L’incidente delle iene in Nepal svela il caos informativo online crescente.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Incertezza in Nepal: Le Iene e la Diffusione della Misinformazione
Il 8 novembre 2025, un’ondata di panico ha investito il municipio di Rangeli, nel Nepal orientale. Foto condivise sui social media sembravano mostrare un gruppo di iene maculate (Crocuta crocuta) che si avvicinava alla città provenendo dal confine tra India e Nepal. Queste immagini, rapidamente diffuse, hanno attirato l’attenzione dei media nazionali. In risposta, l’Ufficio Forestale Distrettuale ha inviato un team per catturare gli animali, ma nessuno è riuscito a confermare la loro presenza. “Non abbiamo trovato alcuna prova della loro presenza. Abbiamo successivamente accertato che l’informazione era falsa”, ha affermato Utsav Thapa, funzionario dell’ufficio forestale distrettuale. È emerso, infatti, che le iene presenti nelle foto non solo non erano native del Nepal, ma si trovano esclusivamente in Africa.
L’Impatto della Misinformazione
Questo episodio svela come la disinformazione online stia influenzando in modo crescente la percezione pubblica nel Nepal, specialmente nel settore della fauna selvatica e della conservazione. Rapporti ingannevoli come questo generano paura e confusione, influenzando negativamente le opinioni verso gli animali selvatici. “Persino i media mainstream pubblicano notizie non verificate, contribuendo alla diffusione di informazioni errate”, ha dichiarato Gobinda Pokharel, ricercatore e responsabile della conservazione presso il National Trust for Nature Conservation Nepal. “Questi eventi non solo provocano paura e confusione, ma alterano anche la percezione delle persone riguardo agli animali e alle loro abitudini, il che, a lungo termine, può compromettere gli sforzi di conservazione.”
Con l’aumento dell’uso di internet e smartphone, il Nepal assiste a una proliferazione di vari tipi di disinformazione, che spaziano dalle false segnalazioni di avvistamenti di animali selvatici a notizie distorte riguardanti manifestazioni. La crescita dell’accesso a internet è notevole: un censimento del 2021 ha rivelato che circa il 73% delle famiglie possedeva uno smartphone, rispetto al 65% di dieci anni prima.
Secondo l’indagine Social Media Users Survey 2021, condotta dal Center for Media Research Nepal, il 90% degli utenti dei social media ha dichiarato di aver incontrato disinformazione online, con Facebook come piattaforma principale per la diffusione di tali contenuti. Questo fenomeno ha acceso dibattiti accesi sulla regolamentazione e sull’educazione alla digital literacy.
La Necessità di Regole più Chiare
L’entità e l’impatto della disinformazione sono emersi chiaramente durante le recenti manifestazioni di protesta contro il governo, note come “proteste della Generazione Z”. In questi eventi, si sono diffuse informazioni errate sui social media e sui siti di notizie online, comprese affermazioni esagerate sulla violenza, video esteri mal attribuiti e distorsioni religiose. Questi eventi hanno messo in luce la crescente vulnerabilità del pubblico alla disinformazione.
Il portavoce del Press Council Nepal, Deepak Khanal, ha affermato che sono state presentate oltre 130 denunce riguardanti contenuti fuorvianti negli ultimi mesi, evidenziando la necessità di un monitoraggio più rigoroso dei media. “Stiamo lavorando per rafforzare il monitoraggio dei media locali e nazionali, coordinandoci con le autorità governative per affrontare la disinformazione sulle piattaforme digitali”, ha aggiunto.
Le opinioni su come affrontare la disinformazione rimangono divise. Alcuni leader d’opinione, come Ajay Bhadra Khanal, consigliere principale del governo provvisorio, sostengono che l’introduzione di leggi più severe non sia sufficiente per combattere la disinformazione. “Abbiamo bisogno di un approccio basato sull’educazione alla digital literacy”, ha sottolineato. In questo contesto, Ujjwal Acharya, ricercatore presso il Center for Media Research Nepal, ha aggiunto che le leggi da sole non risolveranno il problema. “Serve investire in una cultura di verifica dei fatti e in risorse per migliorare la consapevolezza”.
Tuttavia, molti funzionari, tra cui Thapa, ritengono che il Nepal necessiti di meccanismi legali più chiari. Attualmente, le segnalazioni riguardanti la disinformazione vengono inoltrate alla Cyber Bureau della Polizia nepalese, che si concentra su reati criminali, lasciando vuoti i casi non criminali che causano danni indiretti. È stato evidenziato che sebbene l’Electronic Transactions Act (ETA) preveda azioni contro la falsa informazione, mancherebbe una legislazione specifica che affronti la disinformazione sui vari media nazionali e sociali.
Il Futuro della Libertà di Espressione in Nepal
Mentre la popolazione di smartphone continua a crescere, è essenziale che ogni risposta legale o politica rispetti la libertà di stampa e la libertà di espressione. “In un’era di tecnologia avanzata, l’accesso alla disinformazione è diventato più semplice”, ha affermato Acharya. “Abbiamo bisogno di meccanismi più rigorosi che siano giusti e democratici”.
L’immagine virale delle iene maculate è solo un esempio dei pericoli collage di disinformazione. Monitorare e combattere la diffusione di contenuti falsi è diventato una priorità in Nepal, con l’obiettivo di ripristinare la fiducia del pubblico e proteggere i programmi di conservazione.
Fonti ufficiali:
- National Trust for Nature Conservation Nepal
- Center for Media Research Nepal
- Press Council Nepal
La sfida è quindi doppia: combattere la disinformazione e promuovere una cultura informata che valorizzi la verità e il rispetto nei confronti della fauna selvatica del Nepal.
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