Le acque dello Sri Lanka sotto controllo dopo il naufragio di una nave da guerra iraniana.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Le acque dello Sri Lanka sotto controllo dopo il naufragio di una nave da guerra iraniana.

Affondamento della fregata IRIS Dena: un evento drammatico

Il 4 marzo, la fregata iraniana IRIS Dena è affondata a circa 40-50 miglia nautiche dalla costa meridionale di Galle, una rotta marittima strategica in Sri Lanka. Secondo la Marina di Sri Lanka, a bordo della nave si trovavano inizialmente almeno 180 persone, tutte in fase di ritorno dall’International Fleet Review 2026, un’esercitazione navale tenutasi a Visakhapatnam, India. La situazione è diventata critica quando la nave ha emesso un segnale di soccorso.

Recupero dei corpi e stato attuale

Almeno 90 corpi sono stati recuperati dai resti della nave, mentre i soccorritori hanno avvistato macchie di olio e zattere di salvataggio. Non sono stati segnalati al momento sversamenti di petrolio. Gli esperti marittimi affermano che Sri Lanka ha l’opportunità di avanzare una richiesta di danni ambientali a seguito dell’affondamento della fregata.

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha confermato che un sottomarino statunitense ha affondato la fregata in acque internazionali, definendolo un evento senza precedenti dal secondo conflitto mondiale.

Monitoraggio della situazione ambientale

La situazione è particolarmente preoccupante per Sri Lanka, un’isola l’Indian Ocean, dove l’impatto ambientale è un aspetto fondamentale da considerare. Buddhika Sampath, portavoce della Marina di Sri Lanka, ha dichiarato che i soccorritori sono stati inviati subito dopo la ricezione della chiamata di soccorso. Fino a questo momento, non è stato registrato alcuno sversamento di petrolio, e tutte le 90 vittime recuperate sono state inviate al Galle National Hospital.

Le autorità, come l’Autorità per la Protezione dell’Ambiente Marino (MEPA), stanno monitorando attentamente la situazione per stabilire eventuali danni. “Siamo pronti a rispondere rapidamente nel caso venga confermato uno sversamento di petrolio,” ha affermato Samantha Gunasekara, presidente della MEPA.

Dalle esperienze passate, come i disastri della MT New Diamond nel settembre 2020 e della MV X-Press Pearl nel maggio 2021, Sri Lanka ha imparato l’importanza di agire prontamente in caso di emergenze marittime. Dan Malika Gunasekara, esperto in diritto marittimo, ha sottolineato l’importanza di comprendere la situazione attuale e di adottare misure preventive per evitare danni all’ambiente marino.

Gli obblighi internazionali e le opportunità legali

Sri Lanka è firmatario della Convenzione Internazionale sul Soccorso Marittimo del 1979, il che impone agli stati l’obbligo di assistere le persone in difficoltà in mare. Gunasekara ha spiegato che, nel caso di minacce per l’ambiente marino, lo stato ha il diritto di intervenire per minimizzare l’inquinamento marino. Poiché l’incidente è avvenuto entro la zona economica esclusiva di Sri Lanka, il paese ha l’autorità per controllare e ridurre l’inquinamento marino.

“Se i bunker della fregata sono compromessi, dobbiamo agire prontamente per prevenire eventuali sversamenti. Se si verifica una macchia di petrolio sulla superficie, dobbiamo allestire boe per raccogliere il petrolio ed evitare che si diffonda,” ha affermato Gunasekara.

Le ricadute legali di questa situazione sono ancora da valutare. Ravindranath Dabare, avvocato senior e direttore del Centro per la Giustizia Ambientale, ha sottolineato come le responsabilità debbano essere attribuite a chi ha causato danni intenzionali. Qualora i danni ambientali venissero confermati, Sri Lanka potrebbe avere diritto a richiedere un risarcimento al governo statunitense che ha ordinato l’attacco.

“In un contesto di guerra, la situazione richiede che il governo valuti attentamente le conseguenze prima di fare una richiesta di risarcimento,” ha dichiarato Dabare.

Tentativo di risarcimento

Ali Sabry, avvocato senior e ex ministro degli Affari Esteri, ha affermato che il governo di Sri Lanka ha gestito bene le operazioni di ricerca e soccorso. Sabry ha sottolineato l’importanza di garantire la sicurezza in mare e il passaggio innocuo di navi e equipaggi, citando il diritto internazionale.

“È un momento triste perché nel 1971, l’allora primo ministro Sirimavo Bandaranaike propose di dichiarare l’Oceano Indiano e lo spazio aereo sopra come Zona di Pace. Ciò che è successo il 4 marzo viola direttamente quella risoluzione,” ha detto Sabry. La richiesta di risarcimento per danni ambientali dovrebbe essere presentata tenendo conto delle parti responsabili.

Gunasekara ha osservato che, a differenza delle navi mercantili, la IRIS Dena è una nave militare. La presentazione di qualsiasi richiesta deve essere gestita diplomaticamente. Se nessuno si assume la responsabilità, il ricorso a vie legali internazionali potrebbe diventare necessario per ottenere i giusti risarcimenti.

Le autorità di Sri Lanka stanno dunque valutando il da farsi, considerando che la situazione rappresenta anche un testo di forza per la tutela dell’ambiente marino. La questione del rispetto e della protezione delle acque intorno a Sri Lanka è più che mai attuale, e l’isola deve affrontare le sfide che si presentano con determinazione e strategia.

Fonti:

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