La trappola della donna organizzata: quando essere efficienti diventa un secondo lavoro (pagina 2)
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
Preparare una cena richiede tempo, ma decidere cosa cucinare, verificare cosa manca, ricordarsi i gusti di ciascuno e tenere conto degli impegni familiari comporta un altro tipo di lavoro. È il cosiddetto carico mentale: l’attività spesso invisibile che consiste nell’anticipare i bisogni, pianificare le incombenze e controllare che tutto proceda come previsto.
Molte donne si ritrovano a gestire questa parte dell’organizzazione anche quando le attività pratiche sono condivise. Qualcuno può fare la spesa, per esempio, ma essere un’altra persona a dover ricordare cosa comprare. Si può dividere un compito senza dividere davvero la responsabilità di pensarci.
Con il tempo, questa disponibilità rischia di trasformarsi in un ruolo fisso. Se una persona è sempre quella che sa, ricorda e risolve, gli altri possono abituarsi a delegarle non soltanto le azioni, ma anche le decisioni. E lei stessa può convincersi che lasciare qualcosa in sospeso significhi essere disattenta, poco affidabile o addirittura egoista.
Il risultato è una mente che continua a lavorare anche nei momenti di riposo. Mentre guarda un film, pensa alla lista delle cose da fare; durante una passeggiata, ricorda una telefonata da effettuare; la sera, invece di staccare, ripassa mentalmente gli impegni del giorno successivo. La giornata finisce, ma il turno mentale continua.