Leaving Las Vegas: il film di Mike Figgis che regalò a Nicolas Cage l’Oscar
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Il 27 ottobre 1995 arrivava nelle sale americane, con una distribuzione inizialmente limitata, Leaving Las Vegas, il dramma diretto da Mike Figgis e interpretato da Nicolas Cage ed Elisabeth Shue. Il film aveva già avuto la sua première al Toronto International Film Festival il 15 settembre dello stesso anno, ma sarebbe stato il passaparola a trasformarlo progressivamente in uno dei titoli più discussi della stagione cinematografica.
Al centro della storia c’è Ben Sanderson, uno sceneggiatore di Hollywood ormai travolto dall’alcolismo che decide di trasferirsi a Las Vegas con un obiettivo preciso: bere fino alla morte. Nella città incontra Sera, una prostituta interpretata da Elisabeth Shue, e tra i due nasce un rapporto fragile, doloroso e profondamente umano. Non è una storia d’amore convenzionale, ma l’incontro tra due persone che scelgono di non chiedere all’altra di diventare diversa.
Tratto dal romanzo semi-autobiografico del 1990 di John O’Brien, Leaving Las Vegas fu realizzato con un budget molto contenuto e girato in soli 28 giorni. La scelta di Figgis di utilizzare la pellicola Super 16 mm contribuì all’aspetto intimo e quasi documentaristico del film. Al centro di tutto, però, rimase la performance di Cage, destinata a diventare uno dei momenti più importanti della sua carriera.
Un film nato da una storia estrema
Mike Figgis arrivò al progetto dopo aver letto il romanzo di John O’Brien e ne rimase immediatamente colpito. Il regista scrisse una prima versione della sceneggiatura in meno di una settimana, decidendo di affrontare la storia senza trasformarla in un tradizionale racconto di redenzione.
Ben non parte per Las Vegas nella speranza di essere salvato. Al contrario, ha già deciso quale sarà la conclusione della propria esistenza. Il viaggio diventa così una sorta di conto alla rovescia, nel quale ogni incontro assume un significato diverso proprio perché il protagonista ha rinunciato all’idea di tornare indietro.
È questa prospettiva a rendere il film particolarmente distante dai melodrammi convenzionali. Figgis non costruisce una parabola sulla possibilità di guarire, ma osserva due solitudini che finiscono per incontrarsi in una città costruita intorno all’eccesso.
Nicolas Cage è Ben Sanderson
Per interpretare Ben, Nicolas Cage scelse di affrontare il personaggio attraverso una preparazione particolarmente intensa. L’attore incontrò persone che avevano vissuto problemi con l’alcol e studiò anche gli effetti fisici della dipendenza, cercando di rendere il comportamento del protagonista il più credibile possibile.
Il risultato è una prova lontana dai ruoli più eccentrici che Cage aveva già interpretato in precedenza. Ben è fragile, imprevedibile, spesso sgradevole, ma allo stesso tempo capace di suscitare una forma di compassione che impedisce allo spettatore di ridurlo semplicemente alla sua dipendenza.
La performance avrebbe cambiato anche la percezione dell’attore a Hollywood. Cage ottenne il Golden Globe come miglior attore in un film drammatico e, pochi mesi dopo, conquistò anche l’Academy Award.
Elisabeth Shue e il personaggio di Sera
Accanto a Cage c’è Elisabeth Shue nel ruolo di Sera, una prostituta di Las Vegas che vive una condizione di solitudine e vulnerabilità molto diversa da quella di Ben. Il rapporto tra i due nasce senza le premesse tipiche di una relazione sentimentale tradizionale.
Figgis aveva già incontrato Shue in occasione di un precedente progetto e pensò immediatamente a lei per il ruolo. Anche l’attrice svolse una propria ricerca sul personaggio, parlando con alcune prostitute di Las Vegas per comprendere meglio il loro ambiente e la loro esperienza.
La sua interpretazione fu altrettanto importante nel successo del film. Shue ricevette una nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista, mentre la sua Sera diventò il contrappunto emotivo alla discesa di Ben.
Las Vegas lontana dalla cartolina
La città rappresentata da Figgis non è soltanto quella delle luci, dei casinò e dell’intrattenimento. Las Vegas diventa quasi un personaggio del film: un luogo nel quale l’eccesso sembra normale e nel quale anche l’autodistruzione può confondersi con la quotidianità.
La scelta delle location reali contribuisce a questa sensazione. Il film fu girato direttamente a Las Vegas e sfruttò la città non come semplice sfondo spettacolare, ma come ambiente nel quale Ben può portare avanti il proprio progetto senza essere costretto a confrontarsi continuamente con il mondo che ha lasciato a Los Angeles.
Il contrasto tra le insegne luminose della città e la condizione interiore dei protagonisti diventa così uno degli elementi visivi più riconoscibili del film.
Una storia d’amore fuori dagli schemi
Ben e Sera stabiliscono fin dall’inizio una sorta di patto. Lei non gli chiederà di smettere di bere e lui non interferirà con la sua vita. È una premessa che sembra escludere qualsiasi possibilità di futuro, ma proprio all’interno di questo accordo nasce una relazione inattesa.
Il sentimento tra i due non cancella le loro difficoltà e non offre una soluzione semplice. Leaving Las Vegas evita deliberatamente il meccanismo narrativo secondo cui l’amore sarebbe sufficiente a guarire una persona.
La loro relazione diventa invece uno spazio temporaneo di vicinanza. Per un breve periodo, due persone che hanno imparato a vivere ai margini riescono a riconoscersi e a condividere qualcosa.
Il lavoro di Mike Figgis
Figgis scrisse e diresse il film, occupandosi anche della musica insieme ad Anthony Marinelli. Il suo approccio privilegia l’atmosfera, gli spazi e i silenzi tanto quanto i dialoghi, evitando di trasformare la vicenda in un racconto spettacolare sulla dipendenza.
La lavorazione fu sorprendentemente rapida: 28 giorni di riprese e un budget di circa quattro milioni di dollari. In un sistema cinematografico abituato a produzioni molto più costose, il progetto aveva quindi caratteristiche quasi indipendenti.
Questa dimensione produttiva contribuì anche alla libertà con cui Figgis poté raccontare una storia così cupa, lasciando che fossero soprattutto gli attori e l’ambiente a determinare il ritmo del film.
Il debutto e la distribuzione nelle sale
Leaving Las Vegas fu presentato al Toronto International Film Festival il 15 settembre 1995. La distribuzione cinematografica americana cominciò invece il 27 ottobre, inizialmente in un numero limitato di sale.
Il film non partì quindi come un blockbuster. La sua diffusione crebbe progressivamente grazie all’accoglienza della critica e ai numerosi riconoscimenti ottenuti durante la stagione dei premi.
Dopo le nomination agli Oscar, la distribuzione venne ampliata e il film arrivò nelle sale americane in maniera molto più estesa nel febbraio 1996.
Quattro nomination agli Oscar
Alla 68ª edizione degli Academy Awards, dedicata ai film usciti nel 1995, Leaving Las Vegas ottenne quattro nomination: miglior attore per Nicolas Cage, miglior attrice per Elisabeth Shue, miglior regia per Mike Figgis e miglior sceneggiatura non originale per Figgis.
Era una presenza significativa per un film realizzato con mezzi relativamente ridotti e costruito attorno a una storia difficile, priva dei tradizionali meccanismi del cinema di grande pubblico.
La candidatura di Cage avrebbe però avuto un esito particolare: l’attore non si limitò a essere nominato, ma conquistò effettivamente la statuetta.
Nicolas Cage conquista l’Oscar
Il 25 marzo 1996, durante la 68ª cerimonia degli Academy Awards, Nicolas Cage vinse l’Oscar come miglior attore protagonista per Leaving Las Vegas. Fu la prima vittoria agli Academy Awards della sua carriera.
La vittoria arrivò per l’interpretazione di Ben Sanderson e rappresentò il riconoscimento più importante di una stagione di premi particolarmente favorevole al film e al suo protagonista.
Anche l’Academy ha ricordato Cage tra i vincitori della serata insieme a Susan Sarandon, Kevin Spacey e Mira Sorvino: tutti e quattro conquistarono il loro primo Oscar proprio in quell’edizione.
Un successo costruito lentamente
Nonostante le dimensioni contenute della produzione, Leaving Las Vegas riuscì a trasformarsi in un successo commerciale. Il film superò ampiamente il proprio budget e raggiunse circa 49,8 milioni di dollari di incassi secondo i dati riportati dalle fonti storiche sul film.
Ma il suo impatto non dipese soltanto dai numeri. Le nomination agli Oscar, i premi della critica e l’attenzione concentrata sulle interpretazioni di Cage e Shue contribuirono a portare il film oltre la dimensione del piccolo dramma indipendente.
La storia dimostrò anche che un film costruito attorno a personaggi difficili e a temi dolorosi poteva trovare un pubblico molto più ampio senza dover trasformare necessariamente la propria storia in un racconto rassicurante.
Il lascito di Leaving Las Vegas
A distanza di anni, Leaving Las Vegas rimane uno dei film più importanti della carriera di Nicolas Cage e uno dei lavori più riconoscibili di Mike Figgis. La sua forza risiede soprattutto nel modo in cui evita di semplificare la relazione tra Ben e Sera.
Il film non promette una redenzione e non trasforma la sofferenza in un semplice espediente narrativo. Racconta invece un incontro destinato a durare poco, ma abbastanza da modificare il modo in cui due persone guardano alla propria solitudine.
Ed è proprio questa scelta a rendere ancora oggi Leaving Las Vegas un film difficile da dimenticare: una storia d’amore atipica, un ritratto umano doloroso e il film che consegnò a Nicolas Cage uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera.