L’acqua piovana come risorsa: come raccoglierla e riutilizzarla in casa

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

L’acqua piovana come risorsa: come raccoglierla e riutilizzarla in casa

L’acqua piovana può diventare una risorsa preziosa per ridurre il consumo di acqua potabile nelle attività quotidiane. Raccoglierla e conservarla permette infatti di recuperare una parte dell’acqua che normalmente finirebbe direttamente nelle fognature, destinandola ad alcuni utilizzi domestici e soprattutto alla cura di giardini, orti e piante.

I sistemi di recupero possono essere molto semplici oppure più strutturati, a seconda degli spazi disponibili e delle esigenze dell’abitazione. In generale, l’acqua viene intercettata dalle superfici di raccolta, convogliata attraverso grondaie e tubazioni e quindi immagazzinata all’interno di un serbatoio. ENEA indica la raccolta dell’acqua piovana tra le strategie utili per ridurre gli sprechi e diversificare le fonti utilizzate per le attività non potabili.

Dalla grondaia alla cisterna

Il principio è semplice: l’acqua che cade sul tetto viene raccolta attraverso le grondaie e indirizzata verso un contenitore. Prima di arrivare al serbatoio può essere previsto un sistema di filtraggio capace di trattenere foglie, piccoli detriti e altre impurità.

La dimensione della cisterna deve essere valutata in rapporto alla superficie disponibile per la raccolta, alla quantità di precipitazioni e agli effettivi consumi. Un impianto ben progettato consente di accumulare l’acqua durante i periodi piovosi e utilizzarla successivamente quando le precipitazioni diminuiscono.

L’acqua recuperata può essere destinata, ad esempio, all’irrigazione di piante e orti, al lavaggio di superfici esterne o, attraverso impianti progettati appositamente, ad alcuni usi domestici non potabili. ENEA sottolinea proprio la possibilità di utilizzare l’acqua piovana per irrigazione e altri impieghi che non richiedono acqua potabile.

Meno acqua potabile e meno sprechi

Uno dei principali vantaggi della raccolta è la possibilità di evitare di utilizzare acqua potabile per attività che non ne hanno bisogno. Il risparmio può diventare particolarmente interessante nelle abitazioni dotate di giardino, terrazzo o piccolo orto, dove l’irrigazione rappresenta una delle esigenze ricorrenti durante i mesi più caldi.

Il recupero dell’acqua piovana può inoltre contribuire a rallentare il deflusso delle precipitazioni verso la rete di drenaggio. I sistemi di accumulo funzionano infatti come piccoli serbatoi che trattengono temporaneamente una parte dell’acqua, riducendone il rapido afflusso durante gli eventi piovosi.

La stessa logica può essere applicata anche a livello urbano: soluzioni per il recupero e il riuso delle acque meteoriche sono oggi sperimentate nell’ambito di progetti dedicati all’economia circolare e alla gestione sostenibile della risorsa idrica.

È importante, però, distinguere sempre l’acqua potabile da quella raccolta dalla pioggia. Quest’ultima non deve essere considerata automaticamente adatta al consumo umano. Per utilizzarla negli impianti domestici destinati agli usi non potabili servono sistemi adeguati e una progettazione corretta, evitando collegamenti impropri con la rete dell’acqua potabile.

Recuperare la pioggia significa quindi trasformare una risorsa spesso dispersa in una riserva utile, riducendo gli sprechi e favorendo una gestione più consapevole dell’acqua, soprattutto in un periodo in cui siccità e disponibilità irregolare delle risorse idriche rendono sempre più importante consumare meno e riutilizzare meglio.

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