L’acqua che sprechiamo senza accorgercene: quanta ne consumiamo davvero ogni giorno
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Quando pensiamo allo spreco d’acqua immaginiamo un rubinetto lasciato aperto, una doccia troppo lunga o una perdita in casa. Sono comportamenti importanti, ma rappresentano soltanto una parte dell’acqua che consumiamo ogni giorno. Una quantità molto più grande è nascosta negli oggetti e negli alimenti che acquistiamo: è l’acqua utilizzata per produrli, trasformarli, trasportarli e portarli fino a noi.
Si chiama impronta idrica e permette di misurare il consumo complessivo di acqua legato a uno stile di vita. È un modo diverso per capire quanto le nostre scelte quotidiane possano incidere sulle risorse del pianeta.
L’acqua nascosta nel cibo
Una delle voci più importanti è quella legata all’alimentazione. Per arrivare sulla nostra tavola, un alimento ha bisogno di acqua durante diverse fasi della sua produzione: dalla coltivazione dei vegetali all’allevamento degli animali, fino alla trasformazione industriale.
Non significa che ogni alimento debba essere eliminato o che esista una dieta completamente priva di impatto. Significa piuttosto che scegliere prodotti stagionali, ridurre gli sprechi alimentari e variare la propria alimentazione può contribuire a diminuire la pressione sulle risorse idriche.
Anche buttare il cibo significa, indirettamente, sprecare tutta l’acqua utilizzata per produrlo. Quando un alimento finisce nella spazzatura, infatti, non viene perso soltanto il prodotto: vengono sprecate anche le risorse impiegate lungo tutta la sua filiera.
Anche vestiti e oggetti consumano acqua
L’acqua è nascosta anche nel nostro guardaroba. La coltivazione delle fibre naturali, la produzione dei tessuti, le operazioni di tintura e i diversi trattamenti industriali possono richiedere quantità significative di risorsa idrica.
Il problema diventa particolarmente evidente quando acquistiamo capi che utilizziamo poche volte e sostituiamo rapidamente. Allungare la vita dei vestiti, comprare meno e scegliere capi realmente necessari significa quindi ridurre anche l’acqua indirettamente associata alla loro produzione.
Lo stesso principio vale per molti altri prodotti: dagli alimenti agli apparecchi elettronici, dagli arredi alla carta. Dietro ogni oggetto esiste una filiera e, in molti casi, anche un consumo d’acqua che non vediamo.
Non tutta l’acqua consumata è uguale
L’impronta idrica comprende diverse componenti. C’è l’acqua utilizzata direttamente, per esempio per bere, lavarsi o cucinare, ma anche quella impiegata lungo le filiere produttive.
Esiste inoltre una differenza importante tra il luogo in cui l’acqua viene utilizzata e quello in cui viene consumato il prodotto. Un bene può essere prodotto in una zona sottoposta a forte stress idrico e consumato dall’altra parte del mondo. Per questo guardare soltanto alla quantità d’acqua che utilizziamo in casa non racconta tutta la storia.
Risparmiare acqua significa anche cambiare abitudini
Ridurre il consumo idrico non significa vivere rinunciando alle proprie comodità. Significa soprattutto imparare a riconoscere gli sprechi invisibili.
Riparare una perdita, usare l’acqua con maggiore attenzione, evitare di sprecare cibo, preferire prodotti durevoli e non acquistare continuamente ciò che non serve sono tutte azioni che possono avere un effetto sulla quantità di risorse necessarie per sostenere il nostro stile di vita.
L’acqua, infatti, non è soltanto quella che vediamo scorrere dal rubinetto. È presente dietro ogni campo coltivato, ogni alimento, ogni tessuto e moltissimi degli oggetti che utilizziamo. Imparare a vedere questa acqua nascosta è il primo passo per capire quanto sia preziosa e perché proteggerla richieda molto più che semplicemente chiudere il rubinetto.