Latino nel primo ciclo: possibili novità da settembre tra incertezze e polemiche.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Latino nel primo ciclo: possibili novità da settembre tra incertezze e polemiche.

Il futuro insegnamento del latino nella scuola secondaria di primo grado

Con l’avvio del prossimo anno scolastico, si prospetta l’introduzione dell’insegnamento del latino, disciplina definita dalle Nuove Indicazioni per il primo ciclo. È fondamentale chiarire alcuni dettagli rilevanti.

Il regolamento adottato con il decreto di dicembre e divulgato tramite Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio specifica che “l’insegnamento del latino per l’educazione linguistica (LEL) può essere avviato, in via di prima applicazione, a partire dalle classi seconde e terze nel 2026/2027.” Questa introduzione avverrà grazie agli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa, in attesa dell’integrazione completa del quadro orario settimanale e annuale della scuola secondaria di primo grado.

Le stesse Indicazioni chiariscono che questo insegnamento sarà opzionale e curricolare. Ciò significa che non ci sarà alcun obbligo per le scuole di integrare il latino (o LEL) nei propri programmi didattici. Inoltre, non tutte le scuole potrebbero avere a disposizione insegnanti qualificati per questa materia. Ma queste non sono le uniche problematiche da considerare.

Le sfide dell’insegnamento del latino

Va infatti notato che dedicare solo una o due ore settimanali di latino rende estremamente difficile raggiungere gli obiettivi previsti dalle nuove indicazioni ministeriali. Queste ultime aspirano a una comprensione approfondita della “funzione del latino nella produzione di testi e documenti con valenza storico-letteraria-giuridica, nonché nel patrimonio culturale nazionale (artistico, archeologico, epigrafico, museale).” Per raggiungere tali obiettivi, un approccio superficialmente strutturato potrebbe risultare non sufficiente.

Ulteriori obiettivi delineati dalle Indicazioni includono la capacità di riconoscere le forme verbali più semplici (come il modo indicativo, infinito e imperativo) e l’orientamento nella sintassi della frase semplice, attingendo a esempi delle prime due declinazioni latine. Queste attività richiedono tempo e approfodimento, elementi che rischiano di mancare in un contesto di poche ore di lezione settimanali.

Chi ha anche solo qualche nozione di latino sa che le prime due declinazioni (come “rosa, rosae” e “lupus, lupi”) non forniscono una base solida per una comprensione significativa della lingua. Addirittura, un giovane studente di latino potrebbe trovarsi in difficoltà anche nel decifrare un acronimo ben noto come SPQR. Nella frase “Senatus populusque romanus” sono presenti termini della quarta declinazione (come “senatus”) e congiunzioni che meritano un approfondimento, ma che rischiano di essere trascurati in un insegnamento limitato.

Inoltre, i testi di Fedro, come la famosa favola del lupo e dell’agnello, potrebbero rivelarsi ostici anche dopo un biennio di studio. La citazione “Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi” (Allo stesso ruscello un lupo e un agnello erano venuti, spinti dalla sete) evidenzia complessità che vanno oltre la semplice traduzione. Fondamentale, dunque, è una riflessione su quanto sia utile un insegnamento che, pur esserci, potrebbe risultare incompleto.

Riflessioni sul curricolo scolastico

Un’altra questione importante da sollevare riguarda l’utilità di studiare la lingua di Cesare e Cicerone per gli studenti che, al termine delle scuole medie, si recheranno in istituti professionali o tecnici. Non sarebbe più opportuno destinare quelle ore a un approfondimento dell’italiano o della storia, magari dando spazio anche a eventi significativi del ‘900? La sopravvivenza di conoscenze linguistiche, spesso oscure, potrebbe non rappresentare un valore aggiunto per il futuro professionale di molti giovani.

Queste domande sono particolarmente rilevanti nel contesto di un’educazione moderna e adeguata alle sfide contemporanee. La necessità di formare cittadini consapevoli e competenti dovrebbe prevalere su scelte didattiche che alla lunga rischiano di risultare inefficaci. È quindi cruciale mantenere un dibattito aperto su questo tema e soppesare attentamente le scelte didattiche future.

Risulta evidente che l’insegnamento del latino presenta opportunità, ma anche sfide significative che richiedono una corretta analisi e pianificazione. Le fonti ufficiali, come il Ministero dell’Istruzione, sottolineano l’importanza di una riflessione critica sul curricolo scolastico, affermando che ogni decisione deve mirare a migliorare l’efficacia educativa e la preparazione dei ragazzi per il futuro.

Fonti ufficiali: Ministero dell’Istruzione, Gazzetta Ufficiale.

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