La solitudine scelta: La differenza tra isolamento emotivo e spazio sacro personale (pagina 4)
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Donna
Uno spazio personale non deve necessariamente essere grande. Può essere una stanza, una poltrona, un tavolo della cucina, un percorso da fare a piedi o anche un momento della giornata che decidiamo di proteggere.
Ciò che lo rende speciale non è l’oggetto o il luogo, ma il significato che gli attribuiamo. È uno spazio nel quale possiamo smettere, almeno temporaneamente, di essere figlie, partner, madri, professioniste, amiche, colleghe o persone sempre disponibili.
Possiamo semplicemente essere noi.
Definirlo uno “spazio sacro personale” non significa attribuirgli necessariamente un significato spirituale. Significa riconoscergli un valore. È il tempo che non viene automaticamente consegnato agli altri, quello nel quale possiamo ascoltare ciò che pensiamo prima che venga coperto dalle esigenze quotidiane.
Proteggere questo spazio non è egoismo. Diventa problematico soltanto quando viene utilizzato per evitare sistematicamente ogni relazione, responsabilità o confronto. Il confine sta proprio nella possibilità di uscire da quello spazio e tornare verso gli altri.