La solitudine scelta è un lusso? Il piacere di viaggiare, mangiare e andare al cinema da sole
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
Un tavolo per una persona, un biglietto del cinema, una prenotazione per un fine settimana fuori città. Gesti semplici che, per alcune donne, rappresentano una conquista: fare qualcosa che piace senza dover aspettare che qualcuno sia disponibile, abbia voglia di accompagnarle o condivida gli stessi interessi. Eppure, soprattutto in determinati contesti, una donna da sola continua a suscitare curiosità. Al ristorante può sentirsi osservata, in viaggio può ricevere domande sul motivo per cui sia partita senza compagnia, mentre al cinema può avere la sensazione che gli altri si chiedano perché non abbia organizzato una serata con qualcuno.
La solitudine scelta è diversa dall’isolamento. Nel primo caso, stare da sole è una decisione che permette di recuperare energie, seguire i propri desideri e godere del tempo personale. Nel secondo, la mancanza di relazioni significative può essere fonte di sofferenza. Confondere queste due condizioni significa rischiare di considerare ogni attività individuale come un segnale di disagio, quando può essere semplicemente una forma di autonomia.
Per molte donne, imparare a trascorrere del tempo da sole richiede anche di superare abitudini consolidate. Fin da giovani, infatti, diverse esperienze vengono organizzate intorno alla compagnia: si esce in gruppo, si parte con il partner, si va a cena con gli amici. La presenza di qualcun altro sembra confermare che l’attività sia legittima o meriti di essere vissuta. Aspettare sempre la persona giusta, però, può significare rinunciare a molte occasioni.
Il giudizio degli altri e la libertà di non dover negoziare
Una donna che viaggia da sola viene talvolta considerata coraggiosa, altre volte sfortunata o particolarmente indipendente. Queste interpretazioni, pur diverse, hanno qualcosa in comune: presuppongono che la sua scelta debba essere spiegata. Come se fosse necessario giustificare l’assenza di un compagno, di un’amica o di un gruppo.
Il giudizio sociale può essere più evidente in alcune situazioni. Mangiare da sole al ristorante, per esempio, è ancora percepito da molte persone come un’attività legata soprattutto a una pausa lavorativa, non a una serata di piacere. Eppure, sedersi a un tavolo, scegliere con calma dal menu e godersi il pasto senza conversazioni obbligate può diventare un’esperienza piacevole. Lo stesso vale per il cinema, un museo o una mostra: non serve condividere ogni emozione per apprezzare ciò che si sta vivendo.
C’è poi un aspetto meno evidente: fare qualcosa da sole elimina la necessità di negoziare continuamente. Non occorre accordarsi sugli orari, scegliere un ristorante che piaccia a tutti, modificare un itinerario o rinunciare a un’attività perché gli altri preferiscono qualcosa di diverso. Questa libertà può essere particolarmente preziosa per chi, nella vita quotidiana, è abituata a coordinare esigenze familiari, impegni professionali e desideri altrui.
Naturalmente, non tutte le attività individuali sono semplici o prive di difficoltà. Viaggiare da sole richiede attenzione alla sicurezza, pianificazione e valutazione delle proprie possibilità. Inoltre, chi desidera condividere un’esperienza con qualcuno non è meno indipendente di chi preferisce viverla in autonomia. Il punto non è trasformare la solitudine in una nuova prova di forza, ma poter scegliere senza sentirsi giudicate.
Imparare a stare con se stesse senza trasformarlo in una sfida
Non è necessario prenotare subito un viaggio in solitaria per scoprire il piacere della propria compagnia. Si può cominciare con un caffè in un posto nuovo, una passeggiata senza una meta precisa, una visita a una mostra o un pranzo fuori durante il fine settimana. Piccole occasioni per capire che cosa piace davvero, senza dover adattare ogni scelta alle preferenze di qualcun altro.
All’inizio può esserci un certo imbarazzo, soprattutto se non si è abituate. È normale chiedersi che cosa fare mentre si aspetta un piatto o sentirsi osservate entrando da sole in un locale. Spesso, però, queste sensazioni diminuiscono con l’esperienza, quando l’attenzione si sposta dal modo in cui si viene percepite al piacere dell’attività.
La vera autonomia non consiste nel fare tutto da sole, né nel dimostrare di non avere bisogno di nessuno. Significa poter desiderare la compagnia senza dipenderne per vivere le proprie esperienze. A volte la serata migliore è quella trascorsa con gli amici; altre volte è quella in cui si sceglie un film, si ordina ciò che si vuole e si torna a casa senza aver dovuto mediare con nessuno.
La solitudine scelta, allora, non è necessariamente un lusso economico o un privilegio riservato a chi ha molto tempo libero. È soprattutto la possibilità di non mettere continuamente in attesa i propri desideri. Perché aspettare sempre che qualcuno ci accompagni significa, qualche volta, lasciare che siano le disponibilità degli altri a decidere quanto spazio concedere alla nostra vita.