La solitudine scelta: La differenza tra isolamento emotivo e spazio sacro personale (pagina 9)
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Donna
Non serve aspettare di essere esauste per concedersi uno spazio personale. Possiamo costruirlo nella quotidianità attraverso piccoli rituali.
Una passeggiata senza notifiche. Una colazione consumata lentamente. Un’ora dedicata a un libro. Un bagno senza telefono. Un pomeriggio in cui non prendiamo appuntamenti. Una giornata al mare fuori stagione. Un viaggio breve da sole. Anche semplicemente chiudere la porta di una stanza e sapere che per un po’ nessuno ha bisogno di noi.
La regola più importante è che quel momento non diventi un’altra incombenza da svolgere perfettamente. Non dobbiamo usarlo per diventare persone migliori. Possiamo usarlo per tornare a sentirci persone, prima ancora che ruoli.
E se ci accorgiamo che stare da sole ci fa paura, ci fa sentire profondamente vuote o ci spinge a chiuderci sempre di più, quella stessa consapevolezza può diventare un segnale da ascoltare, magari condividendola con una persona di fiducia o con un professionista.