La solitudine scelta è un lusso? Il piacere di viaggiare, mangiare e andare al cinema da sole (pagina 2)
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
Una donna che viaggia da sola viene talvolta considerata coraggiosa, altre volte sfortunata o particolarmente indipendente. Queste interpretazioni, pur diverse, hanno qualcosa in comune: presuppongono che la sua scelta debba essere spiegata. Come se fosse necessario giustificare l’assenza di un compagno, di un’amica o di un gruppo.
Il giudizio sociale può essere più evidente in alcune situazioni. Mangiare da sole al ristorante, per esempio, è ancora percepito da molte persone come un’attività legata soprattutto a una pausa lavorativa, non a una serata di piacere. Eppure, sedersi a un tavolo, scegliere con calma dal menu e godersi il pasto senza conversazioni obbligate può diventare un’esperienza piacevole. Lo stesso vale per il cinema, un museo o una mostra: non serve condividere ogni emozione per apprezzare ciò che si sta vivendo.
C’è poi un aspetto meno evidente: fare qualcosa da sole elimina la necessità di negoziare continuamente. Non occorre accordarsi sugli orari, scegliere un ristorante che piaccia a tutti, modificare un itinerario o rinunciare a un’attività perché gli altri preferiscono qualcosa di diverso. Questa libertà può essere particolarmente preziosa per chi, nella vita quotidiana, è abituata a coordinare esigenze familiari, impegni professionali e desideri altrui.
Naturalmente, non tutte le attività individuali sono semplici o prive di difficoltà. Viaggiare da sole richiede attenzione alla sicurezza, pianificazione e valutazione delle proprie possibilità. Inoltre, chi desidera condividere un’esperienza con qualcuno non è meno indipendente di chi preferisce viverla in autonomia. Il punto non è trasformare la solitudine in una nuova prova di forza, ma poter scegliere senza sentirsi giudicate.