportunità di carriera redditizie. A fronte di una crescente crisi di salute mentale tra i professionisti della conservazione, Jessie ha affrontato diverse sfide, alcune delle quali includono il lavoro non retribuito e condizioni di lavoro estenuanti.
Secondo Jessie, la sua carriera è stata segnata da episodi di sfruttamento e disagio. Ad esempio, è stata licenziata due volte a causa di malattia e ha avuto esperienze straordinarie, come essere inseguita da tigri o avere alberi lanciati verso di lei da orangotani. Questi incidenti, oltre a evidenziare i rischi fisici della conservazione, pongono l’accento sulle problematiche invisibili e non riconosciute di questo lavoro.
Le Iniziative di Jessie e il Futuro della Conservazione
Per affrontare le sfide che lei stessa e molti altri conservazionisti affrontano, Jessie ha fondato The Lonely Conservationists e Earth Carer Care. Queste iniziative si pongono l’obiettivo di fornire risorse e supporto a tutti i professionisti della conservazione.
“Io voglio mettere in evidenza le difficoltà che affrontiamo nel settore della conservazione e sottolineare la necessità di affrontare queste problematiche,” afferma Jessie. “Da allora, ho condotto workshop per ONG e gruppi di lavoro, per aiutarli a prendersi cura di se stessi e a costruire resilienza”.
Le sue esperienze la portano a osservare che, data la crisi ambientale e le guerre in corso, molti conservazionisti hanno abbassato le aspettative, passando dall’idea di creare un mondo ideale a quello di cercare di rendere il pianeta semplicemente vivibile.
In questo contesto, Jessie sottolinea l’importanza di rallentare e apprezzare il mondo naturale che ci circonda, invitando i professionisti del settore a trovare momenti per riconnettersi con la natura. Essa stessa ha riscoperto la speranza passeggiando nei parchi locali e condividendo esperienze con le persone intorno a lei.
L’approccio di Jessie è un esempio di come il settore della conservazione possa affrontare le sfide contemporanee, concentrandosi sul benessere dei professionisti e sulla creazione di reti comunitarie. Molti conservazionisti devono affrontare aspettative irrealistiche e una forte pressione, e questa realtà può portare a un esaurimento e a una crisi di identità professionale.
Jessie invita a considerare che prendersi cura di sé non è un segno di debolezza, ma piuttosto un passo necessario per rimanere motivati e impegnati nella conservazione a lungo termine. I workshop che organizza non solo forniscono strumenti pratici, ma creano anche uno spazio in cui condividere esperienze e supportare colleghi nel settore.
In un momento in cui la disuguaglianza di opportunità e le pressioni economiche sono aumentate nella conservazione, le parole di Jessie risuonano come un forte richiamo alla solidarietà professionale. “È fondamentale far emergere le sfide e trovare un modo per affrontarle insieme,” conclude Jessie, confortata dalla consapevolezza che non è sola nella sua lotta.
Fonti ufficiali per approfondire il tema della salute mentale e del benessere nei professionisti della conservazione possono essere consultate presso le organizzazioni come l’International Union for Conservation of Nature (IUCN) o il World Wildlife Fund (WWF).
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