Levante difende Delia: “Polemica ingiusta, il partigiano è intoccabile”
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - Gossip
La settimana scorsa Delia è stata protagonista di un acceso dibattito a seguito della sua scelta artistica al Concertone del Primo Maggio. Durante l’esibizione della celebre canzone “Bella Ciao”, la cantante ha modificato il testo sostituendo la parola “partigiano” con “essere umano”. Secondo le sue dichiarazioni, questo cambio sarebbe stato pensato per estendere il messaggio a un pubblico più ampio e universale: “Ho voluto allargare questo messaggio al mondo“, ha detto a caldo, cercando così di abbracciare chiunque si senta parte di una sofferenza condivisa.
Questa decisione, però, ha scatenato una vasta polemica che non si è attenuata con il passare dei giorni. Delia ha quindi deciso di chiarire la propria posizione sui social network, ribadendo il significato della scelta: “Il partigiano era un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. Essere umano invece rappresenta i civili che vengono uccisi dalle bombe mentre cenano a casa o dormono con i propri figli”. Ma queste spiegazioni hanno finito per alimentare ulteriormente la confusione e il dibattito intorno alla canzone simbolo della resistenza italiana.
Levante prende posizione sulla polemica
Tra le voci più ascoltate che si sono espresse, spicca quella di Levante, cantante e songwriter che ha collaborato con Delia e Serena Brancale nel progetto estivo “Al mio paese”. Intervistata dall’agenzia di stampa Dire, Levante ha espresso un punto di vista chiaro: “La polemica è giustificata, nel senso che il brano, quel brano, non va toccato. Qualcuno ha parlato di iconoclastia. Credo che in qualche modo si possa essere d’accordo. Sono certa che Delia lo abbia fatto con ingenuo e quindi sia stato un errore in buona fede, diciamo così. Però il Partigiano è il Partigiano. E non si tocca. Credo che comunque il messaggio le sia arrivato”.
Levante ha poi aggiunto una riflessione sulla reazione mediatica: “Quello che non amo è la gogna mediatica. Bisogna un po’ placare questi animi guerriglieri, perché tra l’altro siamo in un clima storico bellico terribile e non dobbiamo essere di certo noi ad alimentare questa sorta di odio. È bastato dirlo due, tre volte. Ripeterlo in continuazione può causare anche emotivamente uno stress che non si merita. Per quanto mi riguarda la parola Partigiano rimane Partigiano e assolutamente non si cambia con niente, perché il Partigiano è uno e va difeso”.
Altre opinioni: da Nino D’Angelo a Shade
Delia, dal canto suo, ha parlato apertamente di un “periodo delicato”, esprimendo un certo disagio nel vedere tanta tensione intorno alla vicenda. Ma Levante non è stata l’unica artista a commentare la questione. Nino D’Angelo, intervistato da La Stampa, ha ribadito l’importanza della parola “partigiano”: “Delia ha tolto la parola più bella, quella che dà senso a Bella Ciao: le canzoni non si riscrivono”. Una posizione ferma condivisa anche da Shade, che ha espresso il proprio pensiero con un post Instagram che ha assunto la forma di una vera e propria “lezione di storia”.
Shade ha scritto: “Questo non è un dissing, è una lezione di storia, come a scuola quando suonava l’ora. Non è mai divisivo pronunciare quella parola, a meno che tu non sia un fascio o una con poca memoria. Sai che a dire essere umano si fa presto, in un mondo dove pure l’oppresso diventa ossessore. Se dico partigiano, parlo chiaro, anche per questo, perché non c’è niente di umano in un bravo sionista, sii onesto. Lo so che eri in buona fede e che sbagliare in fondo è umano, come l’essere citato da te qualche giorno fa. Ma cantare al Primo Maggio Bella Ciao eliminando il suo significato più profondo è una cosa che non si fa. Sono riusciti a cantarla senza nemmeno sbagliarla, anche a La Casa di Carta, ti dico la verità. Se ritorni al tuo paese quando iniziano le ferie, è pure grazie al partigiano morto per la libertà”
L’eco della vicenda ha raggiunto anche esponenti politici e rappresentanti delle istituzioni, che non si sono fatti attendere nel difendere l’originalità e il valore storico del brano “Bella Ciao”. Marco Giusti, autore e critico musicale, ha dichiarato all’ANSA: “‘Bella Ciao’ è un inno della Resistenza italiana, modificare il testo significa rischiare di sminuire il sacrificio di chi ha lottato per la libertà. E sottolineo che il rispetto di ciò che rappresenta il testo originale non è un’imposizione, ma un dovere morale e culturale”.
La Federazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) ha pubblicato un comunicato ufficiale, disponibile sul loro sito istituzionale www.anpi.it, nel quale si legge: “La canzone Bella Ciao è patrimonio della memoria collettiva italiana e simbolo insostituibile di resistenza contro l’oppressione fascista e nazista. Ogni tentativo di modificare il testo originale non può essere interpretato come un gesto di inclusività, bensì come un’alterazione che ne modifica il significato storico e politico”.
La vicenda ha aperto un importante dibattito sul ruolo delle canzoni simbolo nella società contemporanea, invitando artisti, media e il pubblico a riflettere sul modo in cui si affrontano temi sensibili e storicamente carichi di significato. Balza all’occhio come “Bella Ciao” non sia solo un semplice canto, ma un’icona culturale e politica capace di unire e rappresentare un ideale di libertà ancora oggi vivissimo.
In questo clima teso, la richiesta che emerge dalle parole di diverse personalità è quella di rispettare la memoria storica senza alimentare divisioni e tensioni inutili, promuovendo invece un dialogo pacato e rispettoso nei confronti del passato e delle sue testimonianze artistiche.
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