L’autonomia scolastica si trasforma durante la tragedia delle Torri Gemelle: intervista a Massimo Nutini e Raffaele Iosa.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

L’autonomia scolastica si trasforma durante la tragedia delle Torri Gemelle: intervista a Massimo Nutini e Raffaele Iosa.

La telefonata che ha cambiato tutto: l’inizio di una collaborazione lunga vent’anni

Sono trascorsi venticinque anni dall’11 settembre 2001, una data che ha segnato dolorosamente l’immaginario collettivo a livello globale. In mezzo a quel caos e sgomento generale, Massimo Nutini compiva una telefonata che avrebbe cambiato il corso della sua vita e della scuola italiana. Mentre il mondo osservava incredulo il crollo delle Torri Gemelle, Nutini chiamava Raffaele Iosa, appena uscito dal Ministero dell’Istruzione. Quella telefonata avrebbe dato il via a una collaborazione destinata a durare più di vent’anni e a una profonda amicizia che avrebbe lasciato un segno indelebile nell’ambito educativo del nostro paese.

Il significato dell’Autonomia Scolastica: una visione innovativa

L’autonomia scolastica è stata uno dei temi centrali su cui Massimo Nutini e Raffaele Iosa hanno lavorato con passione e determinazione. Per loro, l’autonomia non era semplicemente una delega amministrativa o un compito burocratico da svolgere. Era molto di più. Raffaele Iosa, uno dei principali artefici del Regolamento dell’Autonomia del 1999, concepiva la scuola autonoma come un “cuneo etico e civile”, un ente locale con una missione nazionale. Questa visione andava ben oltre l’idea di una scuola-azienda, ponendo al centro l’importanza delle relazioni, della partecipazione della comunità e della costruzione di risposte educative adatte alle esigenze del territorio e degli studenti.

Il lascito di Raffaele Iosa: un invito a continuare a discutere e a progettare

A pochi mesi dalla scomparsa di Raffaele Iosa, il suo contributo e la sua eredità continuano a risuonare con forza nell’ambito educativo italiano. Raffaele ci ha insegnato che l’autonomia scolastica è una responsabilità, un atto quotidiano di coraggio pedagogico e di creatività. La sua visione di una scuola come “neo-piazza”, luogo di incontri autentici, democrazia e costruzione di significati, rimane estremamente attuale e stimolante. Ricordare Raffaele significa non solo commemorare il suo impegno e la sua passione, ma anche continuare il confronto e la riflessione su quale scuola vogliamo per il futuro.

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

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