Le ONG hanno chiesto regole per OpenAI, poi sono arrivate le citazioni in giudizio.
Pubblicato il da Redazione - Tecnologia
Le Incredibili Sotto-inchieste di OpenAI
Il 19 agosto alle 19:07, Tyler Johnston ricevette un messaggio dal suo coinquilino. Un uomo stava bussando alla loro porta, armato di documenti legali da consegnare.
Johnston è il fondatore e unico dipendente di The Midas Project, un’organizzazione no-profit che si impegna a monitorare le pratiche delle aziende tecnologiche per garantire trasparenza, privacy e standard etici. Recentemente, The Midas Project ha pubblicato “The OpenAI Files”, un rapporto di 50 pagine che analizza il passaggio di OpenAI da un ente no-profit a un nome commerciale di successo. Ha anche organizzato una lettera aperta a OpenAI per chiedere maggiore trasparenza riguardo al suo passaggio a una struttura profittevole, raccogliendo oltre 10.000 firme. A sorpresa, OpenAI ha risposto con un colpo di coda.
Le Sotto-inchieste e le Preoccupazioni Etiche
Mentre si trovava in viaggio in California, Johnston scoprì che OpenAI aveva ingaggiato un’agenzia legale chiamata Smoking Gun Investigations, LLC. Questa ha recapitato via email due subpoena di 15 pagine: uno a The Midas Project e uno a Johnston in persona. I documenti insinuavano che The Midas Project fosse in qualche modo legato a Elon Musk, il rivale di lunga data di OpenAI, coinvolgendo l’associazione in una battaglia legale tra i due.
Nonostante la situazione fosse complessa, Johnston non si mostrò sorpreso dall’interesse legale di OpenAI. Tuttavia, rimase scioccato dall’ampiezza “egregia” dei subpoena. OpenAI non si limitava a chiedere informazioni su un presunto finanziamento da parte di Musk, ma richiedeva un resoconto dettagliato di tutte le fonti di finanziamento, fino a quando e quanto ciascun donatore avesse contribuito. Inoltre, voleva che il nonprofit fornisse documenti e comunicazioni riguardanti la governance e la struttura di OpenAI.
Johnston dichiarò: “Non mi avrebbe disturbato se avessero chiesto se fossimo finanziati da Musk. Ma avrebbero potuto consultare il nostro modulo 990 e vedere che nel corso dell’anno avevamo guadagnato meno di 75.000 dollari. Se Musk ci finanziasse, dovrebbe essere molto parsimonioso.”
Recentemente, OpenAI ha inviato subpoenas a un’ampia gamma di organizzazioni no-profit che hanno criticato la sua controversa ristrutturazione for-profit. Queste richieste legali sembrano più una campagna di intimidazione, secondo esperti legali e destinatari. In un momento in cui le aziende di intelligenza artificiale stanno guadagnando potere e capitali senza precedenti, i subpoena sollevano interrogativi sulla continua deriva di OpenAI dalle sue origini no-profit.
L’avvocato James Grimmelmann, professore di diritto alla Cornell, ha affermato che è “molto difficile” vedere come le informazioni chiederebbero sui possibili finanziamenti di Musk a organizzazioni no-profit possano essere rilevanti per il caso, considerando che i legami sono puramente speculativi. Grimmelmann ha avvertito che “queste richieste saranno intimidatorie in termini di consegnare così tante informazioni a una compagnia così potente”, generando costi legali significativi.
D’altra parte, Nathan Calvin, legale di Encode, ha ricevuto anche lui un subpoena. Ricorda la scena in cui, durante cena, un vice sceriffo lo ha avvisato. Anche se Encode ha potuto avvalersi di assistenza legale pro bono, Calvin si è preoccupato per la richiesta di obtener documenti relativi alla legislazione SB 53, che OpenAI aveva combattuto. “Cosa potrebbe guadagnare OpenAI nell’imparare come abbiamo fatto lobbying per questa legge?”
I documenti richiesti dai subpoena spesso sembrano essere vaghi e vasti, portando diversi no-profit a costruire una montagna di costi legali per rispondere. Solo la Future of Life Institute ha confermato che, oltre a Johnston, anche suoi membri hanno ricevuto queste richieste.
Per diverse organizzazioni, le sottoscrizioni di OpenAI sono state percepite come una “fishing expedition”, ovvero una ricerca disperata di informazioni strategiche. Sacha Haworth, direttore esecutivo del Tech Oversight Project, ha commentato: “OpenAI avrebbe potuto differenziare se stesso dagli altri colossi tecnologici, ma sembra seguire lo stesso copione”.
Il presidente della Future of Life Institute, Max Tegmark, ha dichiarato che la loro missione resta quella di guidare l’IA verso esiti beneficiali per l’umanità, nonostante le pressioni legali. Recentemente, Judith Bell, chief impact officer della San Francisco Foundation, ha segnalato che la loro sotto-inchiesta è risultata “eccessiva”, con richieste di informazioni riguardanti qualsiasi cosa collegata a OpenAI.
In effetti, alla base di tutto questo vi è il noto conflitto tra OpenAI ed Elon Musk, che ha aperto un dibattito acceso sui limiti dell’influenza di potere business nella sfera no-profit.
Le sottoscrizioni sembrano camuffare una verità più profonda e complessa: come le aziende emergenti stiano affrontando l’equilibrio tra profitto e responsabilità sociale, e quale sia il destino delle organizzazioni no-profit in questo contesto. La questione rimane aperta sulla vera natura delle intenzioni di OpenAI e sull’effettivo impatto delle sue strategie legali.
Fonti:
Non perderti tutte le notizie di tecnologia su Blog.it