La storia di Ivar, il gatto ballerino vincitore del Premio Milo 2023

Pubblicato il da Redazione - aggiornato il - Animali

La storia di Ivar, il gatto ballerino vincitore del Premio Milo 2023

Si intitola «Ivar, il gatto che balla con la mente» il racconto che ha vinto la prima edizione del Premio Milo, iniziativa culturale nata da un’idea della scrittrice Costanza Rizzacasa d’Orsogna e realizzata con il supporto dell’Ente Nazionale Protezione Animali e del Corriere Animali. Il premio rende omaggio a Milo, il gatto della scrittrice diventato negli anni protagonista di una seguitissima rubrica giornalistica e di una trilogia edita da Guanda, tradotta anche all’estero.

Milo, affetto da una disabilità neuromotoria, ha vissuto un’esistenza intensa e piena, diventando simbolo di inclusione e sensibilità. Anche dopo la sua scomparsa, il suo messaggio continua a vivere attraverso le storie nate dal premio a lui dedicato, che ha saputo coinvolgere lettori e giovani autori in un percorso di riflessione emotiva e sociale.

Al via la seconda edizione del Premio Milo

Il concorso è pronto a tornare. La seconda edizione del Premio Milo aprirà ufficialmente le candidature fino al 17 febbraio, giornata in cui si celebra la Festa del Gatto. Il tema scelto per quest’anno è «La bellezza e il valore della diversità», un filo conduttore che richiama direttamente la storia di Milo.

Novità di questa edizione è il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Bangkok, in Thailandia, paese con cui la vicenda di Milo ha mantenuto negli anni un legame speciale. I racconti, della lunghezza massima di tre cartelle (5.400 caratteri), dovranno essere inviati all’indirizzo [email protected]. I tre testi selezionati verranno valutati dalla giuria e il racconto vincitore sarà pubblicato sul Corriere.it.

Il racconto vincitore: IVAR, IL GATTO CHE BALLA CON LA MENTE

La storia premiata è ambientata in un inverno rigido, quando un gattino arancione e bianco cerca riparo insieme ai suoi fratellini. Si chiama Ivar e, a differenza degli altri, non riesce a camminare né a correre: è affetto da atassia, una patologia neurologica che compromette i movimenti. Salvato dai volontari, viene portato in rifugio in attesa di una famiglia.

L’adozione arriva grazie a Sonia, una giovane donna che decide di accogliere i cuccioli. I fratelli di Ivar, Chan e Fluffy, si ambientano rapidamente, mentre per lui emergono presto difficoltà evidenti che richiedono cure e attenzioni speciali.

La diagnosi veterinaria non è rassicurante, ma lascia spazio alla speranza: con amore, pazienza e costanza, Ivar può migliorare. Sonia sceglie di accompagnarlo in questo percorso, seguendo ogni piccolo progresso con dedizione quasi materna.

Col tempo, il gattino sviluppa una forma tutta sua di espressione: quando la musica riempie la casa, muove la coda come se stesse danzando. Chan e Fluffy partecipano a quel gioco silenzioso, trasformando la fragilità in condivisione.

Poi, improvvisamente, la malattia ha il sopravvento. La morte di Ivar cala come un silenzio pesante sulla casa, lasciando un vuoto che anche gli altri animali sembrano percepire.

La lezione che resta è semplice e potente: il valore di una vita non si misura nel tempo, ma nell’intensità degli affetti. Ivar non ha mai danzato con le zampe, ma ha saputo “ballare con la mente”, grazie all’amore ricevuto.

E così, nel finale del racconto, il suo ricordo si trasforma in immagine poetica: una nuvola a forma di gatto che danza nel cielo, simbolo di libertà e serenità.

Fonti ufficiali:

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