La trappola della donna organizzata: quando essere efficienti diventa un secondo lavoro (pagina 3)
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
La trappola dell’organizzazione perfetta è che spesso viene premiata. Una casa ben gestita, un’agenda senza intoppi e una famiglia che riesce a rispettare gli impegni sembrano dimostrare che tutto funziona. Ma raramente ci si domanda quanto costi, a una sola persona, mantenere quell’equilibrio.
Uscirne non significa diventare disordinate o rinunciare alle proprie capacità. Significa riconoscere che non tutto deve essere previsto, che alcuni compiti possono essere svolti in modo diverso dal proprio e che una dimenticanza occasionale non è una catastrofe. Significa anche distribuire le responsabilità per intero, dalla pianificazione all’esecuzione, anziché limitarsi a chiedere aiuto per singole incombenze.
C’è poi una domanda utile, anche se scomoda: quante delle cose che faccio sono davvero necessarie e quante rispondono all’idea che ho di come dovrei essere? Talvolta la fatica nasce non soltanto dagli impegni reali, ma dagli standard che ci imponiamo: essere sempre disponibili, non deludere nessuno, anticipare ogni problema e non mostrare mai difficoltà.
Imparare a lasciare spazio all’imprevisto è una forma di libertà. Si può essere affidabili senza essere sempre reperibili, premurose senza occuparsi di tutto e organizzate senza trasformare ogni giornata in una gara di produttività.
Perché il vero segno di una vita ben gestita non è riuscire a fare tutto. È riuscire a viverla senza sentirsi responsabili di tutto, ogni minuto.